Essere bambini in Italia è ancora difficile: il 70% subisce maltrattamenti in famiglia

Maglia nera al Sud, male anche Abruzzo e Lazio: sono i risultati dell'indice regionale sul maltrattamento all'infanzia in Italia del Cesvi, che chiede una legge quadro nazionale sul tema. Un bambino maltrattato oggi rischia di diventare un adulto maltrattante domani

Da Nord a Sud, sono circa sei milioni i soggetti in Italia vittime di maltrattamenti, siano essi bambini o adulti. Un fenomeno che evidenzia una volta di più una forte disparità territoriale: le situazioni peggiori, quelle in cui soprattutto i bambini sono più a rischio si riscontrano nelle Regioni del Meridione. In Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata e Molise essere bambino e vivere sereno è più difficile. E' quello che rivela il primo Indice regionale sul maltrattamento all'infanzia in Italia, presentato a Roma dal Cesvi nell'ambito della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi #LiberiTutti, in collaborazione con il dipartimento delle Politiche della famiglia della presidenza del Consiglio dei Ministri.

Non si tratta di una semplice classifica dal miglior al peggiore, quanto di un tentativo più complesso e variegato, una presa di consapevolezza scientifica di quello che avviene in Italia oggi, perché il maltrattamento sui bambini non è che la conseguenza ultima di una situazione di disagio che coinvolge le figure genitoriali e il contesto familiare, ambientale e sociale nel quale i minori crescono. 

Cos'è l'Indice regionale sul maltrattamento all'infanzia in Italia

L’Indice regionale confronta per i bambini maltrattati e per gli adulti maltrattanti due livelli di analisi ed è il risultato dell’aggregazione di 65 indicatori relativi ai fattori di rischio e ai servizi offerti sul territorio, offrendo una chiave di lettura delle principali determinanti sociali, demografiche, economiche, sanitarie e sociali. Il documento analizza i fattori di rischio e di vulnerabilità al maltrattamento nell’infanzia e li sintetizza attraverso un indicatore che propone una classifica decrescente tra le regioni italiane a partire da quelle che presentano sia minori rischi di maltrattamento per l’infanzia sia un sistema di politiche e di servizi territoriali adeguato a contrastare e prevenire il problema. 

I fattori di rischio che possono poi portare ai maltrattamenti in famiglia (perché è lì putroppo che avvengono per la maggior parte: tra il 60 e il 70 per cento dei bambini tra i 2 e i 14 anni ha vissuto episodi di violenze in casa) sono ad esempio l’elevato livello di povertà, il basso livello di istruzione dei genitori, il consumo di alcol e di droghe da parte dei genitori, la disoccupazione, lo svantaggio socioeconomico, etc. In base a questi indicatori di contesto, l'Indice analizza quindi la risposta delle Regioni: quali servizi i territori mettano a disposizione in termini di politiche di prevenzione e di cura, rilevandone quindi l’efficacia e la capacità concreta di intervento. 

Un confronto tra i bisogni e la risposta in termini di servizi

Le ultime quattro regioni - Campania, Calabria, Sicilia e Puglia - sono quelle da cui emergono difficoltà strutturali del sistema rispetto alla cura e alla prevenzione del maltrattamento infantile. Situazione difficile anche in Abruzzo e Lazio, la regiore peggiore di tutto il centro Italia, che si pone al di sotto della media nazionale ed è fanalino di coda per capacità di vivere una vita sicura, oltre ad essere solo 16esimo per capacità di cura, 13esimo per capacità di lavorare e 12esimo per capacità di accedere alle risorse. Nonostante l'alta criticità del contesto, la Sardegna si pone invece tra la regioni "reattive", con un alto livello di servizi. Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, Piemonte, Valle d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Toscana sono invece quelle considerate più "virtuose", insieme a Trentito-Alto Adige e Lombardia, che l'Indice certifica come "stabili", a causa di un sistema di servizi più basso rispetto alla media nazionale a fronte di criticità ambientali basse. 

campagna cesvi liberitutti-2

Che fare, quindi? Cesvi chiede a gran voce una legge quadro nazionale sul maltrattamento dell'infanzia, "creando strumenti normativi e amministrativi che facilitino la costruzione di politiche intergenerazionli di prevenzione del maltrattamento dei minori", come spiega Daniela Bernacchi, Ceo&General manager della onlus bergamasca, insistendo anche sulla necessità di destinare risorse specifiche alla prevenzione e alla cura del fenomeno dei maltrattamenti per migliorare l'efficacia e l'efficienza della distribuzione delle rosorse già esistenti. 

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Le violenze contro i bambini e in famiglia non sono frutto di raptus, ma sono altresì un fenomeno che ha origini culturali e sociali molto radicate e ai maltrattamenti spesso si accompagna la trascuratezza, i cui effetti possono avere effetti altrettanto gravi. Tutti questi fattori impattano sulla salute delle vittime, sul loro equilibrio psico-fisico e, in generale, su tutta la società. Non solo. Le vittime di maltrattamenti e trascuratezza durante l'infanzia rischiano di perpetuare il ciclo della violenza, maltrattando a loro volta figli e partner. Un bambino maltrattato oggi rischia di diventare un adulto maltrattante domani: per questo è necessario interrompere il drammatico circolo vizioso della violenza. 

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