Stop alla plastica usa e getta dal 2021: ma non c'è così tanto tempo da perdere

Dal Parlamento Europeo un primo segnale. La sola Ue produce circa 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica all’anno: ne vengono riciclati poco più di 10. Cambiare qualcosa da subito è possibile: serve la buona politica (come a Monaco di Baviera)

Ansa

L'Europa dichiara guerra agli oggetti in plastica usa e getta, che causano danni ingenti all'ambiente. La plastica costa poco e serve a mille usi diversi: in mezzo secolo la produzione è aumentata di 20 volte. Dal Parlamento Europeo arriva un primo cambio di passo sul tema. L’Aula di Strasburgo ha approvato il divieto al consumo nell'Unione europea di alcuni prodotti come posate, bastoncini cotonati, piatti, cannucce, miscelatori per bevande e bastoncini per palloncini, che costituiscono il 70% dei rifiuti marini. La relazione è stata approvata con 571 voti favorevoli, 53 voti contrari e 34 astensioni. Il Parlamento europeo avvierà negoziati con il Consiglio non appena i ministri Ue avranno stabilito la propria posizione comune. 

L'Ue contro la plastica usa e getta

L'obiettivo è fare in modo che entro il 2021 le nuove norme siano operative. A novembre, salvo rinvii, inizieranno quindi i negoziati col Consiglio Ue, e entro fine anno il testo potrebbe essere già pronto. I divieti veri e propri entreranno in ogni caso in vigore non prima del 2021. Il fascicolo viene considerato "di forte interesse in tutti i paesi". La proposta della relatrice Frédérique Ries (Alde, Belgio) è passata con 571 voti favorevoli, 53 contrari e 34 astenuti. La Ries ha ringraziato "la plenaria per il suo massiccio sostegno" alla proposta. Proprio negli scorsi giorni il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, in una nota con cui annuncia la partecipazione all’assemblea Anci di Rimini (un focus è proprio sulla campagna “Plastic Free”) ha spiegato che un ruolo importante spetterà anche alle amministrazioni comunali: "Mi auguro che i Comuni italiani possano e vogliano accettare la sfida di bandire l’utilizzo della plastica usa e getta, intraprendendo un percorso che li porterà a diventare sempre più ecosostenibili".

Si allunga ulteriormente l'elenco delle materie plastiche che potrebbero avere "gli anni contati": ci sono anche i contenitori per fast-food in polistirolo espanso e gli articoli di plastica ossi-degradabili (come sacchetti o imballaggi). Nei piani europei c'è anche il capitolo che riguarda i mozziconi di sigarette: infatti al loro interno c'è quasi solo plastica, la cui quantità nei rifiuti va ridotta del 50% entro il 2025 e dell'80% entro il 2030. Le aziende produttrici di tabacco saranno chiamate a farsi carico dei costi di trattamento e raccolta, compreso il trasporto. Viene chiesto uno sforzo anche alle aziende che producono attrezzi da pesca contenenti plastica: l'obiettivo di riciclaggio è fissato in almeno il 15% entro il 2025. Per tutti quei prodotti in plastica per cui non ci sono alternative (scatole monouso per hamburger e panini, contenitori alimentari per frutta e verdura) gli Stati membri sono chiamati a ridurre il consumo del 25% entro il 2025. 

Plastica e microplastiche

La plastica fa ormai parte della nostra vita quotidiana in maniera pervasiva. La sola Unione Europea produce circa 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica all’anno: ne vengono riciclati poco più di 10. Per non parlare dello scottante tema delle microplastiche, ingerite da pesci e altri animali marini, da anni nella catena alimentare: un boomerang insidioso che arriva direttamente sulle nostre tavole. Secondo uno studio di Seas at risk, una piattaforma che mette in rete 32 associazioni ambientaliste, sei Paesi consumano il 70% di tutta la plastica utilizzata nei 28 Stati Ue: Germania (24,6%), Italia (14,3), Francia (9,6%), Spagna (7,7), Uk (7,5), Polonia (6,3). Se mettessimo in fila tutte le cannucce utilizzate in un anno in Italia copriremmo due volte la distanza Terra-Luna (andata e ritorno). 

La plastica rappresenta il 95% dei rifiuti in mare aperto, sui fondali e sulle spiagge del Mediterraneo e proviene principalmente da Turchia e Spagna, seguite da Italia, Egitto e Francia, con i turisti che visitano la regione che aumentano del 40% la presenza di rifiuti in mare ogni estate. I grandi pezzi di plastica feriscono, strangolano e causano spesso la morte di animali, incluse specie protette e a rischio come le tartarughe marine e la foca monaca. Ma sono le microplastiche, frammenti più piccoli e insidiosi, a raggiungere nel Mediterraneo concentrazioni record di 1,25 milioni di frammenti per km2, quasi 4 volte superiori a quelle registrate nell’ “isola di plastica” del Pacifico settentrionale. 

Perché il ministro Costa vuole vietare le bottiglie di plastica negli edifici pubblici 

Cosa fare (da subito)

Negli ultimi anni la relazione plastica-inquinamento è percepita in modo sempre più forte dai cittadini europei: chiedono secondo un recente sondaggio impegni concreti alle aziende produttrici e iniziative politiche efficaci. Le amministrazioni comunali possono fare tanto, tantissimo. Si inizia dalle piccole buone pratiche, che spesso vengono poi imitate altrove, prese ad esempio, in un circolo virtuoso indispensabile per vedere miglioramenti in tempi ragionevoli.

L'esempio è Monaco di Baviera, dove da 28 anni è vietato usare contenitori di bevande usa e getta, piatti e posate di plastica in eventi pubblici di grandi dimensioni, come l'Oktoberfest. In cambio viene dato il noleggio di lavastoviglie mobili, compresi set di stoviglie. Solo questo ha permesso di ridurre del 50 per cento la produzione di rifiuti nei grandi eventi. Cambiare qualcosa è possibile, da subito. E oggi è già tardi.

Il Mediterraneo? Una zuppa di plastica

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