Coronavirus, milioni di persone bloccate in casa: Pechino già sapeva tutto?

Gli abitanti della provincia di Hubei, in Cina, non possono circolare e uscire di casa. Aumentano contagi e decessi, mentre spunta un documento ufficiale secondo cui Xi Jinping sapeva dell'epidemia dal 7 gennaio, settimane prima di comunicarlo al mondo intero

Foto di repertorio

L'epidemia del nuovo coronavirus ha messo in allarme il mondo intero, con il bilancio delle vittime e delle persone contagiate che ogni giorno si aggrava sempre di più. La situazione più drammatica è ovviamente in Cina, nella provincia di Hubei, focolaio da cui è partito il nuovo coronavirus: soltanto qui ci sono 40mila persone ricoverate. Secondo gli ultimi dati forniti dalla commissione sanitaria della provincia, 1.773 sono in condizioni critiche ed oltre 8mila sono gravi.

Ma, mentre il numero dei decessi supera le 1.770 unità e con circa 60 milioni di persone bloccate nelle loro case per evitare il diffondersi dell'epidemia, dalla Cina arriva un'indiscrezione che desta preoccupazione: il governo cinese sapeva dell'epidemia due settimane prima che la notizia venisse diffusa ufficialmente. In questo clima di incertezza, rimane alta la preoccupazione anche in Italia, dove comunque il coronavirus non è i circolazione e gli unici tre casi, tutti provenienti da fuori, sono tenuti sotto controllo all'ospedale Spallanzani di Roma. Il timore adesso è per i migliaia di cinesi tornati in patria per il Capodanno e che adesso stanno cercando di fare ritorno in Italia: secondo le autorità cinesi potrebbero essere migliaia. 

Coronavirus, 60 milioni di persone chiuse in casa 

Tornando alla situazione in Cina. nel tentativo di bloccare l'ulteriore diffondersi del virus nella provincia di Hubei, che ha una popolazione di 60 milioni di persone, sono state introdotte ieri misure draconiane che impongono ai residenti di rimanere nelle loro case, con un controllo continuo dei loro movimenti. E' stato inoltre vietato a tutte le auto civili di circolare ed istituito un sistema obbligatorio di registrazione al momento dell'acquisto di medicinali per il raffreddore.

Nel frattempo è salito a 70.548 il numero dei casi di infezione, con il bilancio dei morti arrivato a 1.770. E' quanto hanno reso noto oggi le autorità sanitarie cinesi che hanno precisato che nelle ultime 24 ore si sono registrati 2.048 nuovi casi e 105 decessi.

Il numero delle morti provocate dal virus è sceso rispetto ai dati relativi a sabato, 142 morti in 24 ore, mentre quello delle nuove infezioni è leggermente aumentato, dal momento che ieri la Commissione nazionale di Sanità aveva parlato di 2mila nuovi contagi.

La Cina sapeva del coronavirus  dal 7 gennaio

Xi Jinping sapeva dell'epidemia del nuovo coronavirus già il 7 gennaio, cioè settimane prima che affrontasse pubblicamente la questione. E chiese un'azione decisa alle autorità locali per fermarla. E' quanto emerge dal testo di un intervento presidente del 4 febbraio scorso in cui afferma di aver dato ordini già il 7 gennaio scorso.

Secondo quanto pubblicato dal Giornale del Popolo, organo del partito comunista cinese, Xi durante una riunione del Politburo del partito ai primi di gennaio "emise ordini per lavorare al fine di prevenire e controllare la diffusione del nuovo coronavirus".

Nonostante l'ordine di Xi, le autorità di Wuhan non avrebbero intrapreso un'azione decisa per contenere il virus, tanto che confermarono per il 18 gennaio il banchetto di massa con 40mila famiglie, nel tentativo di raggiungere il Guinness dei primati.

La decisione delle autorità cinesi di diffondere il discorso, finora riservato di Xi, arriva dopo che Pechino ha rimosso diversi leader della provincia di Hubei colpevoli di non avere affrontato in tempo l'emergenza. Ma è anche un'indicazione degli sforzi per tutelare la reputazione del presidente ed evitare che Xi venga coinvolto nelle critiche per la mancata prevenzione.

Coronavirus, migliaia di cinesi di ritorno in Italia

Come anticipato all'inizio dell'articolo, la situazione in Italia è sotto controllo, ma nelle ultime ore hanno destato preoccupazione le stime sui rientri dei cinesi andati a festeggiare il Capodanno in Cina, alcuni dei quali sono rimasti bloccati a seguito delle misure cautelative adottate dalle autorità cinesi. Il console cinese ha parlato di circa 2.500 rientri soltanto per quanto riguarda la Toscana:  2mila su Prato e 500 su Firenze.

La comunità di Prato è, come ricorda FirenzeToday, quella dove è più alta la presenza di cittadini di origine cinese, in gran parte provenienti dallo Zhejiang, quarta regione cinese interessata per numero di casi accertati: 1.162 ad oggi, con zero deceduti, mentre nello Hubei (provincia di Wuhan) i casi sono 54.400 e i morti 1.457.

"Al momento non c'è nessun allarme, nessun caso di nuovo coronavirus tra persone di ritorno dalla Cina. Quindi, certo, dobbiamo alzare il livello di attenzione e di prevenzione, ma prima di tutto combattere la paura, l'ignoranza, il pregiudizio, i fenomeni di razzismo".

Con queste parole il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha commentato la notizia, in occasione della firma del protocollo di collaborazione con il console cinese Wang Wengang, per avviare all'Osmannoro, tra Firenze e Prato, un ambulatorio dedicato, per la pronta diagnosi di casi sospetti di Covid-19. Alla firma erano presenti anche Paolo Morello Marchese e Renzo Berti, rispettivamente direttore generale e responsabile della prevenzione della Asl Toscana centro.

"Qui da noi allo stato attuale il vero problema è la normale influenza, non il coronavirus - ha voluto chiarire subito il presidente Rossi - La mortalità della normale influenza stagionale è superiore, neanche paragonabile a quella causata in Cina dal coronavirus. Quindi rinnovo, ormai per l'anno prossimo, l'appello a vaccinarsi contro l'influenza normale, che ogni anno miete migliaia di vittime".

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"La differenza tra influenza normale e coronavirus è che per il secondo non c'è ancora il vaccino. La mancanza del vaccino impone misure precauzionali, già prese dalla Repubblica popolare cinese con grande determinazione. In Toscana - ha ricordato Rossi - abbiamo una vasta comunità cinese, competiamo con Milano e Roma, una comunità molto importante per l'economia toscana. E' giusto quindi usare una serie di precauzioni, che prendiamo per mettere tutti in sicurezza, cittadini cinesi e italiani".

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