Falso che il coronavirus si trasmette a 4,5 metri di distanza: perché lo studio è stato ritirato

Uno studio, pubblicato su una sedicente rivista scientifica e ripreso da diversi media, aveva fatto innalzare il livello di preoccupazione. Adesso lo studio è sparito e arrivano le smentite, Burioni: “Non ci sono prove”, il Cicap: “Fonte inaffidabile, ci sono molte incongruenze”

Foto di repertorio

Il coronavirus si trasmette anche a grandi distanze? Uno studio apparso sulla rivista 'Practical Preventive Medicine' e ripreso da diversi media, ha aumentato la preoccupazione, già alta per l'emergenza coronavirus, affermando che il contagio possa avvenire anche a 4,5 metri di distanza. Una notizia che, ad oggi, risulta priva di fondamento e di prove che lo dimostrino, tanto che lo studio è stato ritirato dalla fonte, considerata comunque non affidabile.

Coronavirus, Burioni: “Non ci sono prove della trasmissione a grandi distanze”

Lo studio è stato smentito anche dal virologo Roberto Burioni che, sul portale MedicalFacts, scrive: “Da due giorni la gente è preoccupata, oltre che per la grave situazione, anche per la notizia che il coronavirus si trasmetterebbe anche a grandi distanze. Se fosse vero sarebbe un guaio, perché tutti abbiamo sempre affermato che oltre due metri non può andare, e che tenendo la distanza di un metro circa dagli altri si è ragionevolmente al sicuro”.

Burioni elenca poi le perplessità su questo fantomatico studio: “Alcuni giornali hanno diffuso la notizia di un articolo di ricercatori cinesi che, osservando un episodio infettivo avvenuto all’interno di un autobus ripreso da una videocamera, deduceva che il coronavirus si poteva trasmettere anche a distanze molto maggiori".

"Lo studio mi ha lasciato perplesso - spiega - era uscito in un giornale di poca rilevanza, i dati certi a nostra disposizione ci indicano l’esatto opposto, la descrizione contenuta nel lavoro era semplicemente un’osservazione aneddotica (che ricordiamolo, è sempre solo la partenza per uno studio più accurato, non l’acquisizione di una verità scientifica), e infine c’erano alcune incongruenze che saltavano subito agli occhi (erano state contagiate persone molto distanti dal “paziente zero”, ma non quello seduto accanto a lui)”.

Coronavirus, il Cicap: “La fonte dello studio non è affidabile”

Anche il Cicap, il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze, si è scagliato contro lo studio apparso sulla rivista 'Practical Preventive Medicine, in cui si sostiene che la distanza necessaria per evitare il contagio da Coronavirus è di 4,5 metri. Fino ad ora invece il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie indicava in circa 2 metri la distanza da tenere per evitare che le particelle emesse da colpi di tosse e starnuti di una persona infetta potessero entrare in contatto con una sana. Il problema è che la fonte della notizia non può essere considerata affidabile". E oltretutto la stessa rivista ha ritirato lo studio, "senza spiegare perché".

Si tratta "di una rivista che non compare in nessuno dei database che raccolgono le riviste scientifiche di qualità, come Medline o Scopus, e che non è dotata di un impact factor, il più diffuso indicatore internazionale di qualità di una rivista scientifica", afferma il Cicap sulla propria rivista ufficiale Query.

"Qualsiasi scienziato che può presentare dei risultati molto innovativi cercherebbe di pubblicarli su una rivista scientifica di qualità, per dare loro maggior risonanza e per essere sicuro che la comunità scientifica ne abbia piena conoscenza", spiega Sergio Della Sala, presidente del Cicap e professore di neuroscienze all’Università di Edimburgo. "E quelle stesse riviste sono a loro volta interessate a pubblicare le ricerche più originali, soprattutto se queste offrono una nuova prospettiva rispetto a un problema noto, purché siano in grado di passare il vaglio di revisori esperti". In questo caso, invece, lo studio viene pubblicato da un editore che non ha neppure un sito web in lingua inglese.

"Entrando nel merito dello studio poi, alcuni elementi appaiono subito indicare il suo dubbio valore" aggiunge Luca Cassetta, presidente di Airicerca e responsabile del laboratorio di immunologia dei tumori dell’Università di Edimburgo:

"Si tratta in effetti di una singola osservazione su un autobus, i parametri valutati sono scarsi e non scientificamente accurati. Per poter concludere scientificamente che il virus possa infettare persone a 4.5 metri di distanza, vanno invece effettuati test accurati usando il metodo scientifico che si basa su ripetizioni indipendenti di un esperimento, raccolta dati sistematica, analisi statistiche rigorose".

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E proprio la rivista che ha pubblicato lo studio lo ha ora ritirato, senza spiegare perché.

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