Coronavirus, in Italia ora situazione ideale: ma "occhio" al distanziamento sui treni

L'epidemiologo Bonanni: ora "tutto dipende dalla nostra bravura a tenere i focolai sotto controllo nelle prime fasi". L'epidemia è in ritirata ma abolire le distanze di sicurezza sui treni, come hanno fatto varie Regioni del Nord, "è una decisione sbagliata" secondo gli esperti

I numeri sono molto incoraggianti: ieri "solo" 6 vittime in Italia per Covid-19, è il numero quotidiano più basso da molti mesi a questa parte. Com'è la situazione epidemiologica in Italia? In questo momento  "siamo nella situazione ideale, perché abbiamo pochi nuovi positivi e siamo in grado di fare un tracciamento preciso", dice al 'Corriere della Sera' Paolo Bonanni, esperto di Sanità Pubblica e professore ordinario di Igiene all'Università di Firenze.

A questo punto "tutto dipende dalla nostra bravura a tenere i focolai sotto controllo nelle prime fasi. Se i casi cominciano ad aumentare in maniera esponenziale, il lockdown diventa una scelta necessaria e drammatica. Credo che per la nostra economia sarebbe una tragedia assoluta".

La possibile seconda ondata di coronavirus è tema di dibattito. Se dovessimo avere in autunno una recrudescenza di nuove infezioni sarebbe necessario un altro lockdown? "Bisogna capire quanto crescono i casi", dice Bonanni. "Se siamo capaci di contenerli là dove si manifestano, non sarà necessario bloccare di nuovo tutte le attività con un lockdown generalizzato. E' cruciale valutare la velocità con cui i focolai si diffonderanno", spiega. "Mi viene in mente la Liguria, dove ci sono stati pochi giorni fa 14 casi di cui 12 in una casa di riposo. Se succede questo, se si identificano precocemente i contatti stretti e si è in grado di fare il tracciamento dei soggetti che provengono tutti dallo stesso luogo, probabilmente saremo capaci di contenere il contagio con il solo isolamento di alcune zone". 

Cosa fare per prepararsi sin da subito a un autunno che potrebbe essere molto complesso? "Sarebbe necessario - precisa Bonanni - ci fossero tracciatori di contatti diffusi in modo capillare sul territorio. La app "Immuni" è stata scaricata da poche persone e comunque non sarebbe bastata da sola, serve anche una forza lavoro umana. Non necessariamente devono essere medici specialisti in igiene, possono essere gli assistenti sanitari (che sono deputati a farlo per competenza professionale), ma anche semplici studenti di medicina degli ultimi anni opportunamente formati". Lo stiamo facendo? "Dal mio osservatorio non posso dirlo con certezza per tutte le Regioni, che devono organizzarsi senza eccezioni per avere i tracciatori in caso di necessità. A marzo non eravamo pronti. Il momento di attrezzarsi in questo senso è adesso". Nel caso i nuovi positivi aumentassero in modo preoccupante, saremo costretti a chiudere? "Non credo ci troveremo nella stessa situazione di marzo. Bisogna fare piccole zone rosse circoscritte: meglio piccoli blocchi locali rispetto a un blocco generalizzato. Per una volta cerchiamo di investire in prevenzione in Italia e dotiamoci delle forze umane necessarie per tempo". Non c'è tempo da perdere quindi.

Coronavirus Fase 3, "sbagliato abolire le distanze di sicurezza sui treni"

E' ancora il tempo della prudenza, soprattutto nei luoghi chiusi. E abolire le distanze di sicurezza sui treni, come hanno fatto alcune Regioni del Nord, "è una decisione sbagliata. Nei luoghi chiusi non c'è altro sistema per proteggersi dal contagio. Il distanziamento fisico è ancora necessario e in particolare sui treni". Lo ricorda su 'La Stampa' Luca Richeldi, pneumologo, componente del comitato tecnico scientifico del ministero della Salute, che invita alla prudenza e al rispetto delle regole negli spostamenti delle vacanze. Richeldi ricorda che è ancora necessario il distanziamento "in particolare nei luoghi chiusi in cui si permane in modo stazionario per tempi prolungati. Mi pare proprio che i treni rientrino in questa fattispecie".

Mascherina sì, distanza no. Emilia, Veneto, Friuli e Liguria sono già partiti con le ordinanze: dopo quella del Piemonte rimarrebbero quindi fuori solo Lombardia e Valle d’Aosta, dove i divieti restano in vigore.

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La pensa così anche Massimo Andreoni, virologo del Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive. "Abolire il distanziamento sui treni non mi sembra una grande idea - dice al quotidiano torinese - Non è una questione di ottimismo o di pessimismo. E' una questione di prudenza. Prima ancora che la scienza in questo caso è in gioco il buon senso. Non dimentichiamo che di virus si muore ancora e che diverse persone, adesso, si trovano in terapia intensiva [...] Nei mezzi di trasporto il rischio di contaminazione è più alto: si sta molte ore insieme, in situazioni di stretta vicinanza, e non sempre con la mascherina e prendendo tutte le precauzioni necessarie. Questo - ricorda Andreoni - è un periodo in cui riprendono i grandi spostamenti, da regione a regione e anche da nazione a nazione, e quindi i pericoli aumentano. Il terzo dato è che il virus sta creando, di nuovo, molti problemi in molte aree del mondo, dal Brasile agli Stati Uniti. Molti pensano al caso degli aerei, dove il distanziamento è stato eliminato, ma si tratta di una condizione diversa. Sugli aerei, infatti, i sistemi di aerazione sono molti efficaci, mentre sui treni non sono altrettanto sofisticati. Là la deroga è possibile, sui treni non è consigliabile: è meglio pensare di organizzare un secondo treno, anziché affollarne uno soltanto".

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