Global compact, che cosa ha firmato l'Italia (e cosa invece è ancora in discussione)

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato un documento che tutela i diritti dei rifugiati. Solo due i Paesi che si sono detti contrari: Stati Uniti e Ungheria, mentre l'Italia ha votato a favore generando però una certa confusione anche tra i politici. Facciamo chiarezza

Un'immagine di migranti in via Scorticabove dove alloggiano un gruppo di rifugiati, 10 luglio 2018 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il Global Compact arriva in Parlamento: oggi, martedì 18 in seduta pomeridiana alla Camera inzierà la discussione generale sul cosiddetto Global Compact, in materia di migrazioni: la maggioranza presenterà una risoluzione con un testo che impegna il governo a decidere sulla firma o meno dell'accordo proposto dall'Onu. Ma la decisione verrà presa dopo un approfondito dibattito parlamentare, e secondo quanto riferiscono fonti della maggioranza, solo dopo aver valutato anche i primi mesi di applicazione per gli altri paesi già firmatari del global compact. Ma allora perché oggi si parla di come l'Italia abbia già approvato il Global Compact?

L'Italia ha detto sì al Global Compact?

Chi ha sentito parlare di una approvazione italiana al global compact rischia di far confusione tra la risoluzione votata all'Onu - il Refugee Compact - e l'accordo globale firmato alla conferenza intergovernativa di Marrakesh a cui l'Italia non ha partecipato e su cui, come dicevamo, il governo ha preferito anteporre un dibattito parlamentare vista anche le differenti visioni anche all'interno della stessa maggioranza.

Quello che è stato adottato dall'Assemblea delle Nazioni Unite e un accordo differente, il Global compact sui rifugiati, che come il Global Compact sui migranti è un patto non vincolante che i paesi membri dell'Onu hanno votato nell'ambito della risoluzione annuale sull’UNHCR, alla vigilia della Giornata internazionale dei migranti.

Sono solo due i Paesi che hanno respinto l'accordo internazionale: Stati Uniti e Ungheria. Tre gli Stati che sino astenuti. L'Italia con la sua ambasciatrice alle Nazioni Unite Mariangela Zappia ha invece votato a favore di questo documento internazionale che serve a offrire una cornice giuridica e politica comune a tutti gli Stati del mondo per la gestione dell'accoglienza dei rifugiati. 

Se il governo italiano non ha voluto adottare il Global Compact sui migranti, non vi sono state obiezioni a votare quest'altro patto internazionale.

Che cos'è il Global compact sui rifugiati

Dopo due anni di consultazioni condotte dall’UNHCR con gli Stati membri dell’ONU, le organizzazioni internazionali, gli stessi rifugiati, la società civile, il settore privato ed esperti del settore e il patto fornisce il riconoscimento che i Paesi che ospitano un gran numero di rifugiati "offrono un enorme servizio a tutta l’umanità" e stabilisce in che modo il resto del mondo "può contribuire a condividere il peso di questa responsabilità"

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Come spiega l’alto l’alto commissario Flippo Grandi il il Global compact sui rifugiati traduce l’idea della condivisione delle responsabilità in misure pratiche e concrete, per garantire che i rifugiati non siano tenuti in ostaggio dai capricci della politica.

Che cos'è il #RefugeeCompact

Secondo i dati dell'Unhcr nel 2017 sono state 68,5 milioni le persone costrette a fuggire dalle loro case in tutto il mondo. Fra loro, più di 25,4 milioni hanno attraversato confini internazionali per diventare rifugiati. Nove rifugiati su 10 sono accolti nei cosiddetti Paesi "in via di sviluppo" dove i servizi di base come l’assistenza sanitaria o l’istruzione sono già sotto pressione.

Il global compact per i rifugiati vuole far leva sugli investimenti – sia da parte dei governi che del settore privato – per rafforzare le infrastrutture e i servizi a beneficio sia dei rifugiati che delle comunità ospitanti. 

Il global compact per i rifugiati inviti i paesi membri a politiche e misure che consentano ai rifugiati di accedere all’istruzione e a condurre una vita produttiva durante il periodo in cui sono in esilio. E mira ad affrontare l’impatto ambientale dell’accoglienza delle popolazioni di rifugiati e include la promozione dell’uso di energie alternative.

