Strage silenziosa, l'amianto uccide tremila italiani all'anno: non c'è più tempo da perdere

Messo al bando 26 anni fa, è ovunque. I sindacati chiedono la riforma del fondo per le vittime. La mappatura non è completa. L'unica soluzione è un extra-incentivo per la bonifica. Il picco dei casi di malattia asbesto-correlata è previsto entro il prossimo decennio

Una foto di inizio millennio: Sit-in all'esterno della Prefettura di Napoli dei lavoratori dell'Ansaldo e della Sofer che protestano per la vicenda delle indennita' in favore di chi ha lavorato a contatto con l'amianto che la nuova Finanziaria non riconosce piu'. Passano gli anni, i problemi restano gli stessi / ANSA

E' stato messo al bando 26 anni fa, ma causa ancora oggi tremila morti all'anno: sono i numeri della strage dell'amianto che ha indotto Cgil, Cisl e Uil a mobilitarsi e attuare questa mattina un presidio davanti alla sede del ministero dello Sviluppo economico. I sindacati chiedono risposte urgenti dal Governo nell'ambito della legge di bilancio, a partire dalla riapertura dei termini per la presentazione delle domande ai fini previdenziali.

Le tre confederazioni sollecitano anche la riforma del fondo per le vittime dell'amianto; la rivalutazione dell'assegno a favore delle vittime da 5.600 a 12mila euro; il riconoscimento da parte dell'Inail di tutte le malattie professionali; le risorse per le bonifiche, in primo luogo per gli istituti scolastici; e il finanziamento delle strutture sanitarie, la cura, i centri specialistici e la ricerca clinica per le terapie efficaci contro le malattie causate dalla fibra killer. Secondo Cgil, Cisl e Uil è necessario accelerare la bonifica per interrompere questa strage e garantire la giustizia previdenziale ai lavoratori esposti all'amianto, che hanno un'aspettativa di vita più bassa rispetto alla generalità dei lavoratori. 

L'amianto è un killer silenzioso. Garantire la giustizia previdenziale ai lavoratori esposti all'amianto che hanno un'aspettativa di vita più bassa rispetto alla generalità dei lavoratori, superando una frastagliata e contraddittoria legislazione, è un atto di civiltà. Nulla di più, nulla di meno. Bisogna dare certezza di un sistema sanitario di qualità, specialistico ed omogeneo sul territorio nazionale che si prenda cura delle persone malate a causa dell'amianto sia attraverso la sorveglianza sanitaria attiva che con la specializzazione di centri clinici di alto livello. Ma soprattutto bisogno tornare a parlare di amianto.

Amianto "ovunque"

C'è ancora tanto amianto in Italia. Le stime parlano di quasi 40 milioni di tonnellate di manufatti contenenti amianto diffusi sul territorio, 75.000 gli ettari contaminati, tra 1 e 2,5 miliardi di metri quadri di coperture in amianto su capannoni, strutture, edifici pubblici e privati. Delle 370mila strutture che contengono amianto - secondo un recente rapporto di Legambiente -  20.296 sono siti industriali (quasi il triplo rispetto all’indagine del 2015), 50.744 sono edifici pubblici (+10% rispetto al 2015) e 214.469 privati (+50%), 65.593 le coperture in cemento amianto (+95%) e 18.945 altra tipologia di siti (dieci volte di quanto censito nel 2015).

La legge 257 del 1992 che ha messo fuorilegge l'amianto è rimasta quasi ovunque solo sulla carta. A titolo di esempio, basti pensare che in Sicilia solo un comune su cinque (il 21,5%) si è dotato di un piano di smaltimento. I piani regionali amianto (PRA) che dovevano essere pubblicati entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge mancano ancor'oggi (o non sono stati completati adeguatamente) in alcune Regioni.

Lombardia, seimila casi mesotelioma tra 2000 e 2016

"I dati diffusi dal Registro mesoteliomi della Regione Lombardia rilevano 6.000 casi di mesotelioma pleurico verificatisi tra il 2000 e il 2016. Le previsioni parlano di 11.274 malati nel periodo 2000-2029, quindi da qui al 2029 saranno almeno altri 4.500 i nuovi casi di mesotelioma". Sono i numeri diffusi da Cgil Cisl Uil Lombardia. "A 26 anni dalla sua messa al bando, in Lombardia si registra ancora il 33% della presenza totale di amianto in Italia, con oltre 207mila siti censiti in Lombardia, di tipo pubblico (12%) e privato (88%), che rilevano materiali contenenti amianto per quasi 6 milioni di metri cubi, 1,5 dei quali in matrice friabile, che ancora necessitano di interventi di bonifica e smaltimento. In Lombardia, come nel resto d'Italia, c'è un problema ancora largamente irrisolto: non si sa come e dove smaltire l'amianto ed è un fatto grave perché se non si bonifica si continuerà ad avere ulteriori esposti e, quindi, nuovi malati e decessi ogni anno correlati all'asbesto" hanno spiegato i confederali, che parlano di "risposte insufficienti" dei diversi ministeri e di Regione Lombardia alle richieste fatte sino ad oggi.

