Coronavirus, più di 43mila contagi sul lavoro: dati e tabelle

Le denunce all'Inail. Rispetto alle attività produttive, il settore della sanità e assistenza sociale, che comprende ospedali, case di cura e case di riposo, registra il 72,8% delle denunce (e il 32,3% dei casi mortali), seguito con il 9,2% dall'amministrazione pubblica

Sono in totale 43.399 i contagi da nuovo coronavirus di origine professionale denunciati all’Inail (Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) tra la fine di febbraio e il 15 maggio, circa seimila in più rispetto ai 37.352 della rilevazione del 4 maggio. I casi di infezione con esito mortale registrati nello stesso periodo sono 171, 42 in più rispetto al monitoraggio precedente, e circa la metà riguarda il personale sanitario e socio-assistenziale, con i tecnici della salute e i medici al primo posto tra le categorie più colpite.

Come evidenziato dal terzo report sui contagi sul lavoro da Covid-19 elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, l’età media dei lavoratori che hanno contratto il virus è di 47 anni per entrambi i sessi, ma sale a 59 anni (58 per le donne e 59 per gli uomini) per i casi mortali. Nove decessi su dieci, in particolare, sono concentrati nelle fasce di età 50-64 anni (70,8%) e over 64 anni (19,3%). Il 71,7% dei lavoratori contagiati sono donne e il 28,3% uomini, ma il rapporto tra i generi si inverte nei casi mortali. I decessi degli uomini, infatti, sono pari all’82,5% del totale.

L’analisi territoriale conferma il primato negativo del Nord-Ovest, con oltre la metà delle denunce complessive (55,2%) e il 57,9% dei casi mortali. Tra le regioni, invece, più di un’infezione di origine professionale su tre (34,9%) e il 43,9% dei decessi sono avvenuti in Lombardia. Rispetto alle attività produttive, il settore della sanità e assistenza sociale, che comprende ospedali, case di cura e case di riposo, registra il 72,8% delle denunce (e il 32,3% dei casi mortali), seguito con il 9,2% dall’amministrazione pubblica, con le attività degli organi legislativi ed esecutivi centrali e locali.

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L'Istituto precisa che "i dati sulle denunce di infortunio da Covid-19 che l’Inail mette a disposizione sono provvisori e il loro confronto con quelli osservati a livello nazionale dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) richiede cautele, innanzitutto per la più ampia platea rilevata dall’Iss rispetto a quella Inail riferita ai soli lavoratori assicurati, e poi per la trattazione degli infortuni, in particolare quelli con esito mortale, per i quali la procedura presenta maggiore complessità dato l’attuale contesto, del tutto eccezionale e senza precedenti, di lockdown. Numerosi infortuni, infatti, sono entrati negli archivi statistici dell’Istituto nel mese di aprile data la circostanza, emersa soprattutto agli inizi della pandemia e prima dell’emanazione della circolare Inail del 3 aprile 2020 n. 13, non sempre chiara di ricondurre la natura dei contagi da Covid-19 a infortunio sul lavoro".

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Per quantificare il fenomeno, comprensivo anche dei casi accertati positivamente dall’Inail, "sarà comunque necessario attendere il consolidamento dei dati, con la conclusione dell’iter amministrativo e sanitario relativo a ogni denuncia. Inoltre, giova ribadire che i dati Inail sono un sottoinsieme del fenomeno osservato a livello epidemiologico dall’Iss, non essendo oggetto della tutela assicurativa Inail, ad esempio, una specifica platea, anche particolarmente esposta al rischio contagio, come quella dei medici di famiglia, dei medici liberi professionisti e dei farmacisti. Le statistiche di seguito riportate hanno il fine di dare conoscenza quantitativa e qualitativa del fenomeno coronavirus in termini di denunce pervenute all’Istituto alla data del 15 maggio 2020 e saranno replicate con successivi aggiornamenti".

