Incinta, con la pancia piena di rifiuti: così muore una balena in Costa Smeralda

C'erano oltre ai 22 chili di plastica nel corpo della giovane femmina di Capodoglio di 8 metri ritrovata morta in Sardegna a Porto Cervo. L'allarme del Wwf: "Entro il 2050, nei mari del mondo ci sarà più plastica che pesce"

La giovane balena spiaggiata a Cala Romantica, Sardegna

Era incinta la giovane balena spiaggiata a Cala Romantica, una delle più belle spiagge della Costa Smeralda: oltre ai 22 chili di plastica nel suo corpo è stato trovato un feto di oltre 2 metri. La prima e ultima gravidanza di questo esemplare morto probabilmente a causa dei rifiuti.

Piatti monouso, un tubo corrugato usato per gli impianti elettrici, le comuni buste per la spesa, grovigli di lenze, sacchi condominiali, persino l'imballaggio di un detersivo con ancora riconoscibili marca e codice a barre e numerosi altri rifiuti abbandonati in mare. Sono questi gli oggetti ritrovati all'interno dello stomaco della giovane femmina di Capodoglio di 8 metri ritrovata morta in Sardegna a Porto Cervo.

Capodoglio spiaggiata a Porto Cervo

balena plastica greenpeace-2La campagna di sensibilizzazione di Greenpeace contro l'inquinamento dei mari

La plastica, denuncia il Wwf, è uno dei peggiori nemici delle specie marine, insieme a pesca intensiva, inquinamento acustico e cambiamenti climatici. Il 95% dei rifiuti che soffocano i nostri mari è costituito proprio da plastica. Con il ritrovamento a Porto Cervo in Sardegna della giovane femmina di capodoglio di 8 metri, il Wwf ha ricostruito alcuni dei casi più recenti di spiaggiamenti di cetacei con presenza di plastica nello stomaco.

Plastica nello stomaco: i casi più recenti

  • A febbraio 2018 in Spagna (spiaggia di Cabo de Palos), un capodoglio maschio di 10 metri è stato trovato spiaggiato con nello stomaco un enorme bidone di plastica, sporte di plastica, boe, corde, pezzi di rete e immondizia di ogni tipo. In totale, 29 chili di rifiuti prodotti dagli umani finiti nello stomaco di un singolo capodoglio.
  • A maggio 2018 in Grecia, un capodoglio con 100 sacchetti di plastica dallo stomaco è stato trovato morto al largo dell'isola di Mykonos.
  • A giugno 2018 in Tailandia, un globicefalo è morto nelle acque della Thailandia per aver fatto indigestione di 80 grossi sacchi di plastica abbandonati in mare.
  • A novembre 2018 in Indonesia, un capodoglio è stato trovato morto dopo aver ingerito un'inquietante raccolta di rifiuti di plastica, tra cui 115 bicchieri, 25 sacchetti di plastica, bottiglie, due infradito e una busta contenente più di 1.000 pezzi di spago. In tutto, il contenuto di plastica nello stomaco del cetaceo, arrivava a pesare circa 6 chili.
  • A dicembre 2018 in Italia, il capodoglio Leopoldo trovato la mattina del 24 dicembre spiaggiato senza vita a Ischia non è morto a causa della plastica. Tuttavia, all'interno del suo stomaco sono state trovate diverse borse di plastica e uno spesso filo di nylon.
  • A gennaio 2017, uno zifio è stato soppresso dopo essersi spiaggiato su un'isola norvegese. L'esame autoptico ha rivelato ben 30 sacchi di plastica all'interno del suo stomaco.

Secondo il Wwf, senza provvedimenti, entro il 2050, nei mari del mondo ci sarà più plastica che pesce e il Mediterraneo rappresenta un'area trappola con livelli record di inquinamento da microplastiche che minacciano la vita marina e la salute umana. Oltre il 90% dei danni provocati dai nostri rifiuti alla fauna selvatica marina è dovuto alla plastica, che non solo può essere ingerita dalle specie ma che può anche intrappolarle.

Vietati piatti e posate di plastica, giro di vite dell'Europa: "Chi inquina paga"

Nel Mar Mediterraneo sono 134 specie vittime di ingestione di plastica, tra cui 60 specie di pesci, tutte e 3 specie di tartarughe marine, 9 specie di uccelli marini e 5 specie di mammiferi marini. L'Europa è il secondo maggiore produttore di plastica al mondo dopo la Cina e riversa in mare ogni anno tra le 150 e le 500mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e 130mila tonnellate di microplastiche.

Intanto a Rovigo e ancor prima a Termoli spuntano dal mare bottiglie di detergente di 40 anni fa, ancora visibile anche il prezzo in lire.

Un altro inquietante flacone, che simile ai precedenti risalirebbe a circa 40 anni fa, è stato rinvenuto a Napoli dal Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus.

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