In particolare, nei confronti della Regione, Cgil Cisl Uil "riaffermano con forza i punti presenti nella piattaforma unitaria, a partire dalla sorveglianza sanitaria che, in considerazione della previsione del picco massimo previsto entro il prossimo decennio, deve essere rafforzata sia per la diagnosi precoce che per il monitoraggio dei casi di malattia asbesto-correlata". "Nel registro mesoteliomi devono essere implementati tutti i casi di tumore correlati all'esposizione a materiali contenenti amianto" spiegano i confederali, aggiungendo che "il censimento dei manufatti in cemento amianto deve essere completato a cura di Arpa Lombardia, anche con il coinvolgimento dei piccoli comuni e bisogna promuovere la conferenza dei sindaci sul tema dello smaltimento". Infine i sindacati confederali regionali lombardi chiedono alla Regione, "nel coordinare tutte queste azioni, di incentivare i percorsi corretti di rimozione, smaltimento e raccolta sicura verso destinazioni temporanee come le discariche, in attesa di una definitiva inertizzazione. Si rende anche necessaria un'informazione capillare ai cittadini per far conoscere i rischi sanitari, promuovere modalità corrette di bonifica anche negli edifici civili".

Bonifiche e incentivi

A oggi sono oltre 55mila le firme raccolte da #BastaAmianto, una partecipata e convinta petizione per chiedere di ripristinare lo strumento più efficace che sia mai stato attivato per consentire la bonifica di tetti e coperture in amianto. Cioè quello di legare un extra-incentivo per la bonifica della copertura, agli incentivi dedicati a chi produce energia pulita attraverso l’installazione di impianti fotovoltaici. Primi firmatari della petizione, lanciata su Change.org da Annalisa Corrado (Green Italia e Possibile), personalità di spicco dell’ambientalismo e della politica italiana: l’On. Rossella Muroni (LeU), il presidente di Legambiente Stefano Ciafani, e Pippo Civati (Possibile).

Non è più procrastinabile una nuova compagna di sensibilizzazione e mobilitazione, per suscitare un dibattito più ampio, che comprenda anche la delicata questione della gestione definitiva del fine vita di questi residui contenenti amianto, per cui in Italia mancano le strutture. Oltre al vantaggio ambientale, ripristinare l’extra-incentivo per la sostituzione delle coperture contenenti amianto con impianti fotovoltaici ridurrebbe i costi sanitari a carico della collettività e attiverebbe filiere economiche innovative e di qualità.

"Basta amianto", più di 50mila firme per gli incentivi

Mappatura completa è la priorità

Lo Sportello Amianto Nazionale in passato ha condotto un approfondito studio sullo "stato dell’arte" della Mappatura Amianto sul territorio Italiano: poche luci e tante mbre. Cosa viene fuori analizzando uno per uno i siti delle ARPA di tutta Italia, i siti delle Regioni , delle Provincie? Solo otto ARPA Regionali su venti pubblicano la Mappatura "facendolo in modo più o meno chiaro , ognuna con un criterio soggettivo e una comunicazione al pubblico non uniforme. Solo in rarissimi casi tra queste 8 regioni, si riscontra virtuosismo e completezza dei dati. Un esempio positivo è il Piemonte (il dramma Eternit di Casale Monferrato è una ferita ancora aperta) dove i dati pubblicati dalle ARPA hanno una attualizzazione approssimativa recente e una completezza che sfiora la maggioranza dei siti , mentre per le altre regioni , i dati pubblicati rappresentano piccole e singole  porzioni di territorio oltretutto molto vecchie".

Addirittura più confusa e complicata è la situazione delle Province e dei Comuni, che per la maggior parte non rendono adeguata pubblicità ai dati anche laddove parzialmente disponibili.  La mappatura  dei manufatti in amianto non supera così il 30 per cento del territorio, è lontanissima dall’essere completata e ogni addetto incaricato nel tempo per terminare e chiarire il panorama, lavora singolarmente, senza un omogeneo protocollo di comunicazione e trasparenza. L'amianto uccide in silenzio. 

Isochimica, quei trecento morti che camminano

I danni dell'amianto in un'infografica

infografica amianto-2

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