Coronavirus, il vaccino non è dietro l'angolo: "Sappiamo ancora poco di questo virus"

La cautela di De Donno: "È un virus che ci frega, non sappiamo bene che tipo di immunità andiamo a sviluppare, non sappiamo se tra un mese chi è guarito avrà ancora anticorpi neutralizzanti". 170 laboratori in tutto il mondo lavorano allo studio di un vaccino

Controlli della temperatura in aeroporto: saranno una costante fino all'introduzione di un vaccino a livello mondiale, foto Ansa/Epa

Giuseppe De Donno, direttore della struttura di pneumologia e terapia intensiva dell'Ospedale di Mantova,  e membro del team che a Mantova, insieme a Pavia, sta portando avanti la terapia con il plasma iperimmune contro il Covid-19, predica cautela sul vaccino. Nel corso della trasmissione 'Fuori dal Coro' su Retequattro, ha detto: "Il virus non lo conosciamo, è un virus mutante, anche se molti virologi dicono che non lo è. È un virus che ci frega, non sappiamo bene che tipo di immunità noi andiamo a sviluppare, non sappiamo se tra un mese o un mese e mezzo chi è guarito avrà ancora degli anticorpi neutralizzanti. Dai primi dati che abbiamo, sembra che l'immunità contro questo virus decada molto velocemente e i pazienti che non sviluppano anticorpi contro questo virus, anche se li vacciniamo, verosimilmente non svilupperanno immunità. Io non dico di no a priori al vaccino", continua.

A proposito dell'ipotesi sulla perdita di virulenza di Sars-CoV-2, De Donno sottolinea: "Non abbiamo prove né nell'uno né nell'altro senso. C'è chi dice che perde virulenza questo virus, io non ci credo. Non abbiamo un virometro che ci dica che questo virus sta perdendo virulenza e secondo me l'atteggiamento che ha avuto il nostro virus non è identico a quello che abbiamo visto a Wuhan, quindi vuol dire che qualcosa di diverso c'è".  I primi casi da infezione da Covid-19 nel nostro Paese sono stati confermati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) il 30 gennaio 2020. Sono passati solo tre mesi e mezzo: i tempi della ricerca medica sono lunghi.

Il vaccino non è dietro l'angolo, è doveroso ribadirlo. Sui tempi per arrivare al vaccino il l virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, preferisce essere prudente: "Servono almeno altri 12-18 mesi, difficilmente si riuscirà a fare prima" spiegava nei giorni scorsi. Il coronavirus muta? Secondo Silvestri "gli studi più estesi sulla sequenza genica di S1 ed in particolare di Rbd indicano che questo virus ha una capacità di mutare relativamente bassa, soprattutto se paragonata ad altri virus come Hiv, epatite C, influenza. In altre parole, rileva Silvestri, le sequenze del virus che interagiscono con il recettore Ace2 sono 'conservate', il che le rende abbastanza facili da neutralizzare dagli anticorpi. "Questo è un motivo di grande ottimismo, insieme alla nota osservazione che i pazienti guariti da Covid-19 e con anticorpi Igg nel siero non sembrano ammalarsi per una seconda volta".

Il mondo della ricerca è al lavoro, e dall'Italia arrivano quotidianamente spunti interessanti. ''In questi giorni la ricerca made in Puglia ha raggiunto un importante traguardo dal punto di vista scientifico. I bravissimi ricercatori dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata hanno infatti sequenziato due ceppi del virus Sars Cov 2, studiandone le mutazioni. Questo per noi rappresenta un traguardo davvero importante, è la punta di diamante di un sistema Puglia che si coniuga perfettamente anche con le eccellenze della ricerca. In questo modo la Puglia potrà dare un significativo contributo alla scoperta delle medicine e del vaccino contro il coronavirus''. Lo ha annunciato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. I laboratori di ricerca dell'Istituto hanno infatti sequenziato il genoma di due virus isolati dal tampone di una paziente della provincia di Lecce e da quello di un paziente della provincia di Foggia. La conoscenza e la pubblicazione dei genomi di Sars Cov 2 circolanti nell'area geografica di riferimento, ''potranno essere -sottolinea la Regione- di fondamentale importanza per studiare la variabilità genetica del virus''. '

Proprio "partendo dai tamponi positivi - ha evidenziato Pier Luigi Lopalco responsabile task force epidemiologica  - si è proceduto a esaminare il materiale su cellule in coltura. In questo modo è stato possibile isolare due distinti ceppi virali, provenienti da un paziente della provincia di Foggia e uno della provincia di Lecce, il cui intero genoma è stato sequenziato. Questi studi permettono di raggiungere due traguardi importanti: il primo è appunto la sequenza completa dei genomi, che permette di studiare l'evoluzione del coronavirus nel corso della pandemia e di tracciare l'origine dei virus che sono stati introdotti in Regione. Il secondo traguardo -ha concluso Lopalco- è la disponibilità di isolati virali che possono essere utilizzati per la ricerca di nuove terapie o metodi diagnostici''. La conoscenza del genoma è fondamentale per accelerare in modo significativo la ricerca e lo sviluppo di medicine e vaccini.

Secondo altri studi pubblicati nelle scorse settimane (la comunità scientifica internazionale è al lavoro con un’intensità mai vista nella storia) resta da capire come mai alcuni pazienti guariti sembra che non sviluppino anticorpi; ma la corsa al vaccino ha anche dei punti di forza, come il fatto che il nuovo coronavirus possiede un’informazione genetica molto grande, ovvero produce molte proteine, alcune delle quali controllano in modo abbastanza chiaro la sua replicazione. Da ciò deriva che le mutazioni sono più rare che in altri virus e si può supporre che il virus continui a mutare, ma molto meno di quello dell'influenza. Circa 170 laboratori in tutto il mondo lavorano allo studio di un vaccino, ma è pressoché impossibile che sarà disponibile per la prossima stagione invernale, nella quale non si può escludere una seconda ondata. 

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"I tempi del vaccino? Ci sono almeno 80 candidati in fase di sviluppo in giro per il mondo. Ce ne sono 5 o 6 che hanno superato la prima fase di verifica. Se le cose vanno magnificamente bene, l'ottimismo è quello ci sorregge, entro il primo trimestre dell'anno prossimo dovremmo avere dei candidati molto seri che potrebbero entrare in commercializzazione alla fine del primo semestre". Sono le parole di Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), a DiMartedì su La7. Durante il prossimo autunno e inverno, "vacciniamoci contro l'influenza stagionale e contro lo pneumococco, due patologie che fanno rumore di fondo e che quindi ci impedirebbero di capire immediatamente se la patologia che verifichiamo è da coronavirus". "Al momento, non esiste un solo caso in giro per il mondo in cui la recidiva sia stata accertata con assoluta certezza. Le cosiddette reinfezioni sono errori diagnostici legati ad un test che prevede la possibilità di esito negativo quando si è positivi e viceversa".

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