L’accordo ambisce anche a maggiori opportunità di reinsediamento ad esempio attraverso il ricongiungimento familiare, borse di studio o visti umanitari, ma comunque insiste sul principio che il ritorno volontario dei rifugiati in condizioni di sicurezza e dignità rimane nella maggior parte dei casi la soluzione preferibile.

In un Forum globale sui rifugiati quadriennale, infine, i governi riferiranno sui risultati ottenuti "e si impegneranno in una serie di misure: finanziamenti, politica, modifiche legislative, quote di reinsediamento, ecc.".

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Insomma, il global compact per i rifugiati è tutt'altra cosa rispetto al  Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare adottato alla conferenza intergovernativa di Marrakesh e che sarà presentato all’Assemblea generale ONU alla fine di questa settimana.

Lo stesso esponente della maggioranza leghista, più critica rispetto ai temi dei migranti/accoglienza rispetto ai colleghi di governo pentastellati, Claudio Borghi non vede ostacoli nell'adozione del Refugee Compact

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Come spiega il vicepremier Matteo Salvini, intervenendo alla scuola di formazione politica della Lega la posizione del carroccio resta critica invece nei confronti del Global compact sui migranti. 

"Hanno provato in tutti i modi a farci firmare il global compact ma abbiamo resistito, a Marrakech si va in vacanza, non a firmare trattati".

Un sentimento che ha trovato ampio spazio nei movimenti sovranisti e spiccatamente di destra non solo in Italia ma in tutta Europa. Nel weekend si sono registrati violenze a Bruxelles nel corso di una manifestazione contro il patto Onu sull'immigrazione. La polizia è intervenuta usando gas lacrimogeni e cannoni ad acqua dopo che alcuni manifestanti hanno lanciato pietre e altri oggetti nell'edificio della Commissione europea. Circa 5mila i partecipanti alla 'Marcia contro Marrakech', organizzata da gruppi fiamminghi di destra e di estrema destra. Almeno 90 le persone arrestate.

Che cos'è il Global Compact

Il Global Compact sui migranti stabilisce alcune linee guida nella gestione dell’immigrazione. Il documento, che non è vincolate, si pone 23 obiettivi che rispecchiano norme già previste dal diritto internazionale ed esortazioni a una maggiore cooperazione fra gli Stati. Nel testo stilato dalle Nazioni Unite sulla base delle ultime indicazioni di studiosi, operatori e funzionari, contiene anche proposte più "politiche" se vogliamo come l’apertura di vie legali per l’immigrazione.

Global compact for migration: gli obiettivi

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1. Raccogliere e utilizzare dati accurati e disaggregati come base per le politiche basate su elementi concreti;
2. Ridurre al minimo i fattori negativi e i fattori strutturali che costringono le persone a lasciare il loro paese d'origine;
3. Fornire informazioni accurate e tempestive in tutte le fasi della migrazione;
4. Garantire che tutti i migranti abbiano la prova dell'identità legale e documentazione adeguata;
5. Migliorare la disponibilità e la flessibilità dei percorsi per la migrazione regolare;
6. Agevolare il reclutamento equo ed etico e salvaguardare le condizioni che garantiscono un lavoro dignitoso;
7. Affrontare e ridurre le vulnerabilità nella migrazione;
8. Salvare vite umane e organizzare sforzi internazionali coordinati per i migranti dispersi;
9. Rafforzare la risposta transnazionale al traffico di migranti;
10. Prevenire, combattere e sradicare la tratta di esseri umani nel contesto della migrazione internazionale;
11. Gestire i confini in modo integrato, sicuro e coordinato;
12. Rafforzare la certezza e la sistematicità delle procedure di migrazione per gestire in maniera appropriata screening, valutazione e rinvio;
13. Utilizzare la detenzione solo come misura di ultima istanza e lavorare per individuare alternative;
14. Migliorare la protezione consolare, l'assistenza e la cooperazione nel ciclo migratorio;
15. Garantire l'accesso ai servizi di base per i migranti;
16. Responsabilizzare i migranti e le società affinché si realizzino la piena inclusione e la coesione sociale; 
17. Eliminare tutte le forme di discriminazione e promuovere un discorso pubblico basato su elementi concreti per
modellare la percezione della migrazione;
18. Investire nello sviluppo delle competenze e facilitare il riconoscimento reciproco delle competenze e delle qualifiche;
19. Creare condizioni affinché i migranti contribuiscano pienamente allo sviluppo sostenibile in tutti i paesi;
20. Promuovere il trasferimento più rapido, più sicuro ed economico delle rimesse e favorire l'inclusione finanziaria dei migranti;
21. Cooperare per agevolare il ritorno sicuro e dignitoso e la riammissione, nonché la reintegrazione sostenibile;
22. Stabilire meccanismi per la portabilità dei diritti di sicurezza sociale e dei benefici ottenuti;
23, Rafforzare la cooperazione internazionale e la partnership globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare.

