Coronavirus: come gestire la fase 2, la convivenza con il virus

"Il diritto alla vita viene prima della privacy": lo spiega il professore Valditara promotore di un appello della comunità scientifica per riaprire il paese applicando al contempo misure di contenimento dell'epidemia: test a tappeto e contact tracking

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato chiaro: con l'allentamento delle misure di contenimento dell'epidemia Covid inizierà la fase 2, quella della convivenza con il coronavirus, per poi entrare nella fase 3 che è quella dell'uscita dell'emergenza con il ripristino delle attività lavorative e sociali. In attesa di capire quando tutto ciò avverrà il compito di politica e scienza e quello di trovare i giusti protocolli per gestire una fase di certo non breve durante la quale gli italiani lentamente potranno tornare al lavoro.

Centocinquanta accademici hanno scritto al governo suggerendo misure da intraprendere durante la fase di convivenza con il nuovo coronavirus, in attesa di una cura o del vaccino. Come sarà dunque la nuova vita durante la pandemia?

Tra i suggerimenti in primis si legge la richiesta di incrementare i test per rilevare i positivi, magari asintomatici, che possono diffondere il contagio. In Veneto e Lombardia si sta iniziando a testare l'opportunità di integrare ai tamponi rinofaringei i cosiddetti test sierologici, analisi del sangue che possano rilevare la presenza di anticorpi alla Covid-19.

Un prospettiva che - come spiega l'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato - necessita di una strategia nazionale per evitare di andare in ordine sparso. "E soprattutto anche un tetto tariffario per evitare speculazioni. Il Lazio è fortemente determinato ad attivare questi test su ampio raggio, ma avvertiamo l'esigenza di marciare uniti".

Individuati i positivi, si dovrà poi provvedere all'isolamento di coloro che sviluppano l'infezione con misure di quarantena: è la cosiddetta strategia cinese dei Covid hospis che sembra aver dato ottimi frutti nel contenimento dell'epidemia nella regione del Hubei.

Nella fase 2 sarà anche necessario un progresso tecnologico anche sfruttando l'intelligenza artificiale e app per la geolocalizzazione. Un tema che ha sollevato la questione della privacy. 

Una restrizione del diritto alla riservatezza appare infatti un necessario sacrificio per far ripartire il sistema economico. In tal senso lo stesso Antonello Soro, presidente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, aveva spiegato nei giorni scorsi come sia possibile una deroga limitata nel tempo alle norme di privacy.

"Il principio su quale si regge il nostro sistema democratico è quello della proporzionalità di qualunque strumento rispetto al fine dichiarato. Allora, la ricerca di strumenti tecnologici va benissimo purché resti dentro questo sistema e non si perda di vista l'orizzonte generale. La cornice temporale non è irrilevante: finita l'emergenza tutte le deroghe devono decadere e questo deve essere scritto bene nella norma che farà partire questo esperimento nuovo per il nostro sistema". 

In tal senso, ricorda il garante privacy, sarebbe necessaria una regia unitaria a dispetto di iniziative locali alla ricerca della App miracolosa. "La nostra costituzione e l'ordinamento europeo - spiega a 24 Mattino su Radio 24 - contemplano limitazioni alle libertà a fronte di esigenze di interesse collettivo importanti". 

Come spiega il professore Giuseppe Valditara, promotore dell'appello per la gestione tecnologica della fase 2, l'esempio a cui si guarda con più favore è quello della Corea del Sud dove, con una serie di misure di contenimento altamente tecnologiche, il contagio è stato interrotto a poco più di un decimo della dimensione accertata in Italia.

Valditara: "Diritto alla vita prima della privacy"

"Tali misure hanno reso possibile un elevato livello di contenimento evitando il blocco totale del sistema economico e produttivo, realizzando un rilevante numero di test mirati, incrociati con l’isolamento dei soggetti positivi ed un loro tracciamento attraverso la geolocalizzazione".

Tornando alla nostra domanda, come sarà la vita in attesa di trovare la cura alla Covid-19? Gli italiani potrebbero doversi abituare a misure di sorveglianza attiva, come già succede in Veneto, e per un tempo non breve. 

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  • Tamponi a tappeto a tutti coloro che manifestano sintomi, ai loro famigliari e alle persone con cui sono venuti in contatto negli ultimi giorni e a tutti coloro che operano con il pubblico.
  • Inoltre dovrà essere imposto l’obbligo delle mascherine per tutti coloro che vengono a contatto con il pubblico
  • Poi si dovrà imporre un modello di geolocalizzazione delle persone che hanno contratto il virus.

Misure di contenimento dell'epidemia che porterebbero ad una migliore gestione dell’emergenza sanitaria evitando la saturazione degli ospedali e prevedendo misure di quarantena solo localizzate ad una quarantena generalizzata.

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