Erba libera (o quasi): il boom della canapa italiana che Salvini vuole fermare

Salvini prende di mira i negozi di cannabis light associandoli a dei centri di spaccio, ma i canapa shop non vendono droga. Il settore della canapa in Italia sta creando imprese e occupazione, soprattutto tra i più giovani. E il business potrebbe essere molto più ampio

Il vicepremier Matteo Salvini ha ingaggiato una vera e propria guerra contro i negozi che vendono prodotti a base di marijuana, con tanto di direttiva che prevede controlli più severi e approfonditi in merito alla commercializzazione della canapa. Nel documento del Viminale si legge che "dovrà essere innanzitutto disposta una puntuale ricognizione di tutti gli esercizi e le rivendite presenti sul territorio, in condivisione con le Amministrazioni comunali ed attraverso il concorso dei rispettivi Comandi di Polizia locale e degli Sportelli deputati al rilascio delle necessarie autorizzazioni amministrative".

Cannabis, ecco la direttiva di Salvini

Nei controlli, continua la direttiva del Viminale, "una cura particolare dovrà riguardare la verifica del possesso delle certificazioni su igiene, agibilità, impiantistica, urbanistica e sicurezza, richieste dalla legge per poter operare. Un altro aspetto da prendere in esame è la localizzazione degli esercizi, con riferimento alla presenza nelle vicinanze di luoghi sensibili quanto al rischio di consumo delle sostanze, come le scuole, gli ospedali, i centri sportivi, i parchi giochi, e, più in generale, i luoghi affollati e di maggiore aggregazione, soprattutto giovanile".

I risultati dei controlli dovranno poi essere sottoposti alle valutazioni del Comitato per l'Ordine e la Sicurezza, "al fine di declinare un programma straordinario di prevenzione di eventuali comportamenti vietati da parte degli operatori commerciali, specialmente se diretti verso la categoria più vulnerabile degli adolescenti. In tal senso, le SS.LL. dovranno in primis ricomprendere le aree interessate tra quelle da sottoporre ad attenzione all’interno dei Piani di controllo coordinato del territorio, definendo con gli enti locali intese collaborative ad hoc per un organico coinvolgimento delle polizie locali nelle relative attività".

La guerra di Salvini alle droghe bocciata dalle comunità di recupero

La "guerra" è in atto, mentre la tensione all'interno del governo sale. "Mi auguro che questo tema non sia il solito 'tema di distrazione di massa' che Matteo Salvini vuole usare per coprire il caso Siri. Perché far cadere il governo sulla lotta alla droga mi sembra un pretesto", dice a conclusione di giornata il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, sottolineando che ''c'è un senatore che ha presentato una proposta sulla cannabis, ma non ci sono i numeri in Parlamento - ha assicurato - per approvarla, non sono nel contratto di governo questi temi. Andiamo avanti sulle cose che servono". La replica era diretta al leader del Carroccio il quale prima aveva detto di aspettarsi "che il senatore dei 5Stelle Mantero ritiri la proposta sulla droga libera. Non è nel contratto di governo e non voglio lo Stato spacciatore''. Nel frattempo, il premier Giuseppe Conte ha provato a gettare acqua sul fuoco: "La cannabis light non è all'ordine del giorno".

Il settore della canapa in Italia: imprese e occupazione soprattutto tra i giovani

La nuova crociata di Matteo Salvini ha preso di mira i negozi di cannabis light, associati dal ministro a dei centri di spaccio. A parte la confusione e la carenza di prove a sostegno di questa associazione, la mossa del leader della Lega sta creando non poca agitazione in un settore, quello della canapa, che a inizio Novecento vedeva l'Italia tra i leader mondiali. E che di recente, non senza ostacoli e non sense burocratici, sta tornando in auge. Creando imprese e occupazione, soprattutto tra i più giovani.

