Coronavirus, l'ombra della seconda ondata: quali sono i Paesi più a rischio

L'Oms invita alla prudenza: ''Dobbiamo prepararci per l'autunno, il virus circola ancora attivamente''. Intanto l'Università di Oxford ha stilato la classifica dei 10 Paesi che rischiano di più un ritorno della pandemia: tra questi non c'è l'Italia

Mentre l'Italia ha superato la fase più acuta dell'epidemia del nuovo coronavirus, all'estero ci sono diversi Paesi in cui la situazione è ancora drammatica. Dal Brasile agli Stati Uniti, i numeri dei nuovi contagi continua ad essere elevato, mentre in Europa emergono nuovi focolai come quello del mattatoio tedesco, in grado di riportare in alto l'asticella dei nuovi casi, con situazioni che sembravano sotto controllo che tornano in poco tempo sotto allerta. 

In questo quadro ancora poco definito la principale preoccupazione di Governi e scienziati è quella di una possibile seconda ondata epidemica, un'ipotesi che al momento non può essere assolutamente scartata, come confermato direttore regionale per l'Europa dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Hans Kluge: "Ancora oggi abbiamo picchi di contagi in molti paesi. Siamo ancora nella prima ondata, ma dobbiamo prepararci per l'autunno, quando Covid-19 incontrerà influenza stagionale e polmoniti. Il virus circola ancora attivamente, e non abbiamo farmaci e vaccini specifici efficaci". 

"Questo deve essere fatto coinvolgendo la comunità - ha spiegato - e se ci sono problemi con l'aderenza alle misure di prevenzione bisogna capire cosa impedisce questa aderenza e dove questo avviene, intervenendo in quei gruppi di popolazione".

Coronavirus e l'ipotesi seconda ondata

Se l'Oms mette in guardia la popolazione da una possibile seconda ondata di coronavirus in autunno, anche il virologo dell'università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, intervistato da Radio Cusano Tv Italia, predica prudenza: "Non dobbiamo avere una paura eccessiva, ma neanche fare degli affollamenti ingiustificati come quelli che si sono visti in queste settimane. Dobbiamo mantenere un atteggiamento di attenzione all'uso della mascherina se siamo in situazioni di affollamento, all'igiene delle mani, senza esagerare nell'ipocondria o nel liberi tutti".

"La seconda ondata, che non è detto che ci debba essere - precisa l'esperto - a mio avviso può verificarsi nel momento in cui fallissero i due pilastri che dovrebbero limitare la diffusione endemica del virus: la capacità di individuazione rapida dei casi e di tracciamento da parte del sistema sanitario, e la responsabilità dei cittadini di una vita di vigile serenità".

Coronavirus e seconda ondata, quali sono i Paesi più a rischio

La seconda ondata al momento rimane quindi un'ipotesi di difficile previsione, anche perché ogni Paese vive una situazione differente. Ma esistono Stati che rischiano più di altri un ritorno della pandemia? Ebbene sì, almeno secondo un'analisi del Guardian e dell''Università di Oxford: rra i 45 Paesi maggiormente colpiti dall'epidemia, di cui 21 hanno allentato le misure di distanziamento, esistono 10 Paesi che stanno registrando un nuovo aumento di casi e rischiano una seconda ondata di epidemia. 

Fra questi Paesi, ci sono gli Stati Uniti, l'Iran, Arabia saudita, la Germania e la Svizzera, ma non l'Italia. Un Paese viene considerato come "rilassato" se il suo indice di rigore sul distanziamento è sotto quota 70, su una scala di 100 messa a punto dai ricercatori della Blavatnik School of Government dell'Università di Oxford tenendo conto di diversi fattori. Il tasso di riproduzione dei contagi in Germania per esempio è arrivato nei giorni scorsi a 2,88 mentre l'indice di rigore scendeva da 73, dell'inizio di maggio, a 50.

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Undici Paesi invece, fra cui Spagna e Italia, hanno rilassato le misure di distanziamento, il loro indice di rigore è inferiore a 70, ma continuano a registrare un calo dei casi. Non possono sentirsi al sicuro da una seconda ondata, ma la situazione è migliore. Dei paesi più colpiti dalla pandemia, sette sono ancora sono sotto lockdown, con indice di rigore compreso fra 70 e 80, e continuano a riportare un aumento dei casi. Fra questi vi sono il Brasile, dove malgrado la retorica negazionista del Presidente Bolsonaro i diversi stati mantengono attive le norme sull'isolamento, e l'India. Ma la situazione più grave è quella dei nove paesi che si trovano ancora nella prima fase dell'epidemia, con misure stringenti e casi in drastico aumento, fra cui Bolviia, Agentina e Colombia.

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