Anna e la sua vita con l'artrite idiopatica: "Un disabile a lavoro è visto come un ostacolo"

La testimonianza di Anna Chiricosta, che da quando ha 3 anni combatte contro l'AIG, una patologia dolorosa e con pesanti effetti sul corpo, che però non le ha tolto la voglia di mettersi in gioco: la sua esperienza tra limiti e successi

Anna Chiricosta in una foto dal suo profilo Instagram

Anna  Chiricosta ha 28 anni. Laureata, appassionata di comunicazione, un blog sul mondo della moda e del make up, un profilo Instagram, un hobby artistico "da sempre amico fedele nei momenti bui", ha degli amici, una vita sociale. Una ragazza come tante, ma con qualcosa in più: quando aveva 3 anni le è stata diagnosticata la AIG, l'Artrite Idiopatica Giovanile, una condizione molto dolorosa e con pesanti effetti sul corpo, che l'ha costretta fin da piccola a sottoporsi a cure e interventi chirurgici. Eppure Anna combatte, per sé ma anche per chi soffre della sua stessa patologia, per non arrendersi mai. "Siamo delle persone prima di tutto e mi piacerebbe poter aiutare chi si trova in difficoltà condividendo la mia esperienza", racconta a Today.

"È chiaro che ho avuto dei problemi, dovuti alla mia patologia ad oggi cronica: non c'è una cura reale ma riesco a tenerla a bada con delle medicine. Ho avuto dei limiti di tipo fisico, per anni sono dovuta stare sulla sedia a rotelle, ma nei periodi migliori ho preso in mano la situazione e mi sono data da fare, usando le stampelle per camminare", ricorda. Tanti i ricoveri, lontano dalla sua Reggio Calabria, negli ospedali specializzati del Nord Italia. "Ancora oggi per curarmi devo andare fuori. Faccio avanti e indietro tra Reggio e Milano, dove tengo sotto controllo la mia patologia di base. Si tratta spesso di controlli o interventi che richiedono diverse settimane o mesi lontano da casa e ovviamente non posso nascondere che affrontare viaggi di questo tipo sia un problema anche dal punto di vista economico", spiega Anna, che ha sempre vicino soprattutto la madre, la quale l'ha seguita e accompagnata in prima persona in ogni occasione.

Una famiglia unita la sua, nonostante le prove che sono stati chiamati tutti ad affrontare e gli inevitabili problemi legati alla lontananza e ai periodi di difficoltà vissuti insieme. Anna ha però avuto vicino anche molte persone che ha incontrato durante questo suo viaggio. "Durante i ricoveri ho conosciuto tanti con la mia stessa patologia e questo ha rappresentato un po' una svolta. Ho capito che quando ti capita qualcosa tendi a pensare che sia solo a te, ma in realtà ci sono anche altre persone che hanno lo stesso problema e questo aiuta a pensare che non sei sola e a cosa puoi fare di più per migliorare non solo la tua stessa condizione ma anche quella degli altri". Da qui l'idea di scrivere un libro, una sorta di biografia romanzata. "Parto dalla descrizione della mia storia ma aggiungo anche altre storie, come quelle delle persone che ho incontrato nel corso della mia vita. La speranza è che altri possano ritrovarsi in quello che dico, non solo per quanto riguarda la vita con la patologia ma, proprio perché noi non siamo solo la malattia che abbiamo, ma anche ad esempio per quello che si prova a convivere con determinati problemi oppure ad affrontare certi limiti nel corso della nostra vita".

Perché di limiti, purtroppo ce ne sono, inutile girarci intorno, ammette Anna. Ad esempio, la questione lavorativa. "Al momento non sto lavorando. Non solo perché mi trovo a Reggio Calabria, che già di per sé rappresenta una condizione difficile dal punto di vista culturale e economico, ma anche e soprattutto perché avere una persona disabile all'interno del proprio team non viene visto come una valorizzazione, magari come un altro punto di vista sul quale lavorare, ma come un ostacolo. Siamo nel 2020 ed è una cosa assurda e denigrante, per chi vive questa situazione ma anche per le stesse aziende che non riescono a rinnovarsi".

Dopo la laurea, Anna ha mandato dei curriculum ma senza esito. "Nutro una grandissima passione per la moda e mi piacerebbe poter lavorare sviluppando questa mia passione, che coltivo da quand'ero piccola. Ho studiato, ho le competenze per trovare un lavoro all'interno di determinati contesti e aziende, ad esempio nel marketing e nella pubblicità in quell'ambito. Mi piacerebbe sviluppare le mie potenzialità, perché io le definisco così. Infatti, un po' a causa della mia condizione e quindi della mia esperienza ma anche per gli studi che ho fatto in cognitivismo e comportamentismo potrei dare qualcosa in più, ad esempio per quanto riguarda la moda inclusiva. Si parla molto di andare contro il body shaming e questo è sicuramente ottimo, ma ci sono ancora molte persone che in questo senso hanno difficoltà. Io ad esempio sono rimasta piccolina, vesto una moda 'petite' ma non tutte le case di moda e i brand propongono questo tipo di collezioni. Mi batto anche per quelli come me, che vogliono potersi esprimere anche attraverso la moda".

Un po’ più felice, come quando in negozio trovi finalmente una xs! • #italiangirl #out #home

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