La macchia urbana: il romanzo che racconta la "vittoria della disuguaglianza e la speranza dei commons"

Il libro, scritto da Michele Grimaldi, è edito dalla casa editrice Aracne

Riflessione, analisi del territorio e studio della città con una particolare attenzione alle possibili alternative capaci di ricucire agglomerati urbani. C’è anche questo nel libro “La macchia urbana” di Michele Grimaldi, scrittore, studioso e blogger salernitano, che da anni dedica tempo e fatiche al racconto di fenomeni sociali “andando oltre” per individuare non solo le cause ma anche gli effetti e lo fa senza mai omettere uno sguardo critico alla storia da cui trae linfa per le sue stesure. Ad anticipare l’ultimo libro, edito dalla casa editrice Aracne, è stato un saggio dal titolo “Politica e periferia” contenuto nell’opera “La periferia si guarda meglio dal centro”. 

"Un appassioanto esercizio di critica del fenomeno urbano"

“Un libro da leggere, conservare e diffondere, come un romanzo di viaggio nelle città” non solo, anche “un appassionato esercizio di critica del fenomeno urbano”. È così che lo ha definito Walter Tocci, senatore e vice sindaco di Roma negli anni compresi tra il 1993 e il 2001, che del libro ha curato la prefazione e che ha preso parte anche alla prima uscita pubblica del romanzo in territorio campano: a Scafati, nella provincia di Salerno, dove Grimaldi ha ricoperto il ruolo di consigliere comunale. 

La macchia urbana: la genesi, lo studio

“L’idea è nata dalla volontà di fermarsi a riflettere sul tema delle città – ha spiegato Grimaldi – perché la spaccatura degli universi urbani è sempre più evidente e allora chiediamoci come si è giunti a questo punto, chiediamoci anche come sia possibile venire fuori da tutto questo”. Il libro, proiettato sul raggiungimento di un obiettivo nobile, punta a “stimolare una discussione, a riflettere sugli schemi che esistono e insistono all’interno delle città e su quello che a mio avviso è un conflitto continuo tra ricchezza, privilegi e tradizioni” ha aggiunto lo scrittore salernitano.  Lo studio sulla “vittoria della disuguaglianza e la speranza dei commons” affronta un discorso di ampio respiro spaziando dalla rendita urbana a quella immobiliare, dimostrando la ciclicità della storia con parallelismi e riferimenti che favoriscono in maniera caparbia e mai pretestuosa la riflessione sui contesti urbani, sociali e strutturali delle città. I “casi” di studio affrontati nel libro raccontano città come Parigi, Detroit, Rio de Janeiro perché “Mi ha colpito molto scoprire come determinati schemi si riproducano – ha aggiunto l’autore – basti pensare alle periferie di Parigi e di Rio alla fine del 1800: le fattezze urbane e le peculiarità sociali sono pressoché identiche”. In un lavoro durato un anno, Grimaldi ha individuato nei “commons” la possibile soluzione “Non un particolare tipo di merce ma una relazione sociale instabile, un prodotto urbano non necessariamente fisico”. 

"Ecco uno dei posti dove è nata la macchia urbana"

“Adoro leggere e scrivere, da piccolo, da sempre e non mi fermo mai davanti agli spunti di riflessione” ha commentato Grimaldi impegnato nella presentazione del libro in tutte le maggiori città italiane. Il libro, inoltre, è un omaggio a “La macchia umana” di Roth ma ha una anche un’altra genesi: “In molti spesso mi chiedono come sia nata l'idea de "La macchia urbana", ecco uno dei posti dove è nata l'idea del libro è un racconto del 2015 di (Z)ZeroCalcare, "Zerocalcare nella città dei puffi", La città del (finto) decoro, dove dietro un (finto) senso comune si nascondo le peggiori ansie, intolleranze, paure della società. L'ho riletto da poco e, sostanzialmente, si mi chiedessero di riassumere in poche parole tutto quello che ho scritto, parlerei di quel Puffo che "non ha nulla contro la povertà, finché uno povereggia a casa sua è liberissimo di farlo, il problema è questa ostentazione in strada" ha concluso Grimaldi.

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