Volontà, carisma e amore: Dafne, contro ogni pregiudizio

Arriva nelle sale italiane "Dafne" di Federico Bondi, premiato dalla critica all'ultimo festival di Berlino: una storia di rinascita e ottimismo. Protagonista una giovane con la sindrome di Down, Carolina Raspanti: l'intervista a Today

Un padre anziano e la figlia con la sindrome di Down che si tengono per mano, alla fermata di un autobus in mezzo alla strada.  In piedi, soli in mezzo alla folla di passanti e macchine. Uniti. Da questa immagine, intravista un giorno per strada, il regista toscano Federico Bondi è partito per raccontare la storia di Dafne, una “dramedy” come la definisce lui, nella quale si piange e si ride. Protagonista è la giovane Carolina Raspanti, romagnola classe 1984, nata un cromosoma in più. Bondi l’ha scelta dopo averla vista in un video e ne ha fatto la protagonista del suo film, vincitore del premio Fipresci nella sezione Panorama dell’ultima Berlinale, e nelle sale italiane dal 21 marzo, giornata mondiale delle persone con sindrome di Down.

Una storia di rinascita lontana dai pregiudizi

Dafne ha trentacinque anni, ha la sindrome di Down, lavora come commessa alla Coop, vive con il padre Luigi (Luigi Piovanelli) e la madre Maria (Stefania Casini). Mentre sono tutti insieme in vacanza in campeggio, Maria muore all’improvviso e Dafne si ritrova sola con il padre, che si lascia andare e sprofonda nella depressione. Luigi infatti non riesce più interessarsi al suo lavoro di corniciaio, non ha più stimoli e non riesce ad entrare in contatto con la figlia, che invece trova la forza di andare avanti e non si rassegna nel vedere il padre incapace di reagire. Dafne ogni mattina si alza per andare a lavoro, ha amici e colleghi che la sostengono ed è lei stessa la colonna portante della famiglia ora, capace di affrontare la vita con pragmatismo e forza di volontà.

Un giorno Dafne convince il padre ad andare a trovare la madre al cimitero, affrontare a piedi il viaggio tra le montagne verso il paese natale di Maria. Quel viaggio sarà l’occasione per entrambi per scoprire tante cose di loro, costruendo un legame nuovo. Luigi riconoscerà in Dafne un’adulta capace di sostenerlo perché in possesso delle necessarie risorse per affrontare la vita, come ha dimostrato superando il lutto per la madre ed occupandosi di lui come se fosse egli stesso il figlio e non il padre, da accudire e da sostenere.

Carolina Raspanti: "Dafne sono io"

Carolina Raspanti, che nella vita lavora anche lei alla Coop di Lugo ed è autrice di ben due libri (“Questa è la mia vita” e “Incontrarsi e conoscersi: ecco il mondo di Carolina”), regala a Dafne la sua stessa determinazione. Il film è costruito sulle sue spalle e sul suo sguardo. Non ha mai letto neanche una riga della sceneggiatura, adattata di volta in volta alla “verità” della sua stessa protagonista.

"Federico mi ha scoperto su internet, da Youtube e Facebook. Mi ha mandato una richiesta di amicizia ma io l'ho respinto perché non mi fido dei social network. Poi mi ha chiamato a casa, ha parlato con il mio babbo, gli ha spiegato chi era e cosa faceva. Abbiamo iniziato a scriverci, uno scambio epistolare via mail, ci sono stati anche degli incontri. Dopo un po' di tempo, mi ha proposto di fare un film con lui. L'ho guardato negli occhi e ho detto: 'Accetto'". Un treno così passa una sola volta nella vita", racconta Carolina Raspanti a Today. "Dafne mi somiglia tanto. Ha un carattere molto simile al mio e lei ha tante caratteristiche che mi appartengono. Durante le riprese, dicevo sempre: 'Dentro ero Dafne, fuori ero Carolina", continua Raspanti, che per il momento non ha in programma però di fare altri film. "Mi piace per adesso focalizzarmi su Dafne e godermi questo successo. Al momento poi sto già lavorando al mio terzo libro, che sarà una sorta di diario della mia esperienza nel film". 

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(Carolina Raspanti e Antonio Piovanelli in una scena del film)

Tramite la conoscenza con Raspanti e i quasi quattro anni di mail e incontri, Bondi ha iniziato a scrivere il film. "Carolina non subisce la propria diversità ma la accoglie, ci dialoga, vive la sua condizione con matura serenità. In un mondo che ‘obbliga’ all’efficienza e all’illusorio superamento della sofferenza (esiste ormai anche la pillola per il lutto!), Carolina/Dafne ci ricorda di accettare, nei suoi limiti, la condizione in cui ci troviamo e di viverla pienamente", spiega il regista nelle note di accompagnamento al film.

A metà strada tra un documentario e un’opera di fiction, Dafne è una storia di “ripresa”, un esempio di ottimismo e volontà di superamento, lontano da ogni pregiudizio. La mano leggera di Bondi sostiene la propria opera con delicatezza (soprattutto nella seconda parte, quella del "viaggio", fatto di parole ma anche e soprattutto di silenzi e suggestioni tra i due protagonisti immersi nella natura) senza mai scadere nella retorica che spesso accompagna i film che affrontano tematiche legate alla disabilità. Noi non possiamo sapere com'erano quel padre e quella figlia che lui ha visto alla fermata dell'autobus, ma oggi vediamo Dafne e Luigi che hanno imparato a tenersi per mano. 

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