Il coronavirus circola nell'aria? Gli esperti fanno chiarezza: "Non ci sono evidenze"

L'istituto superiore di sanità smentisce una notizia apparsa questa mattina su alcuni media. Rezza: "Con il virus libero di contagiare stop all'epidemia in sei mesi, ma lasciando morti e feriti"

Foto di repertorio

Al momento non ci sono evidenze che il virus circoli nell'aria. A dirlo è stato il presidente dell'Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, che ha così smentito una notizia apparsa questa mattina su diversi quotidiani italiani secondo cui il virus potrebbe viaggiare nell’aria a distanze più ampie rispetto a quelle di cui si era parlato finora (un metro, un metro e mezzo). Nel corso di una conferenza per fare il punto sull’emergenza sanitaria, Rezza ha detto che "questa via (di trasmissione, ndr) era nota in determinati contesti, come quelli sanitari, ma al momento la letteratura scientifica indica che le principali vie diffusione del virus sono quelle per droplet ('goccioline', ndr) e per contatto".

Il virus circola nell'aria? All'aperto l'ipotesi è da escludere

Insomma, negli spazi aperti è difficile che il virus possa circolare nell’aria. "La gente ha paura che andando per strada o stando sul balcone" ci possa essere una trasmissione del virus, ma "al di fuori degli ambienti chiusi possiamo escludere" questa ipotesi, ha aggiunto il direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’ISS, Gianni Rezza. 

Rezza ha poi sottolineato che "abbiamo dei segnali cautamente positivi, l'infezione sta diminuendo nelle aree più colpite e la curva dei casi sta appiattendosi o forse probabilmente questo è il preludio a una iniziale e graduale diminuzione del numero di nuovi casi. Ma dobbiamo essere cauti, questo virus non ci mette niente a riprendere la sua circolazione anche molto attiva".

L’altro scenario: "Con il virus libero di contagiare, stop all’epidemia in sei mesi"

"Se avessimo fatto 'scorrazzare' il virus rapidamente in 6 mesi avremmo esaurito l'epidemia, ma lasciando morti e feriti" ha aggiunto Rezza, dipingendo uno scenario catastrofico. "Gli ospedali sarebbero stati sopraffatti e le terapie intensive non avrebbero saputo a chi dare i resti. Abbiamo cercato di tenere bassa l'intensita' di circolazione del virus e i dati italiani sembrano confermare che queste misure iniziali di contenimento e distanziamento sociale, dure e rigorose- ha concluso- stanno dando i loro effetti".

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Quanto al Sud, "siamo moderatamente ottimisti e moderatamente contenti che sia stato in parte risparmiato, ma questo è avvenuto non perché c'è una resistenza genetica all'infezione né perché la temperatura è più alta, ma semplicemente perché l'intervento di distanziamento sociale adottato su scala nazionale ha fatto sì che, laddove il numero di infezione fosse relativamente basso, continuasse ad essere basso. Sia ben chiaro che, se noi avessimo mollato, a questo punto avremmo tante Codogno".

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