Coronavirus, il virologo Pregliasco: "Numero dei casi sottostimato. E il Sud deve prepararsi"

"Bisogna pensare agli scenari peggiori sperando che poi non si realizzino"

Fabrizio Pregliasco in una foto d'archivio ANSA

"I dati sono utili perché ci danno un trend, ma in tutte le epidemie il numero dei contagi è sempre sottostimato. Questo è maggiormente vero per una patologia come il CoVid-19 i cui sintomi possono essere facilmente confusi con quelli dell’influenza". Lo dice a Today.it Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano e docente di Igiene all’Università Statale. Il numero dei casi di coronavirus potrebbe essere molto più alto? "Sicuramente sì", spiega il virologo. Di solito nelle epidemie i "casi notificati vanno moltiplicati per 5 o per 10" in quanto è fisologico che "non tutti arrivano a segnalazione". E il coronavirus da questo punto di vista non fa eccezione. 

Giusta la decisione di fare il tampone solo ai sintomatici? "È un approccio corretto", sottolinea Pregliasco."Durante la prima fase si è cercato di fare un carotaggio di tutte le persone potenzialmente infette, anche per andare a cercare il paziente zero. Il fatto è che quando si fanno campioni su una parte così ampia della popolazione ci sono inevitabilmente anche molti casi di falsi positivi. In questo momento mi sembra corretto cercare solo le persone sintomatiche, anche perché sarebbe impossibile fare il tampone a tutti".

Quanto al dato sulla letalità, afferma il virologo, "non c’è dubbio che sia sovrastimato" e dunque inferiore all’attuale 3,84% di decessi. "I dati ci dicono però con certezza che il 10% delle persone con sintomi finisce in terapia intensiva. Ed è a questo dato che dobbiamo stare attenti". 

Coronavirus, Pregliasco: "Il sud deve prepararsi all'epidemia"

Se l’epidemia dovesse spostarsi al Sud gli ospedali sono pronti ad affrontare un’eventuale emergenza? Pregliasco preferisce usare l’indicativo: "L’epidemia di coronavirus si sposterà al Sud - spiega -, per questo è importante usare questi giorni per prepararsi. Bisogna pensare agli scenari peggiori, sperando che poi non si realizzino". 

Le misure prese dal governo per fronteggiare la diffusione del virus? "È chiaro che non è facile stabilire dal punto di vista scientifico l’efficacia delle singole misure", ma il signficato di questi interventi è quello di "ridurre significativamente il numero dei contatti. Non parliamo di tutti i contatti - sottolinea il virologo - ma di un 50-60%. È stato un compromesso. Si tratta però di misure essenziali".

Il fattore caldo

Sulla possibilità che con l'arrivo della bella stagione il virus possa rallentare Pregliasco preferisce essere prudente. "Sicuramente il caldo ci toglierà dai piedi l'influenza ed è una cosa positiva perché i sintomi dei due virus possono essere confusi. Abbiamo però già esperienza di virus come l’A/H1N1 che si sono diffusi anche al di fuori del contesto stagionale". I prossimi giorni saranno decisi per capire se il contagio è stato in qualche modo arginato o meno? "Assolutamente sì. Intorno al 20 marzo capiremo se abbiamo raggiunto il picco e se le misure adottate si sono rivelate efficaci". 

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