Coronavirus, solo dal 3 giugno si capirà davvero come stanno andando le cose

Da inizio giugno inizieremo a vedere le vere conseguenze sulla curva epidemica delle riaperture del 18 maggio. Dal 3 giugno frontiere aperte e spostamenti tra Regioni. Speranza: "Possibili scelte differenziate, il monitoraggio dell'indice di contagio è quotidiano"

La sanificazione della divisa di un sanitario, foto Ansa (archivio)

In vista della riapertura vera dell'Italia, quella del 3 giugno, "è possibile che si facciano scelte differenziate tra i diversi territori del Paese sulla base dell'andamento dell'epidemia COVID-19. L'ha evocato il ministro della Salute Roberto Speranza, parlando ieri sera a "Carta bianca", la trasmissione di Rai3. "Il monitoraggio è quotidiano e ci permette di vedere esattamente come progresisce l'indice del contagio (...). Noi lo valuteremo giorno per giorno e, sulla base di queste indicazioni potremo decidere. Io penso che per esempio, nella fase che verrà, sarà naturale anche fare scelte differenziate tra i territori", ha spiegato Speranza.

"Dobbiamo dirci una verità, con grande serenità: aver chiuso tutto il nostro paese, ha salvato una parte molto significativa del paese. Ci sono state regioni oggettivamente più colpite, che hanno pagato un prezzo più alto, perché lì il virus è arrivato prima. Aver capito che c'era un rischio per tutto il resto d'Italia ci ha portato a fare misure molto rigide non solo in quelle regioni, ma anche nel resto d'Italia", ha proseguito. "Io penso che abbiamo fatto la scelta giusta perché oggi abbiamo una parte molto significativa d'Italia con una circolazione del virus che è residuale. Con questa scelta, sono stati fatti sacrifici, ma abbiamo salvato la vita a migliaia di persone".

Il ministro ieri a più riprese ha messo l'accento sul fatto che l'intesa raggiunta con le Regioni prevede una gradualità. Ma si è deciso di aprire, perché - ha specificato - "dopo 70 giorni il paese non poteva restare fermo, avremmo pagato un prezzo troppo alto in termini economici e sociali". Ora però, ha continuato, "non possiamo assolutamnente sprecare il vantaggio accumulato in queste settimane; non dobbiamo assolutamente vanificare il lavoro straordinario che abbiamo fatto finora".

Se la fase 2 è entrata nel vivo già dal 18 maggio, lo stop ai trasferimenti tra una regione e l'altra è al momento  in vigore fino al 3 giugno. Per la mobilità extraregionale bisognerà aspettare quindi a meno di brutte notizie nel corso della prossima settimana il 3 giugno, anche se resta la possibilità di spostarsi tra una regione e l’altra (con autocertificazione) per stato di necessità, salute e lavoro. Inoltre dal 3 giugno riaprono anche le frontiere. Si potrà entrare in Italia dall’Unione europea e da tutta l’area Schengen senza doversi sottoporre ai 14 giorni di isolamento imposti dalla quarantena scattata con l’epidemia di coronavirus.

Dal 3 giugno in avanti si capirà davvero come stanno andando le cose. Non prima. Dal giorno seguente alla Festa della Repubblica Italiana inizieremo a intravedere le conseguenze sulla curva epidemica delle riaperture del 18 maggio, giorno in cui quasi ovunque c'è stata la riapertura di negozi al dettaglio, centri commerciali, bar, ristoranti, parrucchieri, estetisti e mercati non alimentari: a quel punto il via libera alla mobilità interregionale e alla riapertura delle frontiere sancirà la libera circolazione su tutto il territorio nazionale anche dei soggetti asintomatici: un rischio, ma un rischio che prima o poi si dovrà correre. 

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Per quel che riguarda gli spostamenti tra regioni, tutti gli occhi sono quindi puntati sulla Lombardia, la regione di gran lunga più colpita dall'epidemia.  "Ipotecare il futuro è una cosa che non mi sento di fare. Stiamo facendo una grande azione di monitoraggio per controllare la situazione, staremo attentissimi. In base a quelli che saranno i risultati di queste analisi, che valuteremo insieme all'Iss, a quella data prenderemo le decisioni che sarà opportuno prendere. Confido nel fatto che la situazione possa migliorare, come sta gradualmente migliorando, e che il 3 giugno si possa, come tutte le altre Regioni, riaprire anche la circolazione ultraregionale", dice a Timeline, su Sky TG24 il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

Boccia: "Se il sistema di monitoraggio dirà che una regione è a rischio dovrà richiudere"

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