"Così abbiamo detto addio ai furbetti del tesserino grazie alle impronte digitali"

L'esperienza del Ruggi di Salerno, dove da gennaio 2017 è vigore la sperimentazione: "Non tratta il dipendente pubblico come un criminale, ma introduce trasparenza nella pubblica amministrazione"

Pochi giorni fa il governo ha varato il disegno di legge del ministro della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno contro l'assenteismo, che introduce il rilevamento di parametri biometrici dei dipendenti come l'utilizzo di impronte digitali. Ma in Italia c'è già un ente, autorizzato dal Garante della privacy, che ha già installato un sistema di lettura di dati biometrici: l'azienda ospedaliero-universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragone" di Salerno. Una sperimentazione che sta avendo esiti positivi, secondo il direttore amministrativo Oreste Florenzano. Zero rischi sul fronte della privacy, nessuna criminalizzazione del dipendente pubblico, rilevare le impronte digitali funziona, sostiene Florenzano: azzera il rischio di imbattersi nei cosiddetti 'furbetti del cartellino' ed è un esempio di trasparenza. 

"Dopo una prima fase di sperimentazione - spiega all'Adnkronos Florenzano -, il sistema di rilevazione delle impronte è entrato a pieno regime nel gennaio 2017". Una scelta nata dopo "un episodio spiacevole di cronaca: 800 dipendenti su 3mila sono stati indagati" nel 2015 per presunte assenze ingiustificate dal lavoro. "Sette i dipendenti licenziati, altri sono sotto procedura disciplinare", mentre il tribunale deve ancora emettere un verdetto.

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Dopo lo scandalo, i vertici hanno intuito l'importanza di dare una risposta e sono riusciti a dimostrare che l'introduzione di un sistema di lettura delle impronte non crea nessun problema per la privacy. "E' il dipendente a detenere la sua impronta su un apposito tesserino digitale: prima passa il tesserino su un apposito rilevatore e poi appoggia il dito, il 'match' tra le due rilevazioni garantisce che non si sono imbrogli", evidenzia Florenzano. Dopo le "iniziali resistenze da parte di qualche dipendente o sindacato" sono stati installati 15 rilevatori per i cinque plessi che costituiscono l'azienda ospedaliera, e oggi "il fenomeno dei 'furbetti del cartellino' si è azzerato", complice anche la presenza di un nucleo ispettivo.

"L'intero sistema è costato 50 mila euro, una cifra modesta se consideriamo la nostra struttura e i 3mila dipendenti. Oggi veniamo citati come un buon esempio e tante aziende private ci contattano, a dimostrazione che anche il pubblico sa essere all'avanguardia", aggiunge. "Credo che la misura delle impronte digitali contenuta nel decreto sia corretta perché non tratta il dipendente pubblico come un criminale, ma introduce trasparenza nella pubblica amministrazione. Chi lavora e fa il suo dovere non ha nulla da temere", conclude Florenzano.

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