Come si evince da temi ed obiettivi i punti cardine del testo sono la lotta alla xenofobia, allo sfruttamento dei lavoratori, il contrasto del traffico illegale dei migranti, l'assistenza umanitaria, il potenziamento delle politiche di integrazione, la messa a punto di programmi di sviluppo e la definizione di procedure di frontiera che rispettino la Convenzione sui rifugiati del 1951. I Paesi firmatari devono promuovere anche "il riconoscimento e l'incoraggiamento degli apporti positivi dei migranti e dei rifugiati allo sviluppo sociale".

L’accordo prevede, inoltre, un maggiore sostegno agli Stati che accolgono il maggior numero di rifugiati.

Secondo le stime delle Nazioni Uniteal momento ci sono 258 milioni di migranti in tutto il mondo, 85 milioni in più rispetto al 2000. Ciò vuol dire che circa una persona su trenta è costretta a lasciare il proprio Paese d’origine per cercare fortuna in uno Stato d’accoglienza. Tra le tante persone coinvolte nel fenomeno migratorio negli ultimi anni ci sono anche 50 milioni di bambini. Dal 2000 a oggi oltre 60mila migranti hanno perso la vita nelle pericolose traversate per arrivare ai Paesi più ricchi. 

Intanto arriva un appello al Governo affinché firmi il Global Compact da personalità della cultura e della politica, da Gianrico Carofiglio a Mimmo Lucano, da Maurizio De Giovanni a Nicola Zingaretti.

L11 dicembre, a Marrakech, 164 Paesi hanno approvato il Global Compact, un testo comune sulle migrazioni, conseguente alla dichiarazione di principio adottata allunanimità dallAssemblea Generale dellONU il 19 settembre 2016.

Due anni fa tutti i 193 Stati membri riconobbero la necessità di un approccio globale alla mobilità umana, per salvare le vite, proteggere le persone, tutelare i diritti umani. Sono seguite ampie consultazione che hanno prodotto la bozza finale del Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare.

Il 19 dicembre si pronuncerà di nuovo lAssemblea Nazionale dellOnu, con una risoluzione finale. Dal 2019 il Global Compact sarà un accordo in vigore fra tutti gli Stati. Non si tratta di un patto giuridicamente vincolante, ma la sua adozione può mettere le basi per arrivare a un governo più ordinato, regolare, sicuro delle migrazioni, contrastando trafficanti e criminali, ponendo regole chiare e giuste, assicurando sicurezza, rispondendo a legittime preoccupazioni e paure, garantendo dignità e diritti, favorendo processi di inclusione.

A Marrakech, il governo italiano non ha votato il Global Compactdichiarando di voler attendere un voto del Parlamento. Il voto però poteva e doveva avvenire prima dellincontro (come accaduto altrove): è stato un grave errore del Presidente del Consiglio e del Governo non chiedere un pronunciamento delle Camere fra luglio e dicembre, quando il testo definitivo era già pronto.

Il Global Compact è importante perché implica e suggerisce un cambio di prospettiva. In linea di massima la figura di chi emigra fuggendo dal proprio Paese non dovrebbe esistere. Sarebbe cioè compito della comunità internazionale prevenire le migrazioni forzate, sia quelle politiche (conseguenza di discriminazioni e guerre), sia quelle ambientali (per effetto degli eventi climatici e geomorfologici), garantendo ad ogni singolo essere umano il diritto di restare, con la propria identità, nel luogo dove è nato e sente in profondità le sue radici e, solo laddove questo non fosse possibile, affidarsi allasilo di un altro Paese.

