Brexit, ci siamo: dopo due anni il primo atto formale (ma a Londra ci sono problemi)

I Capi di Stato e di governo dell'Ue, riunitisi a Bruxelles, hanno dato il via libera all'accordo sulla Brexit e alla dichiarazione politica sulle future relazioni bilaterali negoziati con Londra. Ma Theresa May in patria potrebbe non ottenere il sì del Parlamento britannico

A Bruxelles è stato firmato il primo atto formale della Brexit al vertice straordinario dei capi di Stato e di governo dei Ventisette convocato per "finalizzare e formalizzare" il risultato dei negoziati con Londra durati quasi due anni, approvando in particolare l'Accordo di recesso del Regno Unito dall'Ue (quasi 600 pagine) e una "dichiarazione politica" che fissa i parametri di riferimento per le relazioni future fra Londra e l'Unione.

Ora iniziano i veri problemi per il premier britannico Theresa May: l'Accordo di recesso contiene clausole particolarmente penalizzanti per Londra e rischia di non ottenere l'approvazione del Parlamento di Westminster, e la May potrebbe essere sfiduciata, con conseguenze oggi imprevedibili.

Se, invece, tutto andrà bene anche a Westminster, l'Accordo verrà formalizzato come proposta della Commissione e sottoposto alla firma del Consiglio Ue (a livello ministeriale) e alla ratifica del Parlamento europeo (a maggioranza semplice), per poi essere adottato formalmente e definitivamente sempre dal Consiglio Ue a 27, a maggioranza qualificata (voto favorevole di almeno 20 Stati membri rappresentanti almeno il 65% della popolazione dell'Unione).

A Bruxelles il vertice sulla Brexit

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Theresa May arriva al summit dei 27 leader della Ue

La convocazione del vertice - messa in forse all'ultimo momento dalla minaccia di veto del premier spagnolo Pedro Sanchez, che chiedeva di sciogliere un'ambiguità, a suo avviso esistente nei testi da approvare, sullo status futuro di Gibiliterra, l'enclave nella Penisola iberica sotto sovranità britannica - è stata sbloccata dalla soluzione 'ad hoc' conseguita ieri pomeriggio con tre dichiarazioni, due congiunte del Consiglio europeo a 27 e della Commissione, e una separata sottoscritta solo dalla premier britannica, che saranno allegate ai verbali della riunione dei leader.

Sanchez ha ottenuto quello che chiedeva: le dichiarazioni rendono esplicito che gli accordi negoziati fra il Regno Unito e l'Ue nel quadro delle relazioni future dopo la Brexit non si applicheranno automaticamente anche al territorio britannico di Gibilterra, senza che siano stati preventivamente approvati da Madrid.

Brexit, i punti chiave dell'accordo 

La lettera di convocazione di Tusk ai leader afferma che è stato trovato "il miglior compromesso possibile" e riconosce che i cinque obiettivi principali del negoziato "sono stati tutti conseguiti". Gli obiettivi erano: "Minimizzare l'incertezza e le perturbazioni causate dalla Brexit per i nostri cittadini, le imprese e gli Stati membri"; "stabilizzare lo status dei cittadini europei che vivono, lavorano e studiano nel Regno Unito, con garanzie reciproche", che si applicheranno simmetricamente anche i cittadini britannici residenti nell'Ue; "garantire che il Regno Unito onori tutte le sue responsabilità e gli impegni finanziari" assunti durante la sua permanenza nell'Ue, con pagamenti che ammontano secondo fonti britanniche a circa 39 miliardi di sterline; "evitare un frontiera 'dura' fra l'Irlanda del Nord e la Repubblica d'Irlanda"; e infine "impedire un vuoto giuridico per le nostre imprese".

L'Accordo di recesso, in effetti, sottolinea Tusk, "assicura che i diritti dei nostri cittadini siano pienamente tutelati, che il processo di pace in Irlanda del Nord non abbia conseguenze" dalla Brexit, "che il Regno Unito continui a effettuare i suoi pagamenti al bilancio Ue durante il periodo di transizione (dal 29 marzo 2019 al 31 dicembre 2020, ndr) e che sia garantita la certezza giuridica".

La dichiarazione politica sulla cooperazione futura, d'altra parte, stabilisce la direzione da prendere, allo scopo di "costruire le relazioni migliori possibili con il Regno Unito dopo la Brexit, come amici e partner". E se, continua Tusk, "nonostante i nostri sforzi", fosse necessario più tempo per negoziare queste relazioni al di là del periodo di transizione, in cui il Regno Unito resterà nel mercato unico europeo, ma senza più partecipare alle decisioni dell'Ue, "sarà possibile prorogare questo periodo per un massimo di due anni".

"Durante questo negoziato, non volevamo sconfiggere nessuno, ma conseguire un accordo buono e giusto", osserva ancora il presidente del Consiglio europeo, con un riferimento polemico ai presunti intenti punitivi spesso attribuiti dai britannici a Bruxelles. Ma, conclude Tusk, "c'è una cosa che voglio sottolineare: durante questo periodo critico, i Ventisette hanno superato il test dell'unità e della solidarietà".

 Il testo sugli accordi da negoziare dopo la Brexit contiene molte dichiarazioni d'intenti riguardo agli accordi e alla cooperazione futura, da ricostruire settore per settore fra l'Ue e il Regno Unito, a cominciare da un generale accordo di libero scambio sul terreno economico e commerciale. Altri accordi sono prospettati riguardo alla politica estera, di sicurezza e difesa, alla cooperazione giudiziaria, ai trasporti, allo scambio dei dati, alla circolazione dei capitali e degli investimenti, degli appalti e dei servizi, in particolare quelli finanzari.

Uno dei punti più significativi nella dichiarazione politica è il paragrafo 4, dove si sostiene che dopo la Brexit dovrà essere garantita, nell'Ue (e quindi, in particolare, nella Repubblica d'Irlanda) "l'integrità del Mercato unico e dell'Unione doganale e l'indivisibilità delle quattro libertà", di circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, mentre, d'altra parte, dovrà anche "essere assicurata la sovranità del Regno Unito e la protezione del suo mercato interno, rispettando il risultato del referendum del 2016, anche riguardo allo sviluppo della sua politica commerciale indipendente e alla fine della libera circolazione delle persone fra l'Unione e il Regno Unito".

I Ventisette si limiteranno a dare l'avallo politico ai due testi ormai già chiusi, senza rinegoziare nulla. Ma adotteranno anche alcune dichiarazioni allegate, oltre a quelle su Gibilterra, contenenti delle precisazioni in particolare sui diritti dei cittadini, sui futuri accordi di pesca, sull'autonomia decisionale dell'Ue.

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