Armi, gli affari d'oro dell'export italiano: l'Egitto di Al Sisi è il primo acquirente

Oltre agli 872 milioni per il governo egiziano, armi per oltre 446 milioni anche al regime autoritario del Turkmenistan. Rete Disarmo e Rete della Pace: "Chiediamo al Governo di riferire il momento del rilascio di tali autorizzazioni per stabilirne la paternità"

Una protesta antimilitarista a Genova, foto archivio Ansa

Ci sono i dati aggregati dell’export militare italiano per il 2019, e c'è poco da sorridere: "Riteniamo gravissimo e offensivo che sia stata autorizzata la vendita di un così ampio arsenale di sistemi militari all'Egitto sia a fronte delle pesanti violazioni dei diritti umani da parte del governo di Al Sisi sia per la sua riluttanza a fare chiarezza sulla terribile uccisione di Giulio Regeni. Chiediamo al Governo di riferire il momento del rilascio di tali autorizzazioni per stabilirne la paternità e comunque di sospendere ogni trattativa di forniture militari in corso finché non sia stata fatta piena luce dalle autorità egiziane sulla morte di Regeni" commentano Rete Italiana per il Disarmo e Rete della Pace. I nuovi dati sono stati visionati dalle organizzazioni, che oggi li diffondono. 

C'è l’Egitto ai vertici della lista di Paesi destinatari. Due sistemi militari su tre sono destinati a Paesi non UE e non NATO. Oltre agli 872 milioni per governo di al-Sisi, armi per oltre 446 milioni anche al regime autoritario del Turkmenistan, mentre le consegne definitive fatturate si attestano sui 2,9 miliardi.

Di recente è statatrasmessa al Parlamento la Relazione governativa annuale sull’export di armamenti (con un grave ritardo rispetto ai termini di legge solo parzialmente derivante dall’emergenza Covid-19, poiché anche l’anno scorso i tempi di pubblicazione sono stati del tutto simili). Tale documento ufficiale è richiesto dalla Legge 185/90 che regola la vendita estera dei sistemi militari italiani e riassume l’attività del comparto industriale della difesa per l’anno scorso. Rete Italiana per il Disarmo e Rete della Pace sono venuti in possesso del capitolo introduttivo di tale Relazione, che viene redatto dalla Presidenza del Consiglio a partire dai documenti elaborati dai singoli dicasteri partecipanti al processo di autorizzazione per l’esportazione di materiali di armamento (coordinato dall’Autorità Nazionale UAMA, in seno al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale). Tali dati preliminari aggregati dovranno poi essere ulteriormente analizzati sulla base della documentazione più specifica di ciascun Ministero.

Passiamo ai freddi numeri. Nel corso del 2019 si sono registrate autorizzazioni di movimenti in uscita dall’Italia di materiale d’armamento per un controvalore di 5.174 milioni di euro sostanzialmente in linea con il 2018 (lieve decremento pari a -1,38%) stabilizzandosi quindi su un livello costante di export dopo i picchi di autorizzazioni iniziati con il 2015 (8,2 miliardi in quell’anno e poi 14,9 miliardi nel 2016 e 10,3 nel 2017). Si tratta comunque dell’80% in più rispetto ai valori del 2014 per cui si può affermare che le esportazioni record del triennio 2015-2017 hanno trascinato le commesse per l’industria militare italiana su un livello medio superiore a quello di inizio secolo, con ben 84 Paesi destinatari (dal 2015 sono ormai stabilmente oltre 80 le destinazioni complessive). Un effetto che si farà sentire sempre di più nei prossimi anni sulle effettive spedizioni e fatturazioni. A questo riguardo, l’Agenzia delle Dogane registra avanzamenti annuali di consegne definitive per complessivi 2.899 milioni di euro (2.388 milioni per licenze singole e 511 milioni per licenze globali di progetto).

Per quel che riguarda le autorizzazioni per nuove licenze, che costituiscono il dato politico saliente, i numeri evidenziano immediatamente alcune decisioni altamente problematiche. Il Paese destinatario del maggior numero di licenze risulta infatti essere l’Egitto con 871,7 milioni (derivanti in particolare dalla fornitura di 32 elicotteri prodotti da Leonardo spa) seguito dal Turkmenistan con 446,1 milioni (nel 2018 non era stato destinatario di alcuna licenza). Al terzo posto si colloca il Regno Unito con 419,1 milioni complessivi. Fra le prime 10 destinazioni delle autorizzazioni all’export di armi italiane nel 2019 troviamo 4 Paesi NATO (2 dei quali anche nella UE) insieme a 2 dell’Africa Settentrionale (l’Algeria oltre al già menzionato Egitto), 2 asiatici (Corea del Sud insieme al già citato Turkmenistan) ed infine Australia e Brasile. Complessivamente il 62,7% delle autorizzazioni per licenze all’export ha come destinazione Paesi fuori dalla UE e dalla NATO. Le suddivisioni per area geografica (con Africa settentrionale e Medio Oriente in diminuzione compensate da altre crescite) andranno poi valutati più attentamente sulla base dei dati di dettaglio presenti nelle relazioni ministeriali.

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Invece per quanto riguarda le imprese, ai vertici della classifica delle autorizzazioni ricevute troviamo Leonardo Spa con il 58% seguita da Elettronica spa (5,5%), Calzoni srl (4,3%), Orizzonte Sistemi Navali (4,2%) e Iveco Defence Vehicles (4,1%). Le importazioni totali registrate sono state pari a 214 milioni di euro, per il 68% con origine negli USA e per il 14% provenienti da Israele (va notato che in queste cifre non compaiono gli import da UE e area economica europea non più soggetti a controlli UAMA).

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