Sempre più difficile essere madri in Italia: “Equilibriste vere, con il Covid spesso sono anche in gabbia”

La crisi legata al coronavirus ha peggiorato una situazione già difficile nel nostro Paese. Le donne devono combattere tutti i giorni per superare gap e pregiudizi, con il carico del lavoro di cura soprattutto sulle loro spalle, e si trovano a volte a dover scegliere tra l’attività lavorativa e la vita familiare. L’intervista a Antonella Inverno di Save the Children, che ha redatto il report “Equilibriste: la maternità in Italia 2020”

Una mamma in camicetta e pantaloni del pigiama nascosti dalla scrivania che nello stesso momento risponde al capo in videoconferenza e al figlio più grande che non riesce a fare la lezione online, mentre sistema la coda alla figlia minore, culla quello neonato e si preoccupa dell’altro che tira la coda al gatto. Un’altra scopre che i posti all’asilo nido sono esauriti e dovrà organizzarsi, un’altra ancora parla con il marito che trova scontato lavorare e tornare a casa e considerare finita la sua giornata mentre lei dopo il lavoro deve occuparsi anche di quello domestico. E poi c’è la donna con la laurea ad Oxford che si vede offrire un lavoro ma solo se “indipendente” e senza figli. 

Sono vignette ironiche, quelle di Maria Chiara Gianolla, che accompagnano il nuovo rapporto di Save the Children "Le equilibriste: la maternità in Italia 2020" e che riassumono in breve le difficoltà di tante donne, ora acuite dalla crisi legata al coronavirus. Perché se queste mamme sono equilibriste, ora, in epoca Covid-19, “molte di loro sono anche in gabbia”, spiega a Today Antonella Inverno, responsabile politiche per l’infanzia di Save the Children. 

La crisi di questi ultimi mesi ha peggiorato una situazione già difficile nel nostro Paese, dove le donne devono combattere tutti i giorni per superare gap e pregiudizi, mentre il carico del lavoro di cura è soprattutto sulle loro spalle e si trovano a volte a dover scegliere tra l’attività lavorativa e la vita familiare. 

Divario di genere, pregiudizi e squilibri

“In Italia purtroppo scontiamo una cultura dei pregiudizi di genere ancora molto radicata e questo si riverbera nelle differenze di genere a partire dalla scuola e poi nel mondo lavorativo. Differenze che si acuiscono in modo quasi drammatico quando poi si diventa madri".

Mentre i padri tra i 25 e i 54 anni che lavorano sono l’89%, le madri in quella fascia d’età che lavorano sono appena il 57%. "L’occupazione femminile rimane una nota dolente nel nostro Paese, ma non è l’unico squilibrio”, ricorda Inverno, che dal Rapporto trae un esempio, tra i tanti, particolarmente significativo: citando un dato dell’Ispettorato del Lavoro sulle dimissioni, è emerso che secondo i dati del 2018 su quasi 50mila convalide di dimissioni oltre 7 su 10, ossia più di 35mila, riguardavano lavoratici madri.

Le motivazioni? “Incompatibilità tra l’occupazione lavorativa e le esigenze di cura della prole” (20.212, pari a circa il 36% del totale), “l’assenza di parenti di supporto” (15.585, circa il 27% del totale), “l’elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato (es., asilo nido o baby sitter)” 3.907, circa il 7% del totale) e "il mancato accoglimento al nido” (920, circa il 2%). 

Cura, lavoro e servizi per l'infanzia: l'Italia va sempre a due velocità

Il Rapporto restituisce una fotografia che ormai purtroppo siamo abituati a conoscere, quella di un’Italia spaccata, che viaggia a due velocità anche per quanto riguarda cura, lavoro e servizi per l’infanzia. Zone ‘mother friendly’ come le province autonome che Bolzano e Trento, ai vertici della classifica insieme a Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e Lombardia, e altre dove invece le madri devono fare più fatica per conciliare lavoro e carico di cura, con Sicilia, Campania, Calabria, Puglia e Basilicata a chiudere la classifica.

Una situazione esistente già pre-Covid, ma la crisi creata dalla pandemia non ha fatto sconti a nessuno. “Il Sud sconta i bassi tassi di occupazione femminile e la pressoché mancanza di servizi socioeducativi per l’infanzia e parte da una condizione di deprivazione già molto forte. Ma è vero che con la crisi anche le province del Nord che sembravano esenti da questo tipo di problemi ora possono vedere le madri in difficoltà, rispetto ad esempio all’impoverimento repentino che c’è stato per alcune fasce della popolazione ma anche per quanto riguarda il rientro al lavoro, senza scuola e senza servizi per la prima infanzia”, ricorda Inverno.

“In questo momento sono le madri a essere più penalizzate: quelle che hanno la necessità di lavorare in presenza e non possono lavorare da casa rischiano di dover decidere se lasciare il lavoro o accudire i bambini e quelle che invece lavorano da casa purtroppo rischiano un lavoro di cura eccessivo”. 

Essere mamme durante la crisi legata al Covid-19

Secondo un’analisi elaborata da Save the Children sui questionari somministrati dall’Associazione Orlando a quasi 1000 mamme, quasi la metà di quelle intervistate (44,4%) sta proseguendo la propria attività lavorativa in modalità agile e per tre mamme su quattro (il 74%) il carico di lavoro domestico è aumentato, sia per l’accudimento di figli, anziani e persone non autosufficienti a casa sia per le attività quotidiane di lavoro casalingo. 