Per quanto riguarda le denunce di infortunio nel complesso, il monitoraggio Inail alla data del 15 maggio 2020 rileva nel dettaglio:

  • 43.399 denunce di infortunio a seguito di Covid-19 segnalate all’Inail (il 23% delle denunce di infortunio pervenute da inizio anno), concentrate soprattutto nel mese di marzo (54%) e di aprile (40%). I casi in più rispetto al monitoraggio effettuato alla data del 4 maggio sono 6.047;
  • per il 71,7% i contagiati sono donne, il 28,3% uomini;
  • l’età media è di 47 anni per entrambi i sessi; l’età mediana (quella che ripartisce la platea - ordinata secondo l’età - in due gruppi ugualmente numerosi) è 48 anni (62 anni quella riportata dall’Istituto Superiore della Sanità per i contagiati nazionali);
  • il dettaglio per classe di età mostra come il 43,4% del totale delle denunce riguardi la classe 50-64 anni. Seguono le fasce 35-49 anni (37,1%), 18-34 anni (17,5%) e over 64 anni (2,0%);
  • gli stranieri sono il 15,3% (otto su 10 sono donne);
  • gli italiani sono l’84,7% (sette su 10 sono donne);
  • l’analisi territoriale evidenzia una distribuzione delle denunce del 55,2% nel NordOvest (Lombardia 34,9%), del 24,7% nel Nord-Est (Emilia Romagna 10,0%), del 12,0% al Centro (Toscana 5,7%), del 5,9% al Sud (Puglia 2,6%) e del 2,2% nelle Isole (Sicilia 1,2%);
  • delle 43.399 denunce di infortunio da COVID-19, quasi tutte riguardano la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (circa il 99%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative dell’Agricoltura, della Navigazione e per Conto dello Stato è inferiore a 500;
  • rispetto alle attività produttive (classificazione delle attività economiche AtecoIstat 2007) coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…) registra il 72,8% delle denunce; seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità e amministratori regionali, provinciali e comunali) con il 9,2%; dal noleggio e servizi di supporto (servizi di vigilanza, di pulizia, call center,…) con il 4,1%; dal settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare) con il 2,6%;
  • l’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta da contagi, con il 42,0% delle denunce (più di tre casi su quattro sono donne), oltre l’84% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 21,6% (l’81,5% sono donne), i medici con l’11,4%, gli operatori socio-assistenziali con il 7,8% e il personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (ausiliario, portantino, barelliere, bidello) con il 4,7%.

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Per quanto riguarda invece le denunce di infortunio con esito mortale, il monitoraggio rileva:

  • 171 denunce di infortunio con esito mortale a seguito di Covid-19 pervenute all’Inail (circa quattro casi su dieci decessi denunciati), di questi il 40% deceduti a marzo e il 59% ad aprile. Rispetto al monitoraggio alla data del 4 maggio i decessi sono 42 in più;
  • per l’82,5% i decessi hanno interessato gli uomini, il 17,5% sono donne (al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce);
  • l’età media dei deceduti è 59 anni (58 per le donne, 59 per gli uomini); l’età mediana (quella che ripartisce la platea - ordinata secondo l’età - in due gruppi ugualmente numerosi) è 60 anni (80 anni quella calcolata dall’Istituto superiore della sanità per i deceduti nazionali);
  • il dettaglio per classe di età mostra come il 70,8% del totale delle denunce riguardi la classe 50-64 anni. Seguono le fasce over 64 anni (19,3%), 35-49 anni (8,2%) e under 34 anni (1,7%);
  • gli stranieri sono il 10,5% (sei su 10 sono maschi);
  • gli italiani sono l’89,5% (nove su 10 sono maschi);
  • l’analisi territoriale evidenzia una distribuzione dei decessi del 57,9% nel NordOvest (Lombardia 43,9%), del 14,0% nel Nord-Est (Emilia Romagna 8,2%), dell’11,1% nel Centro (Marche 4,1%), del 15,2% al Sud (Campania 7,6%) e dell’1,8% nelle Isole (Sicilia 1,8%);
  • il 91,8% dei decessi afferisce alla gestione assicurativa dell’Industria e servizi, il 5,8% alla gestione Conto Stato, mentre il restante 2,4% è ripartito tra Agricoltura e Navigazione;
  • rispetto alle attività produttive (classificazione delle attività economiche AtecoIstat 2007) coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…) registra il 32,3% dei decessi; seguito dal commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 12,9% dei casi; dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità e amministratori regionali, provinciali e comunali) con il 10,8%; dal trasporto e magazzinaggio con il 9,7%; dalle attività del manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare) e da quelle professionali, scientifiche e tecniche (dei consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale), con il 6,5% per entrambi i settori;
  • l’analisi per professione dell’infortunato evidenzia come circa la metà dei decessi riguardi personale sanitario e socio-assistenziale. Nel dettaglio, le categorie dei tecnici della salute (il 70% sono infermieri) e dei medici sono quelle più colpite dai decessi, con il 15,5% dei casi codificati per entrambe, seguite da quelle degli operatori socio-sanitari (10,7%), dagli impiegati amministrativi con l’8,3% e degli operatori socio-assistenziali (6,0%).

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