Giornalista "incastra" Salvini e viene minacciato: "Sappiamo dove abiti"

Valerio Lo Muzio, autore del video che mostra il figlio di Salvini al mare su una moto d'acqua della polizia, racconta a FoggiaToday come è andata

"E' stato un errore mio, da papà. E nessuna responsabilità va data ai poliziotti, che anzi ringrazio perché ogni giorno rischiano la vita per il nostro Paese". Le parole di Matteo Salvini non hanno fermato le polemiche sul video che immortala suo figlio al mare, a Milano Marittima, su una moto d'acqua della polizia di Stato, a pochi metri dalla spiaggia.

L'autore del filmato diffuso ieri dal quotidiano La Repubblica è Valerio Lo Muzio, giornalista freelance foggiano da anni residente a Bologna. Giovanna Greco di FoggiaToday lo ha intervistato.

"Ieri ero a Milano Marittima - racconta il videomaker -. Sapevo che avrei potuto beccare Salvini e sono andato a cercare la notizia, come si dice in gergo giornalistico, ossia di intervistarlo sulle vicende di attualità. Salvini non ha voluto rilasciare dichiarazioni, tuttavia ho continuato a seguirlo durante la passeggiata sulla spiaggia, non senza problemi vista la presenza della scorta che, a più riprese, mi invitava a desistere".

Poi Salvini si è imbattuto in due moto d’acqua della Polizia di Stato. Gli agenti, racconta Valerio, gli hanno spiegato il funzionamento dei mezzi, foto e selfie di rito coi fan. Insomma, sembrava tutto nella norma. Ma mentre il ministro si avvia verso l’ombrellone, gli uomini della scorta si parano davanti al videomaker per impedirgli la visuale alle loro spalle. "Stavolta, però, erano socievoli, cercavano di interloquire con me. La qual cosa ha cominciato a puzzarmi. Ad un certo punto, sporgendo un po’ la testa, ho visto il figlio di Salvini che saliva a bordo della moto della Polizia, e naturalmente ho cominciato a riprendere".

"Il figlio di Salvini al mare sulla moto d'acqua della polizia" 

Da lì sono partite le minacce, velate ma neanche tanto, secondo il racconto del videomaker. "Smettila di riprendere, spegni sennò te la levamo". "Mi hanno chiesto i documenti e mi hanno detto ‘bene, ora sappiamo dove abiti’". "Che cos’è, una minaccia? Ho chiesto anche io che si identificassero visto che, con infradito e costumi, si dicevano poliziotti ma non era desumibile da nulla. Uno mi ha risposto: ‘Vieni con me in albergo che ti mostro il documento’. Erano in tutto cinque. Naturalmente non ci sono andato perché non mi sembrava un invito a cena".

Ad un certo punto è intercorsa una telefonata tra un poliziotto e l’agente a bordo della moto d’acqua, come si vede dal video: "Si saranno presumibilmente accordati sull’opportunità di far sbarcare il figlio di Salvini più lontano, da un’altra parte. Infatti, magicamente poco dopo l’ho visto rientrare dalla spiaggia". In tutto questo bailamme, il Ministro dell’Interno è rimasto sotto l’ombrellone. Poi il messaggio "sull'errore mio da papà". E Valerio Lo Muzio, l’autore dello scoop che sta imbarazzando ministero e polizia, risponde così:

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"Non è sufficiente. Personalmente, da giornalista e da cittadino, voglio che chiarisca tutta la vicenda e mi piacerebbe sapere chi erano quegli uomini che mi hanno aggredito verbalmente e velatamente minacciato, perché secondo me nei miei confronti c’è stato un abuso di potere".

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