Eutanasia, l'ultimo appello di Maria Sole: "Una legge per morire in pace"

Una donna fiorentina di 63 anni, affetta da Sla e deceduta lunedì scorso, ha voluto lanciare un video appello prima di morire: "Sono prigioniera del mio corpo, vorrei essere libera di andarmene serenamente". Poi un messaggio ai giovani: "Godetevi la vita, è davvero preziosa"

Foto di repertorio

Una legge sul fine vita, una norma che dia alle persone la libertà di scelta tra vivere e morire: una battaglia che che va avanti da anni, con tante persone, da Welby a Dj Fabo, che hanno lottato fino all'ultimo per ottenere questa possibilità decisionale. L'ultima a lanciare un appello alla politica per ottenere una legge sull'eutanasia è Maria Sole Carcione, una donna fiorentina di 63 anni affetta da Sla, che si è spenta nella mattina di lunedì 18 novembre.

Ma prima lasciarci e di lasciare le persone a lei più care, Maria Sole ha realizzato un video appello, lanciando la sua ultima, accorata richiesta: "Chiedo ai politici italiani una legge sul fine vita perché voglio essere libera di scegliere se vivere o morire. Non riesco più a vivere in queste condizioni. Il mio corpo è tutto bloccato, muovo leggermente le mani, sono relegata a letto, prigioniera del mio corpo". 

Eutanasia, la legge in Italia non c'è: "Vado in Svizzera per sentirmi libera"

Nonostante le molteplici battaglie, nella legislazione italiana attualmente in vigore non è consentito ad una persone il diritto di mettere fine alla propria vita, neanche nei casi in cui sussistano delle condizioni di salute (e di vita) precarie e difficili da sopportare. La meta più vicina per trovare una dolce morte è la Svizzera, come confermato anche dalle parole di Maria Sole: "Per me è importante andare in Svizzera perché lì mi sentirò di nuovo libera. Non ho più la volontà e la capacità di vivere in questa situazione, ecco perché mi aggrappo alla richiesta ai politici italiani affinché venga fatta urgentemente una legge sul fine vita perché io vorrei essere libera di morire serenamente, di morire in pace".

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L'incubo di Maria Sole ha avuto inizio quattro anni fa, quando ha scoperto di essere affetta da Sla, la Sclerosi Laterale Amiotrofica, una malattia neurodegenerativa caratterizzata da una crescente rigidità muscolare, che rende difficili i movimenti, la parola, la deglutizione ed infine, anche la respirazione: "Nel 2015 ho cominciato a zoppicare al piede sinistro, mi faceva sempre più male e quindi ho fatto tutta una serie di accertamenti. Al termine degli accertamenti, i medici mi hanno diagnosticato la Sla".

Eutanasia, il messaggio di Maria Sole ai giovani: "Godetevi la vita, è davvero preziosa"

Nell'ultima fase della sua vita la 63enne fiorentina ha trovato il modo di vedere le cose da una diversa prospettiva e nel suo ultimo video appello ha voluto lanciare un messaggio ai giovani: "Provo rabbia per quei tanti giovani che non hanno la capacità di capire qual è il dono della vita. Oggi tanti giovani si perdono dietro all'ansia, alla depressione, sono smarriti e disorientati, ma dovrebbero capire quanto è preziosa la vita che hanno davanti e che possono costruirsi, giorno per giorno, apprezzando il valore delle piccole cose, quelle cose come le relazioni umane, l'amicizia, la natura. Io voglio dire ai ragazzi di godersi la vita, perché è davvero preziosa". 

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"La morte fa parte del ciclo dell'esistenza – sottolinea Maria Sole - è naturale nascere ed è naturale morire, per lasciare spazio a chi verrà dopo di noi". E infine: "Io non ho paura di morire, io ho paura di vivere, soprattutto se vivere significa essere prigionieri del proprio corpo senza possibilità di scegliere il proprio futuro". 

Durante l'ultimo periodo Maria Sole era stata ospite in una struttura fiorentina ed era stata seguita presso la sua abitazione dalle equipe di cure palliative. Nonostante la malattia, la donna non ha mai perso l'occasione di porgere i suoi ringraziamenti a tutte le persone che le sono state accanto e l'hanno aiutata, anche con piccoli gesti, in questo periodo così difficile della sua vita: "Voglio mandare un ringraziamento sentito a medici, infermieri, volontari che in questi mesi, con pazienza e dolcezza, si sono presi cura di me". E poi "i tanti amici e colleghi aziendali che non mi hanno mai abbandonato". E infine "un ringraziamento all'associazione Luca Coscioni per la vicinanza e l'aiuto per poter esaudire il mio desiderio di finire la mia vita in Svizzera".

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