Polemica sul manifesto antiabortista davanti alla clinica Mangiagalli a Milano: "Un insulto alle donne"

Un presidio di protesta ha coperto con dei lenzuoli il cartello delle associazioni provita. La ginecologa della famosa clinica milanese: "Inaccettabile puntare il dito contro chi decide di interrompere una gravidanza"

Il cartello davanti alla clinica Mangiagalli a Milano (Facebook/Cristina Pecchioli Ronzoni)

Un cartellone delle associazioni cattoliche Pro Vita e Ora et Labora con la scritta "Non fermare il suo cuore. Avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso, e sarà coraggioso perché tu lo sei" è comparso nella notte tra sabato e domenica davanti all'ingresso della clinica Mangiagalli a Milano. Il manifesto ha suscitato polemiche e indignazione e domenica sera si è svolto un presidio di protesta organizzato dal gruppo Pd "Donne democratiche" durante il quale il cartellone pubblicitario è stato coperto con dei lenzuoli  e altri due cartelli con su scritto "194 è una legge di Stato" e "viva la libertà".

Sul messaggio antiabortista si è pronunciata in modo critico  la primaria della Mangiagalli Alessandra Kustermann, che lavora lì dal 1980 e si è sempre schierata in difesa delle donne.

Protesta contro il manifesto provita davanti alla clinica Mangiagalli

Parlando con Il Corriere della Sera, la dottoressa lo ha definito "un insulto a tutte le donne e alla loro libertà di scelta", dichiarando anche che quella di Pro Vita "è un’iniziativa inaccettabile e stigmatizzante". La dottoressa ha poi aggiunto "non possiamo accettare che ad altre, che vengono in ospedale in un momento già delicato e complesso, venga fatto questo".

"Trovo inaccettabile puntare il dito contro chi decide di interrompere una gravidanza - ha detto Kustermann davanti al cartellone mentre veniva coperto dal lenzuolo con la scritta 'Viva la libertà' - perché so bene con quanto dolore una donna arriva a fare una scelta del genere. La gran parte di loro decide così perché non sa come tirare a campare o perché il figlio ha una grave malformazione. Facciamo di tutto per non farle sentire in colpa, poi arrivano questi e fanno di tutto per colpevolizzarle. Non mi sento un’abortista e non amo l’aborto. Difendo solo il diritto all’autodeterminazione delle donne". 

"Un esposto contro chi ha oscurato il manifesto"

"Stiamo preparando un esposto contro chi ha oscurato il nostro manifesto affisso davanti alla clinica Mangiagalli di Milano. La dottoressa che ha raccontato dell'iniziativa di coprirlo con un lenzuolo parla di libertà di scelta, ma non rispetta la libertà di espressione e non permette sia data a una mamma la libertà di scegliere di tenersi un bambino. Le mamme devono essere informate su questa possibilità", ha detto Giorgio Celsi, infermiere e attivista dell'associazione 'Ora et labora in difesa della vita', promotrice dell'iniziativa, riferendosi proprio a Kustermann.

"Noi lamentiamo che sia stata lesa la libertà di espressione e lamentiamo anche un danno economico, perché abbiamo pagato 1.800 euro per l'affissione di quel manifesto e c'è l'autorizzazione del Comune di Milano. Chi si prende l'arroganza di metterci un lenzuolo sopra pensi a tutelare la vita", ha dichiarato Celsi all'AdnKronos Salute, parlando poi di "libertà di scelta", ma allo stesso tempo definendo "traditori del giuramento di Ippocrate" i medici che praticano aborti sulla base di quanto prevede la legge 194. Nell'intervista all'AdnKronos Salute, Celsi ha parlato anche di "interessi economici": "Si sa che c'è una richiesta al ministero della Salute per ottenere incentivi per i medici abortisti. Siamo all'assurdo". Il cartello, ha precisato, "mostra solo una mamma con bimbo in braccio. Invitiamo le mamme a essere coraggiose". Per lui quel cartello, esposto proprio fuori all'ospedale dove decine di donne si recano per sottoporsi all'interruzione di gravidanza, non rappresenta un problema. "Ben venga il turbamento" di quelle donne, afferma annunciando l'intenzione di proseguire con le 'veglie di preghiera' davanti alla Mangiagalli. "Saremo lì di nuovo il 18 febbraio. Fino a qualche tempo fa non potevamo più andare in tanti perché la Questura non ci dava la possibilità per motivi di ordine pubblico. Io ho continuato ad andarci da solo e mi sono preso anche torte in faccia e insulti".

"Giusto oscurare quel manifesto"

"Ritengo che coprire quel manifesto sia stata un'operazione giusta", ha detto all'AdnKronos Salute  Kustermann.  "Hanno annunciato un esposto. Che denuncino pure", è la sua replica. "Il manifesto - ha osservato la specialista - è stato solo coperto, non stracciato. Non è illegale coprire un manifesto offensivo contro le donne e che suscita dolore in chi affronta con fatica un'interruzione volontaria di gravidanza. Secondo i dettami della legge 194 nessuna donna deve essere costretta a sentirsi colpevolizzata e stigmatizzata per una scelta dolorosa e necessaria alla sua salute fisica e psichica".

"Questo manifesto - ha spiegato - possono metterlo dove vogliono, ma non davanti a un ospedale dove ogni mattina si recano donne che questa scelta la devono affrontare con l'aiuto di una psicologa e di assistenti sociali, disponibili a trovare con lei soluzioni alternative". "Credo che la compassione sia fondamentale e che non si possa essere crudeli nei confronti di persone che si trovano in un momento di fragilità", ha concluso, ribadendo: "Io non sono pro aborto, sia chiaro. Farei di tutto per aiutare le donne a non abortire, ma rispetto in modo totale la loro scelta definitiva. Parto sempre dall'idea che solo chi si trova in quella situazione alla fine è in grado di scegliere. Non è compito nostro giudicare. Lo diceva anche Gesù Cristo, ma evidentemente se lo sono dimenticato".

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