Vietato l'uso di piatti e posate di plastica: cosa prevede la direttiva ufficiale

Una serie di prodotti monouso in plastica fuori mercato dal 2021

Foto EPA/NOEL GUEVARA/GREENPEACE

Cotton fioc, posate, bicchieri e piatti: una serie di prodotti di plastica monouso saranno fuorilegge in tutta l'Unione europea. I ventotto Stati membri avranno due anni di tempo per recepire e far propria la direttiva ufficiale che stabilisce, in aggiunta ai divieti, norme più severe per i tipi di prodotti e di imballaggi che rientrano tra i dieci prodotti inquinanti più spesso rinvenuti sulle spiagge europee, tra cui le bottiglie di plastica.

Secondo la Commissione Ue, queste nuove norme avranno un impatto positivo sulle tasche dei consumatori, con un risparmio complessivo che entro il 2030 arriverà a 6,5 miliardi. Uno dei principali obiettivi della direttiva è ridurre la quantità di rifiuti di plastica che creiamo.

Plastica, tutti i prodotti vietati secondo le nuove norme

Vediamo, nel dettaglio, quali sono i prodotti vietati secondo le nuove norme. Si tratta in sostanza di quei prodotti in plastica usa e getta - quelli monouso destinati ad essere utilizzati una sola volta o per un breve periodo di tempo prima di essere gettati via - per i quali esistono alternative. Inoltre, vengono introdotte misure specifiche per ridurre l'uso dei prodotti in plastica maggiormente dispersi nell'ambiente. Resta tuttavia il nodo delle bottiglie di plastica, tra i prodotti più inquinanti nei nostri mari. La direttiva prevede di raggiungere un obiettivo di raccolta delle bottiglie di plastica del 90% entro il 2029; inoltre, le bottiglie di plastica dovranno avere un contenuto riciclato di almeno il 25% entro il 2025 e di almeno il 30% entro il 2030. Infine, tappi e coperchi per le bevande fino a tre litri dovranno essere fissati alle bottiglie in modo da ridurre la loro dispersione nell'ambiente.

Secondo la Commissione Ue, la direttiva ridurrà le emissioni di Co2 di 3,4 milioni di tonnellate e scongiurerà danni ambientali per un costo equivalente a 22 miliardi di euro entro il 2030. Bruxelles smentisce poi le accuse di costi aggiuntivi per i consumatori.

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