Le percentuali di donne che devono fare tutto in casa sono altissime. “Cucinare, lavare i vestiti, fare la spesa, rimangono compiti quasi esclusivamente femminili”, ricorda Inverno. Lo erano prima dell’emergenza Covid-19, lo è ancora di più adesso, ora che in molti casi il tempo del lavoro e quello della cura si sovrappongono. Una situazione che colpisce soprattutto le famiglie più “vulnerabili”, che vede le donne ancora un volta impegnate da sole senza il supporto degli uomini ad occuparsi dei figli, fare la spesa, cucinare e pensare ai servizi domestici. Sono poi molte le donne che dichiarano di aver bisogno di un supporto economico. “Anche qui scontiamo un ritardo nella burocrazia del nostro Paese. Sappiamo che le casse integrazione non sono arrivate ovunque, così come il bonus per le partite Iva e molte donne sono rimaste sole. Spesso parliamo di donne sole che gestiscono un’attività professionale e l’accudimento dei figli e che si sono barcamenate in equilibrio precario nel corso della loro vita: con questa emergenza quell’equilibrio si è rotto”. 

“Le vignette che accompagnano il Rapporto sono emblematiche perché raccontano situazioni che sembrano quasi paradossali ma che in realtà le madri conoscono bene”, rileva Inverno, che però fa notare anche qualche tendenza in positivo: “Sicuramente c’è stato un riequilibrio dei carichi di lavoro all’interno delle famiglie in Italia ma la strada è ancora lunga da percorrere”. 

Sulle madri soprattutto è ricaduto anche il compito di supportare i figli alle prese con la didattica a distanza. Questo è avvenuto in particolar modo per quanto riguarda gli alunni delle scuole primarie, per i quali è il supporto di un adulto è risultato ancora più necessario.

“Abbiamo parlato con diversi nostri beneficiari e la fascia di popolazione più a rischio povertà e con minori strumenti si è sentita frustata nel non riuscire a sostenere i propri figli nello studio”, dice Antonella Inverno, che ricorda: “La scuola non è solo un luogo per trasmettere notizie, è lì che si sviluppano le cosiddette competenze trasversali, la socialità, la relazione tra pari ma anche la relazione tra un’autorità adulta al di fuori della propria famiglia”. La ripresa delle attività scolastiche deve però essere l’occasione per ripensare l’intero modello, “perché la nostra scuola già aveva creato profondi divari, con la dispersione scolastica intorno al 13,7% e quella implicita, ossia i ragazzi che pur rimanendo nella scuola non acquisiscono le competenze minime in lettura e matematica, è altissima e sono poi quei ragazzi che vanno a ingrossare le fila degli analfabeti funzionali”. Serve quindi “ridefinire un approccio più innovativo alla scuola”. 

Ripensare la ripartenza: cosa deve essere messo al centro

Ora che la ripartenza è vicina, quale sarà lo scenario per le mamme dopo l’emergenza? “Chiediamo che le famiglie e le mamme in particolare non vengano lasciate sole a gestire le sfide educative e sociali che sono la conseguenza di questa crisi. Vorremmo che nel decreto Rilancio venisse inserito un piano straordinario per l’infanzia che metta al centro delle politiche i diritti di bambini e adolescenti e vorremmo per i più piccoli in particolare la possibilità di avere anche loro attività estive, che a oggi sono previste solo per bambini dai tre anni in su ma pensiamo che delle sperimentazioni siano fattibili anche per bambini più piccoli, ovviamente in ristrettissimi gruppi. Soprattutto vorremmo una visione strategica del sostegno alla genitorialità, insieme a delle politiche fiscali che incentivino e aiutino madri e padri, a partire dall’assegno unico per i nuclei familiari con figli minorenni, e politiche di conciliazione che siano in linea con le più recenti indicazioni europee. A oggi il congedo di paternità è fermo a sei giorni, l’Europa ce ne chiede almeno dieci”. 

Intanto ci sono volute settimane di mobilitazione e proteste per far sì che nelle varie task force a supporto dell’azione di governo venissero inserite più donne. Inizialmente su 17 esperti nella task force per la ripartenza guidata da Vittorio Colao solo quattro erano donne, poi se ne sono aggiunte cinque. Un altro esempio: il comitato tecnico scientifico era composto solo da uomini, poi sono arrivate sei esperte.

“La mancanza di una rappresentanza femminile, in tutti i livelli a partire dalla classe dirigente politica per finire nel mondo produttivo, è l’effetto e la causa di tutto questo. È un po’ come un gatto che si morde la coda. Abbiamo visto quanta fatica abbiamo dovuto fare per avere quattro donne in più nella task force governativa per la ripartenza, mentre dovrebbe essere scontato un bilanciamento di genere. Per quanto gli uomini possano chiaramente comprendere le necessità delle donne, queste ultime sono testimoni privilegiate di quelli che sono i bisogni delle famiglie in particolare ma anche della società che ci circonda. Un mondo più a misura di bambino è un mondo che è a misura di tutti”. 

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