Coronavirus, la data dell'azzeramento dei contagi regione per regione: "Se non sparisce in estate, diventa endemico"

Il rapporto Osservasalute: quando si prevede l'inizio dell'azzeramento dei contagi in tutte le regioni. Ricciardi avverte: "Se virus non si azzera a luglio e agosto, comincia a diventare endemico". Ma il coronavirus in Lombardia non sparirà nei prossimi mesi, lì l'azzeramento potrebbe avvenire in autunno (con la possibile seconda ondata alle porte)

Ci sono tanti spunti e tanti dati. Poche luci e molte ombre su come è stato organizzato e finanziato negli ultimi anni il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), penalizzato da riduzioni di spesa pubblica e sempre maggiore carenza di personale medico e infermieristico. Alla vigilia della pandemia da SARS-CoV-2, il sottofinaziamento della sanità, insieme alla devolution che ha di fatto creato 21 diversi sistemi sanitari regionali diversamente performanti, ha determinato conseguenze per i cittadini, che non hanno potuto avere le stesse garanzie di cura. Sono alcuni dei dati estratti dal "Rapporto Osservasalute", XVII edizione, presentato oggi e curato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che opera nell'ambito di Vihtaly, spin off dell'Università Cattolica, presso il campus di Roma (il rapporto si può scaricare liberamente qui). Ci sono anche le previsioni su quando l'epidemia di coronavirus in Italia potrebbe iniziare ad azzerarsi.

Dal 2010 al 2018 la spesa sanitaria pubblica è aumentata di un modesto 0,2% medio annuo, molto meno dell'incremento del PIL che è stato dell'1,2%.
Al rallentamento della componente pubblica delle risorse finanziarie ha fatto seguito una crescita più sostenuta della spesa privata delle famiglie, pari al 2,5%. Nel 2018, la spesa sanitaria complessiva, pubblica e privata sostenuta dalle famiglie, ammontava a circa 153 miliardi di euro, dei quali 115 miliardi di competenza pubblica e circa 38 miliardi a carico delle famiglie.

"L'esperienza Covid-19 ha acceso i riflettori sulla fragilità dei Servizi Sanitari Regionali nel far fronte alle emergenze - considera il direttore scientifico Solipaca - In particolare, ha messo in luce la necessità di riorganizzare e sostenere con maggiori risorse il ruolo del territorio che avrebbe potuto arginare, soprattutto nella fase iniziale della pandemia, la portata dell'emergenza evitando che questa si riversasse sulle strutture ospedaliere, impreparate ad affrontare una mole elevata di ricoveri di persone in una fase acuta dell'infezione. Un altro elemento su cui riflettere per il futuro è l'organizzazione decentrata della Sanità Pubblica, le Regioni, infatti, si sono mosse in maniera molto diversa l'una dall'altra - conclude Solipaca - non sempre in armonia con il governo nazionale".

Tante differenze nella gestione dei contagiati tra le regioni italiane: il Veneto ha la quota più bassa di ospedalizzati e quella più alta di soggetti positivi posti in isolamento domiciliare. All’inizio della pandemia il Veneto aveva in isolamento domiciliare circa il 70% dei contagiati, nell’ultimo periodo oltre il 90%. Atteggiamento diverso della Lombardia e del Piemonte che hanno percentuali di ospedalizzazione tra il 50% e il 60% all’inizio della pandemia, per poi crescere e oscillare tra il 70 e l’80% nella prima metà di marzo, quando nelle altre Regioni diminuisce; infine, scendono sotto il 20% a partire dalla fine di aprile, primi di maggio. Toscana e Marche hanno approcci simili, entrambe ospedalizzano oltre il 60% dei contagiati fino ai primi di marzo, scendono sensibilmente a meno del 30% alla fine di marzo e sotto il 20% dalla seconda metà di aprile. Nell’emergenza sanitaria Osservasalute registra le differenze regionali del tasso di letalità, che in Lombardia raggiunge il 18%, in Veneto un massimo del 10%. Emilia-Romagna, Marche e Liguria sono le altre Regioni con la letalità più elevata, tra il 14-16%. "Non è chiara la spiegazione di questo dato, verosimilmente si è verificata una sottostima del numero di contagiati (il denominatore del rapporto con il quale si misura la letalità)- precisa il Rapporto- Questa circostanza richiama la scarsa qualità del monitoraggio effettuato da alcune regioni".