Come sottolineano Dario Prestigiacomo e Tommaso Lecca su AgriFoodToday, per molto tempo la canapa è stata messa al bando per via dell'associazione con la marijuana. Un danno per un Paese come il nostro che ha un territorio adatto a coltivare questa pianta dalle mille proprietà e applicazioni che nell'ultimo lustro sta "invadendo" i campi del Belpaese. Chi lo usa per nutrire gli allevamenti in modo biologico, chi per trasformarla in tisane o prodotti cosmetici, chi per farne farina e olio. E chi ancora per la cannabis terapeutica, vera e propria gallina dalle uova d'oro che fa ancora fatica a decollare.

Più che un'innovazione, quello della canapa è un ritorno per l'agricoltura italiana. "La canapa - spiega Coldiretti - fino agli anni '40 era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo, dietro soltanto all’Unione Sovietica”. Venne poi la guerra e soprattutto il proibizionismo con il governo italiano che nel 1961 "sottoscrive la Convenzione unica sulle sostanze stupefacenti - ricorda sempre Coldiretti - in cui la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore. Nel 1975 esce la legge Cossiga contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono”.

Perché accostare canapa e droga è un errore madornale

L'accostamento tra canapa e droga è di fatto ancora un limite per lo sviluppo di questa produzione. "Quando io e mio fratello l'abbiamo introdotta nell'azienda di famiglia - racconta Erika Da Pieve dell'omonima azienda agricola di Porcia, in Friuli - la gente ci guardava ancora con sospetto. Noi qui un tempo coltivavamo tabacco, che ha di fatto massacrato il terreno. Con la canapa è tutt'altra cosa: facciamo mangimi, farine, pasta, grissini. Tutto grazie a dei semi che sono tra i più nutrienti al mondo".

Ecco la sua storia raccontata dai nostri colleghi di AgriFoodToday:

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Uno dei pregi della canapa, come detto da Da Pieve, è proprio il seme. Secondo studi recenti, tali semi hanno proprietà uniche: sono incredibilmente nutrienti (hanno il 30% di grassi, tra cui l'acido linoleico omega 6 e l'acido alfa linoleico omega 3), apportano proteine di alta qualità (più dei semi di chia e di lino), sono una grande fonte di minerali e vitamina E e, quelli integrali, aiutano la digestione perché ricchi di fibre. Inoltre riducono il rischio di problemi cardiaci perché contengono arginina, una sostanza dal potente effetto anti-infiammatorio.

Semi e olio sono poi utili per le infiammazioni della pelle: grazie agli omega 6 e 3, sono indicati in caso di eczema e pelle secca. E inoltre alleviano i disturbi premestruali e quelli della menopausa come irritabilità e ritenzione idrica, grazie alla presenza di acido gamma-linoleico, un regolatore degli ormoni. Christian Rigolin conosce bene queste proprietà e per questo ha deciso di puntare sulla canapa per nutrire i suoi animali. Ecco la sua storia:

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La cannabis terapeutica: usi, giro d'affari e posti di lavoro

Le storie di Da Pieve e Rigolin sono emblematiche della "nouvelle vague" della canapa in Italia. La Coldiretti stima che dal 2013 a oggi gli ettari di cannabis siano cresciuti di dieci volte, da 400 a quasi 4000 in tutto il Paese. Si calcola un giro d’affari superiore ai 40 milioni di euro grazie alle sue varie applicazioni, dalla fibre tessili ai metariali isolanti, dai prodotti agroalimentari come paste e biscotti ai prodotti cosmetici. Un business che potrebbe essere molto più grande. La chiave di volta si chiama "uso terapeutico".

Secondo i dati del ministero della Salute, la cannabis terapeutica importata dall’Olanda in Italia è aumentata del 50% negli ultimi anni. Soddisfare il consumo dei pazienti italiani con cannabis di sola produzione nazionale, per la Coldiretti, potrebbe generare un indotto di oltre 10mila posti di lavoro e dal valore record di 1,4 miliardi di euro. Il problema sono i lacci e lacciuoli burocratici.

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