Coronavirus, contagio a catena: regista muore insieme a tutta la famiglia

A salvarsi solo la moglie, ora ricoverata in gravi condizioni. La quarantena forzata a casa ha favorito la trasmissione del virus. Il biglietto lasciato al figlio: "Addio a tutti quelli che amo e a quelli che mi hanno amato!"

Pazienti in cura al Jinyintan Hospital di Wuhan, foto di repertorio EPA/YUAN ZHENG CHINA OUT

"Addio a tutti quelli che amo e a quelli che mi hanno amato!". Così il regista cinese Chang Kai, 55 anni, ha detto addio ai suoi cari. Al figlio che studia a Londra, alla moglie gravemente malata, e agli amici rimasti. Ad uccidere lui e gran parte della sua famiglia è stata l’epidemia di Coronavirus. Secondo il Guardian, che cita il giornale cinese Caixin, Kai è morto il 14 febbraio scorso. La sorella si è spenta poche ore dopo. Due settimane prima il virus aveva ucciso entrambi i genitori. La famiglia viveva a Wuhan.

Di recente il direttore generale dell'organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ricordato che la malattia (Covid-19) causata dal coronavirus di Wuhan non è mortale come invece abbiamo assistito per altri coronavirus come nel caso della Sars e della  Mers. "Oltre l'80% dei pazienti ha una forma moderata e guarisce. Nel 14% dei casi il virus causa malattia severa, con polmonite e respiro corto". E solo nel 2% dei casi si verifica la morte del paziente. A Wuhan e nella provincia di Hubei però il tasso di letalità del virus è più alto che nel resto della Cina (qui trovate le possibili spiegazioni).

Contagio a catena, morto il regista Chang Kai e tutta la sua famiglia

Ad ammalarsi per primo, a fine gennaio, era stato il padre del regista. Il 55enne ha portato l'anziano in diversi ospedali, ma nel pieno dell’emergenza non c'erano letti disponibili. L’uomo è stato curato così a casa sua dove si è spento a fine gennaio. Nel frattempo però aveva contagiato anche la moglie, morta pochi giorni dopo di lui. Poi è stata la volta di Chang Kai e della sorella. Una quarantena forzata che ha decimato tutta la famiglia. 

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"Il virus spietato ha divorato anche il mio corpo e quello di mia moglie. Ho provato in vari ospedali, ma non c’erano letti... noi non siamo nessuno. Ora il mio respiro è debole e non ci sono più speranze di guarire", avrebbe scritto Kai in uno dei suoi ultimi messaggi. Secondo Caixin alla fine il regista 55enne sarebbe riuscito a trovare posto in un ospedale di Wuhan, ma le sue condizioni erano ormai compresse. 

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