Coronavirus: quali sono le regioni nella fase finale dell'epidemia

"La Lombardia mostra una dinamica dei contagi ancora molto sostenuta, con un andamento estremamente variabile, ma con un trend di discesa molto lento: i modelli statistici indicano che la pandemia in questa regione entrerà nella fase di azzeramento non prima di 3 mesi": emerge questo dal Rapporto Osservasalute e Covid-19. Il dossier prende in considerazione i dati fino al 15 giugno e "la loro dinamica - si spiega - mette in luce, già da qualche settimana, che la pandemia si sta riducendo, i nuovi casi di contagio sono in costante decremento, tuttavia la loro diminuzione procede molto lentamente".

"Molte regioni sono ormai nella fase finale dell'epidemia, si tratta della PA di Bolzano, Umbria, Calabria, Sardegna, Valle d'Aosta, Sicilia, PA Trento, Puglia, Abruzzo e Basilicata. In queste zone si alternano giorni senza contagi ad altri con un basso numero di nuovi casi. Altre regioni si trovano in una fase appena precedente a quella del primo gruppo, sono il Friuli Venezia Giulia, Veneto, Marche, Campania, Toscana e Molise, per le quali ci si attende, secondo le proiezioni effettuate, l'inizio della fase di azzeramento dei nuovi contagi a partire dalla terza decade di giugno. Piemonte, Liguria e Lazio mostrano andamenti molto altalenanti nell'ultimo periodo, frutto di nuovi focolai improvvisi, ma forse anche irregolarità nella rilevazione dei nuovi contagi. Pertanto, la previsione dello sviluppo della pandemia ha un elevato grado di incertezza, comunque la fase di azzeramento potrebbe iniziare tra la prima e la seconda decade di luglio. Più regolare l'andamento dei nuovi casi in Emilia-Romagna, per la quale si prevede l'inizio della fase di azzeramento nella seconda decade di luglio".

"È bene ricordare che l'Organizzazione Mondiale della Sanità considera terminata una pandemia quando il numero di nuovi contagi è pari a 0 per almeno 40 giorni consecutivi, pertanto, anche nelle regioni con il quadro epidemiologico migliore, ancora non è possibile affermare che l'epidemia si sia arrestata. Inoltre - conclude il rapporto - resta inteso che i dati rilevati dalla Protezione civile ignorano i casi asintomatici che quindi non rientrano nelle curve stimate".

Ricciardi: "Se virus non si azzera a luglio e agosto, comincia a diventare endemico"

"L'infezione è caratterizzata dallo stesso virus di gennaio, dalla stessa potenzialità e capacità di diffusione e se allentiamo la guardia tornerà, per il momento, almeno fino all'autunno, non a quei livelli che abbiamo visto a marzo e aprile. Ma si diffonderà tra i giovani, che saranno i portatori dell'infezione e per assenza di comportamenti appropriati lo trasmetteranno ai loro genitori e nonni e rivedremo la pressione sulle strutture stanitari. Si verificherà in autunno". E' il commento di Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene generale e applicata all'Università Cattolica e direttore dell`Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, presentando il rapporto Osservasalute 2019.

"Ci sono clinici che dicono che non vedono più casi gravi: non è per il virus - ha specificato - ma per le misure prese e i comportamenti saggi degli italiani, che ne hanno prevenuto la circolazione. La replicazione virale può essere più scarsa, ma è argomento per pubblicazioni scientifiche: ci sono soggetti, pochi o molti, che rimangono positivi a volte anche per mesi con una carica virale bassa, ma lo sapevamo".

