Cento anni di Save the Children, oggi come allora: “Stop alla guerra sui bambini”

Celebrazioni a Roma per i cento anni dell'organizzazione fondata in difesa dei bambini all'indomani della Grande Guerra. Presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Nel 1919, il mondo si risvegliava dopo una guerra mondiale che aveva lasciato dietro di sé una grave crisi umanitaria con quasi cinque milioni di bambini nell’Europa Centrale e Orientale che soffrivano la fame. Nel centro di Londra una donna, Eglantyne Jebb, distribuisce volantini raffiguranti i bambini austriaci malnutriti e a rischio malattia, accusando implicitamente il governo inglese per il blocco alimentare nei confronti dell’Austria e della Germania. Finisce sotto processo, viene riconosciuta colpevole ma multata per una cifra simbolica, appena 5 sterline. Poco dopo, dà vita a un appello per donazioni spontanee per la creazione della prima organizzazione a difesa dei bambini. Eglantyne Jebb si batté affinché all’indomani della Grande Guerra si aiutassero i figli di coloro che a loro volta avevano ucciso i figli, i mariti, e i padri di qualcun altro al di là della Manica, perché, diceva, “ogni guerra è una guerra contro i bambini”. Così è nata Save the Children.

Oggi, cento anni dopo, un minore su cinque – pari a 420 milioni di bambine e bambini (il doppio dalla fine della Guerra Fredda) – vive attualmente in aree di conflitto, sempre più esposto a violazioni dei propri diritti, tra i quali i continui attacchi contro le scuole. Solo nel 2017 sono stati bombardati oltre 1400 edifici scolastici: nelle aree di conflitto, l’istruzione è uno dei principali diritti negati all’infanzia e sono 27 milioni i bambini sfollati a causa delle guerre a non avere più accesso all’educazione. Questi i numeri del nuovo dossier “La guerra sui bambini”.

La condizione dell'infanzia del mondo, tra guerre, povertà e discriminazioni

Più di 1 bambino su 2 è minacciato da guerre, povertà e discriminazioni e sono circa 5,4 milioni i bambini sotto i 5 anni che perdono la vita ogni anno a causa di malattie facilmente curabili e prevenibili, mentre in Africa subsahariana e in Asia si calcola che fino a 500 milioni di persone siano attualmente esposte agli effetti dei cambiamenti climatici, spesso costrette ad abbandonare le proprie terre. Ben 27 milioni di minori nel mondo sono tagliati fuori dall’educazione perché le loro scuole sono state distrutte, danneggiate o occupate e oltre 1 miliardo di loro vivono in contesti dove ogni giorno sono costretti a fare i conti con la povertà, anche nei Paesi più avanzati come l’Italia dove attualmente 1,2 milioni di minori si trovano in condizioni di povertà assoluta.

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La difficoltà (e in molti casi l’impossibilità) di accedere all’educazione durante i conflitti ha conseguenze importantissime sui bambini ma anche per quanto riguarda la ricostruzione dei paesi stessi che vivono il conflitto. Al Maxxi Save the Children ha realizzato “Tutti giù per terra”, un’esperienza immersiva per far rivivere in pria persona ai partecipanti cosa significa essere un bambino in un contesto di guerra, con le bombe che cadono su quello che dovrebbe essere per loro il luogo più sicuro: la scuola.

Proprio al Maxxi, dove si è svolto questa mattina un evento per celebrare i 100 anni dalla fondazione dell’organizzazione, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (che ha ringraziato la ong e ha lanciato un monito: "Occorre che che la commozione non sia effimera e non si dimentichi in poco tempo") è stata lanciata la campagna globale “Stop alla guerra sui bambini”. L’augurio, come ha paradossalmente detto il presidente di Save the Children, Claudio Tesauro, è che questo sia il suo primo e ultimo centenario, perché da qui a cento anni non ci sarà più bisogno di tutelare i diritti dei bambini.

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