L'ultima ipocrisia dello Stato: agenti sotto copertura contro il gioco d'azzardo

L’obiettivo è prevenire il gioco minorile e contrastare l'uso di pratiche illegali. Si punta (anche) a fare cassa, in un Paese già di suo dipendente dalle entrate garantite da slot e lotterie

Foto di repertorio

Agenti sotto copertura nelle bische e nelle sale slot. È l'ultima mossa dello Stato per contrastare il gioco d'azzardo. Contrastare solo a parole perché in realtà il gettito proveniente da giochi e scommesse è sempre più rilevante per il bilancio pubblico: nel 2018 l’Ufficio parlamentare di bilancio ha stimato che l’Italia incassa il doppio di Francia e Regno Unito, il quadruplo di Spagna e Germania.  

Gioco legale: gli incassi si impennano

Secondo un documento del servizio studi della Camera dei deputati, nei primi quattro mesi del 2019 le entrate totali relative ai giochi (che includono varie imposte classificate come entrate erariali sia dirette che indirette) sono risultate pari a 5.201 milioni di euro (+281 milioni, +5,7% rispetto all’anno precedente); considerando solo le imposte indirette, il gettito delle attività da gioco (lotto, lotterie e delle altre attività di gioco) è invece di 5.053 milioni di euro (+6,1%). Considerando che nello stesso periodo le entrate tributarie sono aumentate di 1219 miloni di euro, ci si può fare un’idea di quale sia l’impatto di questa “tassa occulta” sulle casse dello Stato.

Nel 2018 le entrate totali relative ai giochi sono risultate pari a 14.552 milioni di euro in aumento del 3,8%. In Italia il gioco ha assunto i contorni della patologia: basti pensare che nel 2016 la popolazione adulta ha speso in media circa 400 euro l’anno per persona.

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: l’incremento erariale è dovuto in particolar modo agli aumenti della tassazione degli ultimi anni. Ma è anche la prova che tutte le disposizioni di contrasto al gioco introdotte negli ultimi anni non hanno funzionato a dovere.

Qualcosa per la verità si sta facendo: il decreto “taglia-slot” introdotto nel 2017 secondo Repubblica ha effettivamente ridotto (del 35 per cento) il numero delle macchinette. Ma il divieto di qualsiasi forma di pubblicità relativa ai giochi e l'aumento del prelievo erariale sugli apparecchi finora non hanno dato risultati apprezzabili. Ora il governo ci riprova con l’agente sotto copertura.

Agente sotto copertura contro il gioco d'azzardo

Secondo la bozza del dl fiscale, l'Agenzia delle dogane e dei monopoli sarà autorizzata a costituire, avvalendosi di risorse proprie, un fondo destinato alle operazioni di gioco a fini di controllo, di importo non superiore a 100mila euro annui. L'agente potrà provenire dall'agenzia, ma anche dalla Polizia di Stato, al Corpo della Guardia di finanza e all'Arma del carabinieri.

L’obiettivo è prevenire il gioco minorile ed impedire l'esercizio abusivo del gioco con vincita in denaro, contrastare l'evasione fiscale e l'uso di pratiche illegali in elusione del monopolio pubblico del gioco. Per come è stata annunciata la misura non sembra avere solo il fine di contrastare la ludopatia, ma anche (e sopratutto) quello di aumentare gli incassi. E il fatto che per rimpolpare le finanze si continui a fare affidamento sui soldi del gioco non è un buon segno. 

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