Coronavirus, lo studio: "Anticorpi in un milanese su 20 già all'inizio dell’epidemia"

Un ricerca condotta dal Policlinico di Milano su un campione selezionato di donatori di sangue dimostrerebbe che nel capoluogo lombardo il virus circolava già prima che scoppiasse il focolaio di Codogno

Foto di repertorio ANSA

Il virus SARS-COV-2 circolava a Milano già diverse settimane prima che iniziasse l'epidemia lo scorso 21 febbraio. È quanto dimostrerebbe uno studio sui donatori di sangue del Policlinico di Milano, pubblicato in anteprima su 'medRxiv'. Piccola ma doverosa premessa: si tratta di un preprint, ovvero di uno studio che non è stato ancora sottoposto a peer-review per verificarne l’attendibilità. In sostanza va preso con una certa dose di cautela. Vediamo insieme cosa è emerso dall'indagine. 

I ricercatori hanno selezionato un campione casuale di 789 donatori di sangue sani, che frequentano abitualmente il Policlinico di Milano, dove è attivo il principale Centro trasfusionale, con più di 40 mila donatori ogni anno provenienti da Milano e province lombarde. Sono stati analizzati i donatori che si sono presentati tra il 24 febbraio e l'8 aprile 2020 (età compresa tra 18 e 70 anni), seguendo quindi l'andamento dell'epidemia dal suo esordio ufficiale fino al pieno del distanziamento sociale.

"A ciascun donatore è stato fatto, insieme alle analisi di routine, anche un test sierologico per cercare eventuali anticorpi contro Sars-Cov-2", spiegano Daniele Prati e Luca Valenti, del Dipartimento di medicina trasfusionale ed ematologia del Policlinico di Milano, che hanno progettato e coordinato lo studio, insieme a Gianguglielmo Zehender dell'Università degli Studi di Milano, e in collaborazione con diversi ricercatori provenienti anche dall'ospedale Sacco di Milano e dall'Istituto europeo di oncologia.

Ebbene, secondo i risultati dello studio, all'inizio dell'epidemia la sieroprevalenza di SAR-COV-2 era già del 4,6%. Ovvero, 1 persona su 20 era già venuta in contatto con il coronavirus e aveva anche sviluppato un'immunità. Ciò vuol dire che il virus a Milano circolava già, sebbene non ce ne fosse evidenza. La percentuale di positivi è poi salita al 7,1% all'inizio di aprile.

Nel test sono stati cercati due tipi di anticorpi: le Igm, che sono l'indizio di una infezione recente, e le Igg, che invece rappresentano la memoria immunitaria a lungo termine. E ha una specificità del 98,3% contro questi anticorpi e una sensibilità del 100%, producendo quindi risultati affidabili.  

Per Daniele Prati si tratta della "prima vera conferma scientifica che nell'area metropolitana era presente un sommerso di persone contagiate, già prima che si verificassero i primi casi di malattia conclamata. Seppure si tratti di un articolo in pre-print, è il primo studio sierologico su persone asintomatiche che ci dice chiaramente che siamo ben lontani dall'immunità di gregge".

"Lo scopo di questo studio - prosegue Prati - era di esaminare la presenza dell'infezione da Sars-Cov-2 in adulti asintomatici in una delle aree italiane più colpite, e nello stesso tempo raccogliere più elementi possibili per comprendere i fattori di rischio e i valori di laboratorio associati alla malattia. Infine, lo studio ci ricorda che le popolazioni dei donatori di sangue possono aiutarci molto studiare le malattie prima che si manifestino pienamente".

"Lo studio - osserva Valenti - è stato possibile grazie anche ai campioni di sangue archiviati nella Biobanca del policlinico, una raccolta sistematica di materiali biologici che è importantissima su tanti fronti, innanzitutto la ricerca. La Biobanca conserva in condizioni sicure tutti questi campioni, in modo da poterli recuperare o analizzare in caso di bisogno, senza alterarne le caratteristiche".

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Secondo i due studiosi, la ricerca ha dimostrerebbe anche "il distanziamento sociale messo in atto per contenere la diffusione” è stato d’aiuto “soprattutto per proteggere i più giovani, riducendo il numero di nuove infezioni".

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