Assorbenti nei bagni delle facoltà contro la tampon tax: “La tassa al 4% è un diritto”

Sono comparse nei bagni di alcune facoltà romane le provocatorie installazioni del collettivo “Le nostre cose”, che lancia anche una petizione online per chiedere la riduzione dell’Iva sui prodotti per l’igiene femminile, considerati beni di lusso. Beatrice Brignone di Possibile denuncia: “La tampon tax è sparita dall’agenda politica”

Una delle installazioni del collettivo "Le nostre cose" (foto Instagram)

Nei bagni di alcune facoltà romane sono comparse da ieri una serie di installazioni con assorbenti e l’invito a lasciare dentro una piccola shopper di tela un assorbente in più, per aiutare chi ne avesse bisogno.

È l’iniziativa del collettivo Le Nostre Cose, nato pochi giorni fa, che ieri ha “agito” nei bagni della facoltà di Scienze Politiche della Sapienza, mentre oggi assorbenti e shopper sono arrivati nella sede dell’Istituto Europeo di Design in via Giovanni Branca (domani sarà la volta della Facoltà di Scienze delle Comunicazioni di Roma Tre). 

In Italia assorbenti e affini sono considerati di fatto dei beni di lusso, con un Iva al 22 per cento mentre in altri paesi, come Regno Unito e Francia, sono tassati come bene primario. Si tratta di una tassa che grava principalmente sulle donne ma va ad incidere anche sull’intero nucleo familiare.

Assorbenti nei bagni delle università contro la tampon tax

“Siamo cinque studentesse di comunicazione e pubblicità e abbiamo deciso di creare questo movimento sociale per la tassazione degli assorbenti con l’Iva al 4 per cento. Non volevamo portare luce su una tematica poco discussa ma approfondire un argomento che già c’è ed è ben presente, le donne lo sanno”, racconta a Today Alice, una delle cinque componenti del collettivo. “La nostra è un’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica ma c’è anche un altro focus, ossia concentrarsi sulla solidarietà femminile, che esiste e grazie alla quale si può fare molto di più. Abbiamo visto che a volte le donne sanno qual è la direzione da prendere, però vanno un po’ incoraggiate”.

le nostre cose instagram-2

“Se non ci aiutiamo tra noi, chi può farlo?”, è una delle frasi apparse sulle installazioni, insieme a “Ridurre la tassa al 4% è un diritto”. “La solidarietà femminile non è un mito, esiste davvero e lo dimostra le tra le altre cose il feedback che la nostra iniziativa ha avuto. Nella shopper lasciata nel bagno alla Sapienza abbiamo trovato 44 assorbenti, dai due che ne avevamo lasciati inizialmente noi. Poi c’è stato il riscontro su Instagram e per la petizione online”.

"Le nostre cose": installazioni e una petizione online per l'Iva al 4% sugli assorbenti

Il collettivo ha iniziato a pubblicare su Instagram lo scorso 1 aprile per “preparare il terreno”, con diversi post per parlare della tampon tax e sulle mestruazioni, un argomento ancora tabu, anche per molte donne. Ad esempio, spiega Le nostre cose, calcolando una media di tre pacchi di assorbenti al mese con un costo medio di quattro euro l’unico, per dodici mesi moltiplicato per circa 40 anni, il costo medio per una donna in Italia è di 5,760 euro.

Da ieri sono comparsi i primi post con le installazioni (una corona di assorbenti dispiegati a circondare uno specchio con informazioni sull’eccessiva tassazione sugli assorbenti e l’invito alla solidarietà tra donne), che hanno ricevuto centinaia di like e molte studentesse hanno condiviso le foto sui propri profili social. Il collettivo ha lanciato anche una petizione su Change.org diretta al ministro della Salute Giulia Grillo, al ministro dell’Economia Giovanni Tria, a Salvini, a Di Maio, Renzi, Boldrini, Meloni e Mattarella. La richiesta ovviamente è ridurre la tassa sugli assorbenti al 4 per cento, adeguandola a quella sui beni primari.

Che cos'è la tampon tax

Da tempo in tutto il mondo si discute sulla tampon tax e diversi paesi nel corso del tempo hanno ridotto o cancellato del tutto la tassazione. L’Italia è quello con l’aliquota più alta: introdotta nel 1973, è cresciuta nel tempo dall’iniziale 12% fino al 22% di oggi. L’ultima legge di bilancio ha ridotto l’Iva sui tartufi freschi, simbolo dell’enogastronomia di lusso ma ha lasciato invariata quella sui prodotti per l’igiene femminile.

Nel 2016 i deputati di Possibile presentarono una proposta di legge per la riduzione dell’imposta relativa ai prodotti di prima necessità destinati alle donne (assorbenti ma anche tamponi, coppette e spugne mestruali). A gennaio 2019, il Pd ha presentato analoga proposta di legge a Montecitorio (prima firmataria Enza Bruna Bossio) per chiedere la riduzione dell’Iva su questi prodotti al 5 per cento. L'anno prima c'era stata anche un'iniziativa simile di Forza Italia e anche il presidente della Commissione Igiene e Sanità Pierpaolo Sileri (M5s) ha presentato un disegno di legge sullo stesso tema. Qualche settimana fa, Report ha chiesto al sottosegretario all’Economia Laura Castelli perché gli emendamenti alla scorsa legge di bilancio per abbassare l’Iva sui prodotti di igiene femminile fossero stati abbassati. “Bisogna avviare un discorso con l’Europa per fare un percorso di questo tipo”, è stata la replica di Castelli, che poi ha aggiunto: “Gli altri paesi che hanno fatto questa operazione sono andati in sanzione. E io non credo che sia nelle intenzioni di questo governo farsi sanzionare”. Ma da Bruxelles è arrivata la smentita, registrata dal programma di Rai Tre: l’Iva sui prodotti per l’igiene femminile può essere abbassata senza incorrere in sanzioni.

A che punto siamo in Italia? 

"Ad oggi siamo ancora al punto di partenza”, dice a Today Beatrice Brignone, segretario di Possibile. “Quando presentammo la nostra proposta di legge ci riservarono dileggio e prese in giro, in un clima da scuola media. Da lì si è iniziato però a parlarne. È una battaglia portata avanti in tutto il resto del mondo, è un problema serio”.

Ma alla fine, “sebbene ci siano stati progressi dal punto di vista culturale, con un cambiamento di percezione”, Brignone ammette: “Quello che manca è la volontà politica”: “La tampon tax non è né in cima all'agenda politica, né in fondo. È proprio sparita. Il governo ha tolto il bonus asili, una delle poche cose buone che c'erano. Questo governo non ama le donne. I tagli si fanno sempre su di loro”.

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