Clima, l'allarme del Wwf: “Nel Mediterraneo metà specie a rischio”

L'allarme arriva da uno studio condotto insieme all'università britannica East Anglia e alla James Cook University del Queensland, in Australia 

Un gruppo di barracuda nel Mediterraneo (FOTO ANSA)

Il Mediterraneo rischia di perdere la metà delle specie che lo abitano entro la fine del secolo, a meno che non venga posto un freno alle emissioni di Co2. L'allarme arriva da una ricerca condotta da Wwf con l'aiuto di due università, la britannica East Anglia e l'australiana James Cook University. Lo studio ha esaminato la situazione del Mar Mediterraneo, analizzando l'impatto del riscaldamento su 80mila specie di piante e animali che lo abitano.

Se la temperatura globale dovesse aumentare di 2 gradi centigradi, il massimo secondo quanto previsto dall'accordo sul clima firmato a Parigi, il 30% delle specie che vivono nel Mediterraneo rischierebbero di scomparire. Se non dovesse avvenire il taglio delle emissioni di gas serra, l'aumento di temperatura sarebbe ancora più alto, con conseguenze devastanti: a sparire sarebbero metà delle specie marine. 

Le specie a rischio

Il pericolo maggiore riguarda i cetacei e le tartarughe, in primis la Caretta caretta.  Per le quest'ultime i problemi principali sono legati soprattutto ai processi riproduttivi: dato che è la temperatura a determinare il sesso dei nascituri, l'aumento delle temperature puo' provocare uno squilibrio tra i generi, con la nascita di sempre meno maschi, come sta avvenendo per la tartaruga verde in Australia. Inoltre, l'aumento del livello del mare, delle maree e degli eventi meteorologici estremi provocati dai cambiamenti climatici, già oggi provocano la distruzione di molti nidi.

Sono vulnerabili agli impatti climatici sia i cetacei (ad esempio, temperatura e salinità dell'acqua marina influiscono sulla distribuzione dell’unico cibo della balenottera comune nel Mediterraneo: il krill) che grandi migratori pelagici come i tonni (dato che variazioni della temperatura dell'acqua impattano sulla funzione cardiaca, sull'attività di deposizione delle uova e sulla crescita larvale), ma anche squali e razze: le fluttuazioni del clima possono disturbare la struttura delle comunità influenzando la crescita e la riproduzione (in quanto sono animali dai bassi tassi riproduttivi). Oltre agli aspetti fisiologici, i cambiamenti climatici possono influenzare fortemente presenza e distribuzione delle prede naturali di squali e razze.

"Il Mediterraneo è tra le Aree Prioritarie per la biodiversità più esposte ai cambiamenti climatici: l’innalzamento delle temperature probabilmente supererà la variabilità naturale del passato, rendendo questa zona del pianeta un hotspot dell’impatto climatico. Dovremo aspettarci periodi di siccità in tutte le stagioni, con potenziali stress da calore per ecosistemi e specie terrestri più sensibili come le testuggini e le tartarughe d'acqua dolce, o per gli storioni: questi ultimi sia per il cambiamento del regime di salinità sia per la riduzione dell'areale idoneo, combinazione drammatica per specie già fortemente indebolite dalla pesca illegale”.

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