Daltro canto, chi emigra con qualche grado di libertà può essere messo alla prova diimmigrare altrove, sarebbe cioè vantaggioso per la comunità internazionale e per i singoli Stati informare il migrante sulle norme e sulle culture nelle quali va a inserirsi e sulle opportunità reali del mercato del lavoro regolare in quei paesi. Allinterno di una comunità, se non ci sono costrizioni esterne o interne (o sono irrilevanti socialmente), emigra una minoranza del totale, una minoranza composita, qualcuno individualmente, per ragioni contingenti: caso, interesse, passione, vocazione, opportunità, curiosità, inquietudine.

Da secoli una migrazione volitiva riguarda solo minoranze di ogni comunità, poco più del 3 per cento allinizio del Novecento, circa il 3 per cento anche negli ultimi decenni, ovviamente con forti diseguaglianze interne e fra Paese e Paese. Queste libere migrazioni sono multidirezionali, hanno andate e ritorni e molte mete, provvisorie o forse definitive, favorite o scoraggiate dalle politiche migratorie sia di uscita che dentrata. Se si rispetta il diritto di restare dove si è nati e cresciuti, in pochi emigrano e quei pochi non producono pericoli e danni per le economie e le società da cui partono.

Al contrario, studi di demografia, economia, sociologia, medicina mostrano con ricerche e dati che vi è un vantaggio complessivo per i Paesi che accolgono e integrano stranieri e immigrati, con diritti e doveri, nella propria civile convivenza. È sbagliato far credere, per becero tornaconto elettorale, che il Global Compact favorirebbe la deregolamentazione in materia di immigrazion. La lettera e lo spirito della bozza del testo indicano altro e la sua attuazione (molto sostenuta da Papa Francesco) aiuterebbe a combattere chi si approfitta del bisogno di migrare e a salvaguardare la vita di tante persone.

Auspichiamo che lItalia non si ritiri, ma che anzi sostenga con convinzione e autorevolezza laccordo in sede Onu. Migranti forzati e liberi continueranno ad arrivare in molti paesi, innanzitutto nei paesi limitrofi delle aree povere del pianeta, molti nei prossimi decenni dallAfrica verso lEuropa. È importante che lItalia, primo approdo dei flussi dal Nord Africa, non sia lasciata sola nellaffrontare un movimento strutturato da anni e che continuerà, volenti o nolenti. Aderire a quel documento sarebbe fondamentale alternativa anche rispetto alla giusta richiesta di superare i Trattati di Dublino, osteggiati a parole ma poi colpevolmente lasciati intatti, specie da chi blatera di contrasto allimmigrazione incontrollata.

Nel testo si evidenzia come la migrazione faccia parte della esperienza umana, da sempre nel corso della storia e come sia auspicabile migliorarne limpatto rendendo più efficaci le politiche dellimmigrazione, grazie alla cooperazione fra Stati, che tutti hanno conosciuto e conoscono sia immigrazioni che emigrazioni. Con il Global Compact possiamo esprimere sostegno anche ai nostri connazionali italiani dovunque ora si trovino. Decine di milioni di italiani, infatti, sono stati emigranti nel recente passato e, anche ora, circa 150 mila italiani ogni anno emigrano in un altro Paese. E doveroso anche per questi "compatrioti", apprezzare ogni impegno internazionale che promuova reciprocità di diritti e doveri, riduca le disuguaglianze. Approvare un patto globale è realistico, una giusta prova di verità. È la prima volta nella storia della diplomazia che ogni Stato (da sempre luogo di emigrazioni e immigrazioni) si accorda con ogni altro Stato (da sempre luogo di immigrazioni ed emigrazioni) e che la comunità internazionale giunge a un consenso su un fenomeno storicamente e geograficamente asimmetrico e complicato, quello migratorio. Riflettiamo bene: il nostro Paese non può rimanere fuori da questo processo, perdere una storica occasione, relegarsi ai matgini della civilizzazione internazionale.

Per questo chiediamo che le Camere esprimano un sostegno trasversale dei nostri parlamentari al Global Compact, in modo da impegnare il governo e che le regioni e tutti gli enti locali di prossimità adottino comunque, nel proprio ambito, i punti precisi dellaccordo.

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