Il Consiglio d'Europa striglia l'Italia: "Ancora troppe resistenze contro la parità di genere"

Il rapporto degli esperti del Consiglio d'Europa per quanto riguarda la violenza contro le donne esprime preoccupazione per la "tendenza a reinterpretare e ridefinire le politiche sulla parità di genere in termine di politiche per la famiglia e per la maternità" in Italia

Una panchina rossa per dire no alla violenza sulle donne nella sede RAI di Viale Mazzini in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, Roma, 23 novembre 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

L'Italia deve lavorare di più per quanto riguarda i diritti delle donne e la violenza domestica. È l'invito che arriva dal nuovo rapporto di GREVIO, il gruppo di esperti del Consiglio d'Europa sul tema, che pur segnalando positivamente l'entrata in vigore di alcune nuove leggi sul tema sottolinea come la strada sia ancora lunga e sollecita le autorità italiane a mettere in atto ulteriori misure per proteggere le donne.

Il rapporto si concentra sull'attuazione da parte dell'Italia della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica ed evidenzia come la causa dell'uguaglianza di genere incontri ancora oggi "resistenze" nel nostro Paese, esprimendo preoccupazione "per i segnali emergenti di una tendenza a reinterpretare e ridefinire le politiche sulla parità di genere in termine di politiche per la famiglia e per la maternità". Per questo si ritiene fondamentale continuare a progettare e attuare "efficacemente politiche per la parità di genere tra uomini e donne e per l'empancipazione femminile che riconoscano chiaramente la natura strutturale della violenza di genere come una manifestazione dei rapporti di potere storicamente diseguali tra uomini e donne".

Violenza contro le donne, l'Italia ha fatto progressi ma non basta

Tra i "progressi" fatti dall'Italia, il rapporto cita la legislazione del 2009 sullo stalking, la legge 119 del 2013, che ha formalizzato il dovere delle autorità di sostenere e promuovere, anche attraverso l'assegnazione di mezzi finanziari, una vasta rete di servizi di supporto per le vittime, il decreto legge 80/2015 sul congedo speciale retribuito per le donne vittime di violenza e la legge 4/2018 che contiene diverse misure a favore degli orfani delle vittime di violenze domestica (quest'ultimo provvedimento considerato particolarmente innovativo). Bene anche il "Codice Rosso", ma si evidenziano comunque alcune lacune legislative legate ad esempio all'assenza di mezzi di ricorso civili efficaci nei confronti delle autorità statali che nell'ambito dei loro poteri non hanno preso le necessarie misure preventive o protettive.

Violenza contro le donne, servono fondi e risposte "multi-coordinate"

Per quanto riguarda la protezione e il sostegno alle vittime, il rapporto ritiene prioritario sviluppare "finanziamenti adeguati" e una "risposta multi-coordinata" per rispondere alla violenza contro le donne, puntando anche sul "forte coinvolgimento delle autorità locali e sulla partecipazione di tutte le parti interessate", come ad esempio le ong femminili che si occupano di accogliere le vittime. "Urgentemente necessarie" sono considerate poi ulteriori misure "per colmare il divario nella fornitura di servizi di supporto specialistici per le vittime di violenza sessuale".

Il rapporto si sofferma poi sulla questione della determinazione dei diritti di custodia e visita dei figli, che richiede "un esame urgente da parte delle autorità" poiché "sono raramente utilizzate le disposizioni previste dalla legge che consentirebbero, in caso di violenza familiare, di far prevalere il principio dell'interesse superiore del bambino rispetto a quello della genitorialità condivisa" e c'è "preoccupazione per la tendenza ad esporre una vittimizzazione secondaria le donne che cercano di proteggere i figli denunciando la violenza".

Nella relazione si fa anche riferimento al diritto d'asilo, sottolineando il fallimento delle procedure di valutazione della "vulnerabilità" che non consentono di individuare correttamente le vittime che rischiano così l'espulsione o il rimpatrio forzato, anche in violazione dell'obbligo di non respingimento.

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Le raccomandazioni all'Italia

Il rapporto invita infine l'Italia ad attivarsi per adottare "in via prioritaria" alcune misure per assicurare l'applicazione delle disposizioni di legge in materia di reati di maltrattamenti, insieme a politiche per la prevenzione, la protezione, le indagini e le pene nei casi di violenza e un coordinamento efficace tra autorità nazionali, regionali e locali. Si chiede inoltre di garantire adeguate risorse finanziarie e umane e di rafforzare il sostegno e il riconoscimento delle organizzazioni femminili indipendenti. Si raccomanda di postare l’attenzione anche sulle attività di prevenzione nel campo della sensibilizzazione, dell’educazione, della formazione dei professionisti, dei programmi rivolti agli autori di violenza e intensificare l'accesso ai servizi di supporto generale per le vittime.

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