Coronavirus, in Lombardia aumentano i contagi (ma anche i tamponi fatti)

Il governatore Fontana: "Se il trend dell'aumento ricomincia sarebbe imbarazzante". I dati però dimostrano che il numero di tamponi effettuati è aumentato sensibilmente negli ultimi due giorni

Attilio Fontana. ANSA/ MOURAD BALTI TOUATI

"Oggi i numeri purtroppo non sono belli, il numero di contagiati è aumentato un po' troppo rispetto alla linea dei giorni scorsi, siamo sui 2.500. Noi speravamo non si verificasse un aumento di questo genere ma dovremo ora valutare e capire se si è trattato di un fatto eccezionale determinato da qualche episodio particolare o se invece il trend dell'aumento ricomincia e in questo caso sarebbe abbastanza imbarazzante". Lo ha detto il governatore lombardo, Attilio Fontana, durante il punto stampa sull'emergenza coronavirus.

Rispondendo a chi gli chiedeva se i dati indicano che si è raggiunto un picco, Fontana ha precisato: "Non sono in grado di dare valutazioni, devono essere date dai tecnici, io personalmente sono preoccupato". Quanto alla zone lombarde maggiormente colpite dai nuovi contagi, Fontana ha precisato che "il lavoro di analisi non è ancora concluso" e che i dati odierni verranno comunicati stasera dall'assessore al Welfare, Giulio Gallera.

"Più tamponi, più contagiati": come si spiega l'impennata in Lombardia

Stando ai dati diffusi dalla Protezione Civile il 26 marzo in Lombardia sono stati analizzati 6047 tamponi, contro i 4671 di ieri e i 3453 del 24 marzo. La Regione Lombardia "ha fatto il doppio dei tamponi di 3 giorni fa (bene) e ha visto aumentare i contagi", spiega su Twitter il consigliere regionale Pietro Bussolati. "Fontana non sa perchè: il sommerso è amplissimo e solo con assistenza domiciliare e piu test contrastiamo il virus. Mi preoccupa molto invece la confusione con cui usa i dati". 

Sulla stessa lughezza d'onda l'assessore all'Urbanistica di Milano Pierfrancesco Majorino: "Da alcuni giorni sono aumentati i tamponi - spiega su Twitter - e quindi salgono i numeri. La percentuale di positivi al tampone è più o meno la stessa, è solo la conferma che i positivi son molti di più di quelli censiti". 

La polemica sui tamponi, Fontana: "Seguiamo direttive del ministero"

In conferenza stampa il governatore Fontana ha però assicurato che sui tamponi non c'è stato nessun cambio di rotta. "La Regione Lombardia, come ribadito anche oggi il minsitro Speranza, ha rigorosamente seguito i protocolli che sono stati dettati dall'istituto superiore di sanità e dall'organismo scientifico che collabora con il ministero". 

"Loro - ha precisato Fontana - hanno mandato il 27 febbraio un'indicazione su come ci si doveva comportare. E questa indicazione conclude: 'In assenza di sintomi il test non appare al momento sostenuto da un razionale scientifico, in quanto non fornisce un'informazione indicativa ai fini clinici e potrebbe essere addirittura fuorviante. Data la rapisa evoluzione delle conoscenze, qualora dovessero emergere nuovi dati si procederà a una revisione del documento elaorato'. Si tratta - ha spiegato Fontana - di un documento che ha un signficato assolutamente univoco. La disposizione è che i tamponi devono essere riservati ai sintomatici tutti, gli altri tamponi sono ritenuti addirittura fuorvianti".

La Lombardia, ha sottolineato il governatore, "è la regione che in assoluto ha fatto più tamponi, abbiamo rispettato rigorosamente quello che ci è stato dettato dai massimi istituti di sanità del nostro Paese". "Lunedì - ha detto ancora Fontana - abbiamo inviato nuovamente al comitato scientifico una richiesta nelle quale chiedevano se le linee guide dovevano ritenersi confermate o superate" e "non abbiamo ricevuto alcun tipo di risposta, quindi in assenza di risposta dobbiamo ritenere che le misure siano le stesse".

La lettera dei sindaci alla Regione: "Molti cittadini hanno sintomi, ma non vengono sottoposti a tampone"

Solo ieri 81 sindaci della città metropolitana di Milano avevano scritto alla Regione per chiedere un cambio di passo deciso nelle azioni messe in campo per combattere il coronavirus. I primi cittadini sostengono intatti che in molti casi il test non viene fatto neppure in presenza di sintomi. "Dal confronto con i medici di base, che hanno il contatto diretto con la popolazione, emerge che a loro giudizio l’epidemia è più diffusa di quello che appare dai dati ufficiali e che conseguentemente il numero di malati è sicuramente più alto", si legge nella lettera. E ancora: "Molti cittadini sono a casa con sintomi riconducibili al Covid-19 ma non ricorrendo alle cure ospedaliere non vengono sottoposti a tampone e quindi non sono tracciati e non essendo tracciati potrebbero contribuire al diffondersi dell’epidemia".

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Articolo aggiornato alle 19.22 del 26 marzo 2020

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