Il coming out sul lavoro è ancora un tabu

L'Italia è il paese europeo con la percentuale più alta di dipendenti Lgbt+ non dichiarati sul lavoro. I risultati di una ricerca in occasione del Coming Out Day

PA/RUI FARINHA

Anche se l'80% dei dipendenti Lgbt+ dichiara di essere pronto a rivelare il proprio orientamento sessuale nel proprio ambito lavorativo, solo la metà lo ha già fatto e più di un terzo dei professionisti Lgbt+ crede che rivelare il proprio orientamento sessuale sul lavoro potrebbe mettere a rischio la propria carriera.

È quanto emerge da un'indagine di The Boston Consulting Group in occasione del Coming Out Day, che ha coinvolto oltre 4.000 partecipanti (<35 anni) di 60 nazionalità in dodici paesi (tra cui Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi, Messico, Stati Uniti e Brasile). Le donne fanno meno coming out degli uomini (il 14% contro il 20%), così come i bisessuali rispetto agli omosessuali (il 25% contro il 28%).

Fare coming out sul lavoro in Italia e nel mondo

L'Italia è quasi sempre fanalino di coda. Il nostro paese infatti è quello con la maggior percentuale di lavoratori Lgtb+ non dichiarati: il 33% contro il 7% dell'Olanda (peggio di noi solo la Spagna). Il 40% ritiene inoltre che fare coming out renderebbe peggiore la propria vita mentre il 28% pensa che non cambierebbe nulla e il 32% vedrebbe miglioramenti. In Olanda solo il 15% ritiene che dichiararsi in ambito lavorativo peggiorerebbe la propria vita.

Dai dati della ricerca emerge che il 46% dei dipendenti Lgbt+ intervistati ha dichiarato di mentire direttamente o per omissione ai propri dirigenti sul tema dell'orientamento sessuale durante conversazioni informali e, allo stesso modo, il 13% ha dichiarato di dare priorità alla propria ambizione professionale, accettando anche di lavorare (con riluttanza) su progetti in paesi in cui l'omosessualità è criminalizzata. In termini di integrazione professionale dei talenti Lgbt+ emergono importanti differenze a livello di paese. In testa alla classifica si trovano Regno Unito e Olanda, dove circa il 90% dei dipendenti Lgbt+ si dice a proprio agio nell'ambiente professionale. Spagna e Italia, invece, sono in fondo, e oltre il 30% del totale dei partecipanti al sondaggio non si sente a proprio agio a lavorare in questi paesi. In Francia, Germania, Stati Uniti, Messico e Brasile c'è ancora spazio di miglioramento: solo il 75% degli intervistati Lgbt+ ha dichiarato di sentirsi a proprio agio.

VIDEO | Vladimir Luxuria: "Fate coming out, non è mai troppo tardi" 

Coming out, la situazione nelle aziende

Per quanto riguarda le grandi imprese, tra gli intervistati Lgbt+ il 58% vorrebbe lavorare in tali organizzazioni, 11 punti percentuali in meno rispetto alla percentuale dichiarata dai non-Lgbt+. Ma anche le startup fanno fatica, rivelandosi interessanti solo per il 19% degli intervistati Lgbt+, rispetto al 26% di quelli non-Lgbt+.

I datori di lavoro del settore pubblico e non profit sono invece relativamente più attraenti: da 6 a 10 punti percentuali in più tra i candidati Lgbt+ rispetto a quelli non-Lgbt+. Per attirare giovani talenti Lgbt+ non basta pensare al recruiting. Per questi candidati, infatti, la cultura inclusiva (cioè Lgbt+ friendly) è tra i tre criteri principali (addirittura il primo in Germania e Nord America) per accettare un'offerta di lavoro, più importante - in media - del prestigio del datore di lavoro. 

Le aziende, dunque, devono intraprendere azioni concrete per attrarre e mantenere i talenti Lgbt+. Indipendentemente dal paese, gli intervistati Lgbt+ cercano una cultura non discriminante e la garanzia di non dover lavorare in un paese contrario alla comunità Lgbt+. Per attrarre questi talenti, i datori di lavoro dovrebbero sviluppare reti di supporto Lgbt+, sensibilizzare tutta la forza lavoro su queste tematiche e garantire ai colleghi Lgbt+ l'accesso agli stessi benefit (ad esempio, l'assicurazione sanitaria per i partner dello stesso sesso in paesi dove non è un obbligo legale).

Trent'anni fa il primo Coming Out Day

Il Coming Out Day è una ricorrenza istituita trent'anni fa, l'11 ottobre 1988, in occasione dell'anniversario della seconda marcia nazionale su Washington per i diritti delle lesbiche e dei gay. Tutti gli anni si tengono eventi per celebare il coming out e rafforzare la consapevolezza dell'identità di genere e il diritto al coming out. 

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Commenti (1)

  • Credo che ognuno abbia la totale libertà di dichiarare qualcosa di quanto più privato della sua persona, se e solo se lo desidera, senza imposizioni od obblighi di niente e di nessuno

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