I nuovi italiani in piazza per lo ius culturae: "La politica fa propaganda sulla nostra pelle"

Il tema della riforma della cittadinanza agita di nuovo la politica, mentre si prepara una nuova manifestazione a favore dello ius culturae, a Montecitorio. Ne abbiamo parlato con Paolo Barros, uno degli organizzatori

Un momento della manifestazione del 9 maggio (foto Facebook)

La politica è tornata a discutere sul tema del riconoscimento della cittadinanza degli stranieri e venerdì 29 novembre a Montecitorio i nuovi italiani scendono ancora una volta in piazza per chiedere di spingere per lo ius culturae.

In commissione Affari costituzionali alla Camera sono al momento in discussione proposte di modifica della legge sulla cittadinanza tra ius soli temperato e ius culturae - una di Laura Boldrini, un'altra di Matteo Orfini e una terza dell'ex forzista Renata Polverini - ma sul loro percorso, che si preannuncia accidentato, ci sono non solo le opposizioni di parte del centrodestra ma anche le divisioni interne alla maggioranza attualmente al governo e agli stessi partiti.

A metà novembre il segretario del PD Nicola Zingaretti ha assicurato l'impegno per rivedere non solo i decreti sicurezza ma anche per approvare ius culturae e ius soli, incassando il no secco del capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, per il quale la riforma della legge sulla cittadinanza non è una priorità e non fa parte del programma di governo: "Per strada la gente non mi ferma per chiedermi lo ius soli. Mi chiede lavoro, meno tasse, liste di attesa negli ospedali più veloci". Ma nel Movimento si agitano anche altre anime, mentre Italia Viva di Renzi, dopo un'iniziale apertura, si è ora arroccata su posizioni più caute. All'indomani del discorso di Zingaretti all'assemblea Pd un sondaggio Ipsos sulla cittadinanza agli stranieri pubblicato dal Corriere della Sera ha evidenziato un aumento dell'apertura da parte degli elettori italiani, anche se la maggior parte degli intervistati ritiene che le famose priorità siano altre.

Nuovi italiani in piazza per lo ius culturae

"Domani scendiamo in piazza per ricordare alla politica che ci sono quasi due milioni di nuovi italiani che chiedono a gran voce la riforma della legge di cittadinanza. Quella politica che fino ad adesso ha fatto solo propaganda, sia a sinistra sia a destra, sulla pelle di questi giovani", dice a Today Paolo Barros, nato a Roma da genitori originari di Capo Verde, consigliere del IX municipio di Roma eletto con il Movimento 5 Stelle di Roma Capitale e vicepresidente dell'associazione Neri Italiani – Black Italians, che sulla chiusura sul tema posta da Di Maio risponde: "Di Maio è capo politico del Movimento, ma nei Cinque Stelle ci sono tante anime diverse e noi comunque ci batteremo e stiamo lavorando come Cinque Stelle per portare avanti questa discussione". D'altronde, ricorda Barros, "essendo un consigliere e un politico, senza la cittadinanza non avrei potuto fare il mio percorso nelle istituzioni".

Il comitato promotore "Attivismo, italiani di origine diversa, immigrazione e discriminazioni" che ha lanciato la Marcia dei diritti di domani (appuntamento alle 14.30 sotto Montecitorio) rimarca "quanto sia importante essere partecipi e solidali nello sviluppo del Paese ed unire le lotte contro ogni forma di discriminazione al fine di ottenere i giusti riconoscimenti e coesione sociale", per ricordare "alla politica e ai politicanti" quanto lo ius culturae sia necessario "per la crescita del nostro paese e per il rispetto di chi in Italia ci vive e contribuisce al suo sviluppo, sia a livello economico che culturale".

"Il mondo sta andando avanti"

"Il discorso dello ius culturae non c'entra niente con l'immigrazione. Qui parliamo di ragazzi nati e cresciuti in Italia. Io stesso sono nato a Roma ma non ho chiesto io di nascere a Roma", dice Barros, ricordando ad esempio l'impatto economico la riforma dello ius culturae avrebbe: "La maggior parte di questi ragazzi quando diventa maggiorenne se ne va dall'Italia. Il nostro Paese investe su di loro ma poi a 18 anni, non avendo la cittadinanza e non sentendosi integrati nel proprio Paese, questi ragazzi se ne vanno, andando ad arricchire il pil di altri paesi".

"Bisogna spiegare bene agli italiani questa riforma e perché siamo di fronte a una nuova Italia. Il mondo sta andando avanti, l'Italia è un grande Paese anche perché ha in sé l'arricchimento culturale che deriva da questi ragazzi", conclude Barros.

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