"Sono migliaia di anni che in autunno i virus tornano, dall'influenza alle polmoniti: se tornerà questo nuovo coronavirus non lo sappiamo ancora, ma se siamo persone razionali quasi sicuramente tornerà, perchè rispetto alla Sars e alla Mers ha una grandissima capacità di contagio. Ci auguriamo che sparisca, ma ci dobbiamo comportare come se a ottobre lo troveremo come a febbraio. Per questo sarà importante la vaccinazione antiinfluenzale. Abbiamo bisogno di un'alleanza tra scienza e politica, tra scienza e media: la paura tornerà, ma se si riesce ad agire con razionalità i problemi possono essere evitati", ha concluso Ricciardi.

"Se l'azzeramento non comincia a verificarsi adesso, a luglio e agosto, il virus comincia a diventare endemico, a stabilizzarsi nella nostra penisola e a riacutizzarsi in coincidenza con l'autunno" ha aggiunto Ricciardi. "Fa eccezione la Lombardia, dove data la circolazione del virus siamo abbastanza certi che non sparirà nei prossimi mesi: secondo le nostre previsioni - ha spiegato - se i dati continuano in questo modo una possibile attenuazione si avrà il 17 ottobre, quando però probabilmente sarà ricominciato".

"Quello che è importante è il distanziamento fisico e la cautela nelle relazioni sociali, il lavaggio delle mani che controlla il 60% dei contagi, l'uso corretto delle mascherine. È il comportamento da adottare fino a quando non avremo un vaccino".

"Sulla app Immuni sono profondamente insoddisfatto. Nella concezione della app, una decisione all'unanimità della politica, si è privilegiata la tutela della privacy all'efficacia del contenimento dell'epidemia. In questo momento potrebbe essere anche accettabile, ma voglio vedere se ci fossero migliaia di casi come li rintracciamo". Lo ha detto Walter Ricciardi. "La app Immuni non ha la geolocalizzazione e tutta una serie di paletti che tutelano assolutamente la privacy, ma non consentono di rintracciare qualcuno. Se a questo aggiungiamo che a tutt'oggi è stata scaricata solo da 3,5 milioni di cittadini, ma la percentuale minimale perchè sia efficace è almeno il 60% della popolazione, si capisce il senso di frustrazione che ho". "Non è solo un problema italiano, ma europeo: l'Europa privilegia la tutela della privacy, che va sicuramente protetta ma in epoca di emergenza bisogna privilegiare la vita umana"

"Grazie all'eroismo di medici, infermieri e dirigenti è stato evitato il peggio. Grazie alle decisioni politiche, in collaborazione con la scienza, l'Italia ha evitato decine di migliaia di morti, come è stato in Gran Bretagna, Stati Uniti e Brasile dove il lockdown è arrivato troppo tardi e troppo poco, paesi con un morto al minuto, soprattutto il Brasile, ma anche gli Stati Uniti che hanno ora una epidemia assolutamente fuori controllo. Le scelte che quei paesi hanno fatto sono antiscientifiche, anche la Svezia ha fatto scelte sbagliate dal punto di vista sanitario. Il Servizio sanitario nazionale - ha spiegato Ricciardi - è arrivato allo tsunami da coronavirus assolutamente impreparato, in condizioni deboli dal punto di vista strutturale e del personale: nei passati anni il Ssn ha perso 40mia operatori e ha continuato a funzionare con quell'eroismo visto con quei medici bardati e infermieri esausti".

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"La scuola va riaperta, ma nella riapertura dobbiamo stare attenti e farlo nella maniera più adeguata possibile - dice ancora Ricciardi - Il virus è estremamente contagioso. Ai decisori politici e tecnici diciamo di studiare la soluzione più adeguata e essere pronti a casi di contagio in classi e istituti scolastici".

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