Castrazione chimica, il Ministero della Salute dice no

Parere negativo da parte del Ministero della Salute all’emendamento sulla castrazione chimica presentato dalla Lega al disegno di legge che introduce norme a tutela delle vittime di violenza e di violenza di genere, attualmente in discussione in Aula. Come funziona e in quali paesi viene utilizzata nei confronti di soggetti rei di violenza sessuale

Il ministero della Salute, per quanto gli compete, ha espresso parere negativo in merito all'emendamento sulla castrazione chimica presentato dalla Lega al disegno di legge che introduce norme a tutela delle vittime di violenza e di violenza di genere, attualmente in discussione in Aula.

L'emendamento, che modifica l'articolo 165 del codice penale, prevede che "la sospensione condizionale della pena, nei casi di condanna" per reati come la violenza sessuale, "può essere subordinata a trattamenti terapeutici o farmacologici inibitori della libido con il consenso del condannato". Esaminato l'emendamento n. 4.0104 (Turri e altri), "per i profili di natura tecnico-sanitaria" il ministero guidato da Giulia Grillo esprime dunque parere contrario.

Castrazione chimica, come funziona

Walter Artibani, urologo e segretario della Società Italiana di Urologia, all'Adnkronos ha espresso i proprio dubbi sulla castrazione chimica, pur non entrando nel merito dell'emendamento presentato dalla Lega. "A differenza di quella chirurgica, la castrazione chimica è un procedimento reversibile. In urologia è usata a scopo medico nei pazienti con cancro alla prostata metastatico. Questo perché il tumore è sensibile al testosterone nel sangue. Si tratta di una terapia che ha effetti collaterali nei pazienti, e l'utilizzo a lunga durata può avere tutta una serie di conseguenze, come l'osteoporosi". "Il nostro - sottolinea più volte Artibani - è un uso medico. Posso dire che la castrazione chimica provoca nei pazienti una serie di effetti collaterali, dalle vampate di calore, alla sudorazione, ma anche aumento del grasso corporeo, ginecomastia, ridotto desiderio sessuale e impotenza erettiva. Questi ultimi due aspetti immagino siano quelli che interessano ai promotori dell'emendamento. Ma cosa accade in un soggetto normale non saprei dirlo. Inoltre è bene ricordare che a lunga durata la castrazione chimica può provocare osteoporosi e tutta una serie di danni d'organo". Nei pazienti con tumore della prostata metastatico (sensibile al testosterone nel sangue), "si effettua con due approcci - spiega l'urologo - utilizzando per via iniettiva farmaci agonisti o antagonisti dell'ormone luteinizzante, o somministrando per bocca anti-androgeni con effetto diretto sui testicoli. Questi medicinali abbassano il livello di testosterone nel sangue, come se non si avessero i testicoli". L'effetto in ogni caso è reversibile: "Nei pazienti se il farmaco si sospende, dopo 6-7-8 mesi" i livelli di testosterone risalgono. "Chi può dire cosa accade in un soggetto normale? Il nostro - conclude Artibani - è un uso medico".

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La castrazione chimica negli altri paesi

Ma come funziona negli altri paesi, dall'Europa alla Corea del Sud, dalla Russia agli Stati Uniti? La castrazione chimica, come procedimento da adottare nei confronti di soggetti rei di violenza sessuale, è prevista dall'ordinamento di una serie di paesi. Il quadro europeo si presenta estremamente variegato se si considerano le norme di Finlandia, Germania, Svezia, Belgio, Francia, Estonia. I provvedimenti si differenziano per l'età e per la pericolosità dei soggetti a cui è applicabile il trattamento farmacologico. In linea teorica, la legge varata in Polonia nel 2010 non contempla la volontarietà del soggetto come condizione indispensabile per l'attuazione del protocollo. In Russia, nell'ottobre 2011 è stata approvata la legge che prevede la prescrizione del trattamento per soggetti che abbiano usato violenza su minori di 14 anni. In Asia, spicca la normativa sudcoreana che dal 2011 attribuisce ai giudici la facoltà di ordinare la castrazione chimica per chi abbia violentato minori di 16 anni. In Indonesia, un provvedimento simile è in vigore dal 2016 su iniziativa del presidente Jodo Wikodo. Dall'altra parte del pianeta, negli Stati Uniti, sono almeno 9 gli stati ad aver fatto ricorso alla 'chemical castration', con la California a fare da apripista.

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