Cefalea cronica, la proposta bipartisan per renderla una "malattia sociale"

Dopo il via libera delle commissioni, il testo sarà esaminato in aula alla Camera. Secondo gli esperti il disturbo colpisce il 20% degli italiani

Foto di repertorio (ANSA)

Il mal di testa cronico potrebbe a breve essere considerato come una malattia sociale invalidante. E' quanto previsto da una proposta di legge bipartisan in questi giorni all'esame dell'aula alla Camera, dopo il via libera delle commissioni.

A differenza di quanto si possa immaginare - si fa notare nella proposta di legge - quelli che vengono spesso definiti 'comuni mal di testa' comportano ingenti costi economici e sociali. A livello europeo si stima che nel 2013 circa 50 milioni di persone abbiano sofferto di cefalea o emicrania, con un costo valutato in circa 20 miliardi di euro per l'intera Europa. Questa patologia rappresenta una malattia di ampia rilevanza e rende necessario riconoscere la cefalea primaria cronica come malattia sociale, affinché anche questa forma di malattia cronica invalidante possa trovare collocazione nei livelli essenziali di assistenza.

Per essere considerata come malattia sociale, la presenza di una cefalea cronica dovrà essere accertata da almeno un anno mediante diagnosi effettuata da uno specialista del settore presso un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee. Saranno considerate invalidanti le seguenti forme di emicrania:

a) emicrania cronica e ad alta frequenza;

b) cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci analgesici;

c) cefalea a grappolo cronica;

d) emicrania parossistica cronica;

e) cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione;

f) emicrania continua.

La proposta prevede l'inviduazione di "progetti finalizzati a sperimentare metodi innovativi di presa in carico delle persone affette da cefalea, nonché i criteri e le modalità con cui le regioni attuano i medesimi progetti".Tutto ciò però "senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica".

L'esperto: "Il disturbo colpisce il 20% degli italiani"

Per Piero Barbanti, direttore Unità cefalee e dolore del Irccs San Raffaele di Roma, si tratta di "un riconoscimento importantissimo" dal momento che queste persone "molto spesso oggi sono considerate 'non malate' nei loro ambienti di lavoro o a scuola". 

"La nuova legge consentirà a queste persone di avere cure gratuite"

Le cefalee, spiega l'esperto all'AdnKronos, "riguardano una percentuale di italiani che si aggira attorno al 20%, con un rapporto 3 a 1 fra uomo a donna, prevalentemente nell'età di massima produttività. Si tratta di una patologia che, non essendo visibile, è poco riconosciuta e confusa con debolezza psicologica o costituzionale. Il riconoscimento come malattia sociale consentirà a queste persone di avere cure gratuite nei livelli essenziali di assistenza, di avere una tutela in ambito sociale e lavorativo, e anche un accesso alle cure, anche quelle più innovative".

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