Trattati come oggetti, storditi e lasciati morire per asfissia: "No all'agonia dei pesci"

Tra il 2017 e il 2018 Essere Animali ha documentato alcuni allevamenti produttori di orate, branzini e trote nel centro-nord Italia. Le immagini raccolte mostrano lo stress e la sofferenza degli animali

Screenshot dal video di Essere Animali

Pesci trattati in modo disumano, legati per la coda con un filo passato attraverso le branchie oppure gettati con una pompa a grande velocità dentro i camion per il trasporto. Tra il 2017 e il 2018 Essere Animali ha documentato alcuni allevamenti produttori di orate, branzini e trote nel centro-nord Italia. Le immagini raccolte - si legge nel report - evidenziano numerose problematiche relative alla sofferenza e allo stress degli animali. Un problema di cui non si parla quasi mai (anzi mai) e che di conseguenza non viene percepito come tale dall’opinione pubblica.

Eppure il video girato da Essere Animali dovrebbe indignarci e farci riflettere. Uno dei problemi riscontrati dall’associazione animalista è quello delle vasche sovraffollate e piene di alghe, con conseguente carenza di ossigeno per i poveri pesci che boccheggiano al loro interno. Ma questo è nulla rispetto alle vere e proprie crudeltà, a volte anche ingiustificate, che vengono riservate a questi animali.

Le sofferenze riservate ai pesci

Già durante la cattura i pesci che si trovano sul fondo della rete vengono schiacciati e si feriscono. I contenitori d’acqua pieni di sangue sono la prova di ferite derivanti dallo schiacciamento. Spesso i pesci vengono lasciati morire in asfissia in contenitori pieni di ghiaccio, oppure storditi con metodi violenti. Il metodo della decapitazione viene utilizzata soprattutto per le carpe. È un metodo di uccisione che provoca dolore e non segue le linee guida dell’OIE (organizzazione mondiale della sanità animale). 

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I metodi di uccione dei pesci

"Per orate e spigole – si legge nell’inchiesta di Essere Animali - il metodo di uccisione più diffuso è l’asfissia nel ghiaccio. È opinione comune che il ghiaccio provochi uno stordimento, ma gli animali rimangono coscienti e muoiono dopo una lunga agonia. Per le trote il metodo più comune è l’asfissia senza ghiaccio. Gli animali vengono semplicemente prelevati dall’acqua e lasciati morire. Da uno studio olandese che ha coinvolto diverse specie di pesci il tempo necessario alla morte per asfissia varia tra i 55 e i 250 minuti".

Una morte lunga e dolorosa. In alcuni casi, i pesci ancora vivi e non storditi sono sottoposti a legamento con spago e altre pratiche dolorose. In sostanza, questi animali vengono trattati come veri e propri oggetti e non come esseri senzienti. 

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"I pesci provano dolore"

Secondo l’associazione, "tutte queste problematiche sono evidenti e gravi violazioni del benessere dei pesci e provocano dolore e sofferenza. Che siano state filmate in alcune aziende di grandi dimensioni, alcune addirittura eccellenza nel settore, è riprova che si tratta di problemi diffusi e strutturali, che è urgente risolvere intervenendo con nuove metodologie e pratiche di allevamento". Secondo alcune recenti ricerche, infatti i "pesci hanno l’anatomia necessaria per provare dolore, sono consci delle risposte dolorose agli stimoli e capaci di provare prolungata sofferenza in seguito".

Nel 2009 anche la Commisione Europea si è espressa sul tema, ammettendo che "c’è adesso sufficiente prova scientifica a indicare che i pesci sono esseri senzienti e che provano dolore e sofferenza". Nessuno però sembra essersene accorto.

L'assenza di normative specifiche

L'Articolo 13 del Trattato di Lisbona del resto sancisce che "nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca (…), l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti". Anche i pesci dunque sono essere senzienti e dovrebbero essere trattati come tali. Ma spesso non è così. Uno dei problemi, spiega l'associazione, è che nel trattato non vengono elencate regole specifiche né per l’allevamento né per il trasporto. 

Per sensibilizzare l'opinione pubblica Esseri Animali  ha lanciato anche una petizione su Change.org (ancora attiva) chiedendo alla grande distribusione "di impegnarsi concretamente per risolvere queste problematiche, confermate come tali anche da Efsa, Oie e Unione Europea. Anche se silenziosa, la sofferenza di milioni di pesci non può rimanere inascoltata ed è urgente attivarsi subito, vincolando gli allevamenti fornitori all’adozione di policy che pongano fine all’agonia dei pesci". 

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