Vietato mangiare cani e gatti: la strana legge del M5s arriva alla Camera

Sembra scontato ma sul consumo di carne di cani e gatti esiste un vuoto legislativo. Secondo il regio decreto ancora in vigore non sarebbe invece legale mangiare coniglio, galline e polli. Ora il Parlamento prova a metterci una toppa stabilendo multe salate e l'arresto

In Italia entrano 8mila cani e gatti illegali ogni settimana. Roma, 18 maggio 2017. ANSA/STEFANO SECONDINO

Il principio giuridico che tutto ciò che non è espressamente vietato è permesso, vale anche per quello che mangiamo? L'interrogativo, se preso alla lettera, non è campato in aria e al deputato Carmelo Massimo Misiti, è sembrato del tutto legittimo, visto che la sua proposta di legge che stabilisce il divieto di macellazione e consumo delle carni di cane e di gatto, è stata incardinata e messa in discussione in sede referente il 29 aprile.

Il presupposto del deputato M5S, laureato in medicina e di professione di medico ortopedico, è che sulla materia esiste un vuoto legislativo da colmare con un'apposita legge. Il regolamento per la vigilanza sanitaria delle carni (regio decreto 20 dicembre 1928, n. 3298), stabilisce che "la macellazione è consentita solo nei pubblici macelli e, a riguardo, si riferisce solo ai bovini, bufalini, suini, ovini, caprini ed equini. Quindi si possono mangiare il manzo, il bufalo, la mucca, il toro, il maiale, il cinghiale, le capre, gli agnelli, le pecore e i cavalli".

"Il regolamento - scrive Misiti nella relazione alla pdl - tuttavia, non fa riferimento ai leporidi e, se dovessimo ritenere l'elenco 'chiuso', non sarebbe legale mangiare coniglio, galline e polli. Poiché ciò non è vero e comunemente acquistiamo pollo e coniglio in macelleria, dobbiamo ritenere che l'elenco si riferisce solo a determinate macellazioni".

Nel 2004, ricorda ancora Misiti, la Ue "ha vietato la commercializzazione e l'importazione di pellicce di cane e di gatto e di prodotti che le contengono. Ma anche in questo caso si tratta dell'uccisione solo per fini di abbigliamento e non per scopi di alimentazione". Andando per esclusione c'è poi l'articolo 544-bis del Codice penale, il quale stabilisce che "chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni".

Quindi, è la conclusione di Misiti, è che "non esistono norme che regolano le modalità di macellazione e di conservazione, ai fini della vendita, delle carni di cane e di gatto. Non sono previsti divieti ma non esistono neanche norme che consentono il consumo di tali carni e, ai fini dell'alimentazione, si può vendere solo ciò che è espressamente consentito e regolamentato".

Il problema se lo sono posto anche negli Usa, dove lo scorso 14 settembre la Camera dei rappresentanti ha approvato con un voto bipartisan una legge per vietare l'uccisione e il consumo della carne di cani e di gatti, il cosidetto 'Dog and Cat Meat Prohibition Act'.

La pdl di conseguenza integra le disposizioni della legge 20 luglio 2004 n. 189, sul divieto di maltrattamento degli animali, introducendo un articolo aggiuntivo che vieta la macellazione, detenzione, commercializzazione e consumo delle carni di cani e di gatti, punendo le violazioni con l'arresto da quattro mesi a due anni e con l'ammenda da 5.000 a 50.000 euro per ciascun animale.

Sempre nell'ambito dei maltrattamenti agli animali, nella stessa pdl, il deputato M5S propone inoltre di rafforzare le norme sul divieto, già in vigore da anni in Italia, degli interventi chirurgici riguardanti il taglio della coda e il taglio delle orecchie, "pratiche molto diffuse su molti cani di razza, come pitbull, american staffordshire terrier e dobermann".

Il divieto riconosciuto da molti Paesi europei, non viene tuttavia applicato in diversi Paesi dell'Europa dell'Est, che 'esportano' cuccioli con orecchie e code amputate, che "sono ammessi regolarmente in Italia con passaporto e vaccinazione antirabbica e nessuno può vietarne l'ingresso". Allo scopo di impedire questa attività, la legge prevede sanzioni altrettanto severe con la reclusione da 4 mesi a due anni e multe da 5.000 a 30.000 euro.

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