Coronavirus, primo test di un vaccino su un essere umano. Si lavora anche ai farmaci

Sperimentazione al via negli Stati Uniti, ma per la commercializzazione ci vorrà almeno un anno. Per un medicinale i tempi potrebbero essere più brevi (si parla di pochi mesi, ma ci vorrà un po' di fortuna)

Foto di repertorio

Uno dei potenziali vaccini contro il coronavirus sarà testato per la prima volta su un essere umano lunedì prossimo. La sperimentazione prenderà il via presso il Kaiser Permanente Washington Health Research Institute di Seattle, negli Stati Uniti. Lo riferisce Associated Press che cita una fonte governativa che ha chiesto di restare anonima. Il vaccino in questione è stato sviluppato dal National Institutes of Health e Moderna Inc, una casa farmaceutica con sede a Boston. 

Secondo l’agenzia di stampa, in questa prima fase il vaccino verrà testato su 45 volontari sani. Le dosi iniettate non contengono il virus e dunque non esiste alcun pericolo per i volontari di contrarre la malattia: l’obiettivo è quello di assicurarsi che il vaccino non abbia effetti collaterali preoccupanti, in modo da poter effettuare test più ampi. La strada che porta alla commercializzazione di un vaccino è però ancora lunga: secondo quanto riferito da funzionari della sanità ad Associated Press ci vorrà un periodo di tempo compreso tra 12 e 18 mesi.

Moderna non è comunque l’unica casa farmaceutica ad aver sviluppato un potenziale vaccino contro il Covid: da mesi ci lavorano infatti più di 30 aziende e case farmaceutiche in tutto il mondo. 

Covid, Tramontano: "Farmaco in poco tempo se tutto va bene"

Se tutto va bene dunque il vaccino arriverà non prima di un anno. Nel frattempo si lavora anche ai potenziali farmaci in grado di neutralizzare il Covid-19. E in questo caso i tempi potrebbero essere più brevi.  Il professor Enzo Tramontano è alla guida di un team di virologi di Cagliari che, insieme i colleghi dell'ospedale Spallanzani e dell'Università di Lovanio è al lavoro per sviluppare dei farmaci antivirali e trovare una cura efficace contro il Covid-19. Il progetto europeo, denominato Excalate4CoV, a trazione italiana e coordinato dalla Dompè e al quale lavorano eccellenze italiane, belghe, polacche, svizzere, spagnole e tedesche, ha infatti cominciato da qualche giorno a lavorare alacremente alla cura, dopo il via libera ai finanziamenti europei. 

Quanto ci vorrà per trovare la cura al Covid-19? "Se durante i nostri test trovassimo che un farmaco già approvato è efficace, parliamo di pochi mesi e la cura è pronta - ha spiegato Tramontano all’AdnKronos -, altrimenti penso che ci voglia almeno un anno". Nel frattempo, il professore ha le idee chiare su quale sia, allo stato attuale, il 'farmaco' più efficace: "Attualmente, la via più efficace è quella di ridurre il contagio evitando i contatti fisici, quindi seguire in modo stretto e pedissequo le indicazioni date dal sistema sanitario nazionale". 

Usa, al via la sperimentazione di un altro farmaco anti-artrite

Intanto negli Stati Uniti è iniziata la sperimentazione di un altro farmaco anti-artrite: si tratta del Kevzara* (sarilumab) e verrà testato in pazienti ricoverati in ospedale con forma grave di Covid-19. "Sono emerse prove scientifiche che suggeriscono come questo medicinale possa essere un'opzione di trattamento potenzialmente importante e questo studio fornirà dati scientifici rigorosi. Prevediamo di avviare rapidamente studi anche al di fuori degli Stati Uniti nelle prossime settimane, comprese le aree maggiormente colpite dalla pandemia come l'Italia", ha dichiarato John Reed, Global Head of Research and Development di Sanofi.

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Il Kevzara è un anticorpo monoclonale completamente umano che inibisce (come il tocilizumab) l'interleuchina-6 (Il-6) e potrebbe quindi essere in grado di modulare la risposta infiammatoria iperattiva nei polmoni dei pazienti colpiti dal nuovo coronavirus. 
 

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