Coronavirus, quanto è davvero pericoloso? Anche ad Aprile il 33% di morti in più

Dopo il picco di Marzo il lockdown ad Aprile ha contenuto l'eccesso di mortalità scesa dal 571% al 123% a Bergamo e dal 377% al 79,9% a Lodi. Ancora picchi sopra media a Pavia (135% di decessi in più), Monza (101%) e Milano (98%). I dati del rapporto Istat

Il pronto soccorso di Codogno riapre dopo la prima diagnosi di Covid in Italia il 20 febbraio scorso, foto Ansa

Era l'11 marzo 2020 quando il Governo impose il lockdown all'Italia: un distanziamento sociale impartito per arginare l'epidemia di coronavirus che stava falcidiando intere provincie. Oggi a distanza di quasi tre mesi sono disponibili i primi dati solidi che fotografano la pericolosità del virus. Lo sottolinea il secondo Rapporto prodotto dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) e dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) che presenta un’analisi della mortalità totale e dei soggetti positivi al Covid-19 deceduti nel mese di aprile 2020 e un aggiornamento delle analisi relative al periodo gennaio-marzo 2020.

Riflettori puntanti in particolar modo sulla Lombardia, regione che ancora oggi registra la maggior incidenza di nuovi casi ogni 100.000 abitanti (44 su una media nazionale di 13). I dati istat evidenziano che dopo il picco di Marzo il lockdown ad Aprile abbia contenuto l'eccesso di mortalità scesa dal 571% al 123% a Bergamo e dal 377% a 79,9% a Lodi. Ancora picchi sopra la media a Pavia (135% di decessi in più), Monza (101%) e Milano (98%).

morti bergamo-3

Le Tre Italie del coronavirus

Il picco dell'epidemia di coronavirus è stato raggiunto in Italia il 20 marzo: nell'arco del mese vengono complessivamente segnalati 113.011 casi, dato che inizia a diminuire ad aprile quando sono stati segnalati 94.257 casi. Dei 209.013 casi Covid-19 diagnosticati entro il 30 aprile 2020, il 53,3% (111.452) è di sesso femminile. La classe mediana di età è di 60-64 anni, ma appena l’1% dei casi segnalati riguarda soggetti di età inferiore ai 14 anni, il 27% riguarda individui nella classe di età 15-49 anni, il 46% nella classe di età 50-79, il 26% individui di età superiore o uguale agli 80 anni compiuti.

Tra il 20 febbraio e il 30 aprile 2020 sono stati segnalati dal sistema di sorveglianza epidemiologica 28.561 decessi in persone positive al Covid-19; di queste 15.114 (53%) sono decedute entro il mese di marzo (il picco si è raggiunto il 28 marzo).

Confermata l’eterogeneità nella diffusione geografica dell’epidemia, che risulta molto contenuta nelle Regioni del Sud e nelle Isole, mediamente più elevata in quelle del Centro rispetto al Mezzogiorno e molto elevata nelle regioni del Nord.

  • il 75% dei casi segnalati e l’82% dei decessi si trovano nelle province definite a diffusione “alta”, il 17% dei casi e il 13% dei morti in quelle a diffusione “media” e rispettivamente l’8% e il 5% nelle province a diffusione “bassa”.

Quante persone sono morte in Italia

Secondo quanto rileva l'Istat attingendo ai dati delle anagrafi comunali, a livello nazionale i decessi totali scendono dai 80.623 di marzo ai 64.693 di aprile e la stima dell’eccesso di mortalità passa da un aumento medio del 48,6% di marzo (26.350 decessi in più nel 2020 rispetto alla media 2015-2019) al 33,6% di aprile (16.283 decessi in più). A diminuire è proprio la mortalità delle province ad alta diffusione. Nel complesso di questa area i decessi passano da 44.998 di marzo 2020 (113,1% in più rispetto al 2015-2019) a 32.931 di aprile (73,9% in più rispetto al 2015-2019).  

  • L’eccesso di mortalità dei mesi di marzo e aprile 2020 è più consistente per gli uomini di 70-79 anni e di 80-89 anni per i quali i decessi cumulati dal primo gennaio al 30 aprile 2020 aumentano di oltre 52 punti percentuali rispetto allo stesso periodo della media 2015-2019; segue la classe di età 90 e più con un incremento del 48%.
  • L’incremento della mortalità nelle donne è invece più contenuto per tutte le classi di età; raggiunge alla fine di aprile il 42% in più della media degli anni 2015-2019 per la classe di età 90 e più, che risulta essere la più colpita dall’eccesso di mortalità. Segue la classe 80-89 con un incremento del 35% e la 70-79 (31%).

Con la diminuzione dell’eccesso di mortalità aumenta la quota spiegata dai decessi Covid-19: mentre nel mese di marzo dei 26.350 decessi stimati in eccesso il 54% sono stati riportati dalla sorveglianza integrata (14.420), nel mese di aprile dei 16.283 decessi in eccesso l’82% è riportato dalla sorveglianza (13.426).

La riduzione della quota di eccesso di mortalità totale non spiegata dal Covid-19, con i dati oggi a disposizione, si può spiegare dall'aumentata capacità diagnostica delle strutture sanitarie così come dalla diminuita mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero nelle aree maggiormente affette. Quest’ultima componente infatti migliora man mano che si riduce la pressione sui sistemi sanitari.

L'eccesso di mortalità in Italia

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L’eccesso di mortalità più consistente si riscontra per gli uomini di 70-79 e di 80-89 anni, per i quali i decessi cumulati dal primo gennaio al 30 aprile 2020 aumentano di oltre 52 punti percentuali rispetto allo stesso periodo della media 2015-2019; segue la classe di età 90 e più con un incremento del 48%. Per gli uomini più giovani (50-59 anni) l’eccesso di mortalità è del 26%. L’incremento della mortalità nelle donne è invece più contenuto per tutte le classi di età; raggiunge alla fine di aprile il 42% in più della media degli anni 2015-2019 per la classe di età 90 e più, che risulta la più colpita dall’eccesso di mortalità. Segue la classe 80-89 anni, con un incremento del 35% e la 70-79 (31%). Per le donne più giovani (50-59 anni) i decessi sono aumentati del 12%.

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Nota metodologica.
I dati di mortalità totale analizzati si riferiscono ai primi quattro mesi del 2020 e riguardano 7.270 comuni (92% dei 7.904 complessivi, per una copertura del 93,5% della popolazione residente in Italia). La base dati è il risultato di un’integrazione, effettuata dall’Istat, dei decessi di fonte anagrafica (ANPR e comuni) con i dati sui deceduti risultanti all’Anagrafe tributaria.

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