Licenziata e finita a vivere in strada: storia di Mariasilvia, prima italiana a fare coming out

È scomparsa a 83 anni in una casa di riposo a Bolzano Mariasilvia Spolato. Per il suo orientamento e per la sua militanza fu messa ai margini, perse il posto da insegnante, la famiglia, la compagna. Finì in isolamento e visse per strada

Mariasilvia Spolato in una foto d'archivio. Bolzano, 8 novembre 2018. ANSA/ LORENZO ZAMBELLO

L'8 marzo 1972, ventimila donne scesero in piazza a Roma, a Campo de Fiori (tra loro comparve anche l'attrice e attivista americana Jane Fonda). Un luogo scelto non a caso, simbolo dell'Inquisizione che bruciò sul rogo il filosofo Giordano Bruno dopo averlo accusato di eresia. Tra le manifestanti ce n'era anche una, con un cartello da donna-sandwich orgogliosamente esposto con la scritta "Liberazione omosessuale": era Mariasilvia Spolato, la prima donna italiana a dichiararsi lesbica, morta qualche giorno fa in silenzio.  

Aveva 83 anni e da anni viveva in una casa di riposo a Bolzano, Villa Armonia, in una stanza circondata dai libri, come ricostruisce il quotidiano Alto Adige, che ha rilanciato la notizia. 

Mariasilvia Spolato, che "osò firmare il lesbismo con nome e cognome"

Laureata con 110 e lode, docente di matematica padovana trasferitasi a Roma, fu tra le fondatrici del movimento per i diritti delle persone omosessuali. Nel 1971 aveva fondato il FLO (Fronte di liberazione omosessuale) e in seguito militò nel Fuori, il primo movimento omosessuale italiano. Fu autrice di manuali di matematica e libri sulla liberazione sessuale femminista. "Osò firmare il suo lesbismo con nome e cognome", scriveva Rina Macrelli nel marzo 1982 sulla rivista Effe, storico settimanale di controinformazione al femminile. Sua è anche la "prima poesia lesbica del neofemminismo italiano".

Spolato, ricordava Macrelli, "si lanciò a vivere  in una capsula-tempo iperconcentrata ed esplosiva, la scommessa di fare azione lesbica e femminista prima con quel suo FLO, poi nel Fuori, poi nel femminismo separatista, di vivere (subito) un rapporto felice non spaurito con una donna impauritissima che pure l’amava e di politicizzare (subito) le amiche tra cui c’ero anch’io (pre-femminista e tetragona alle forzature, se pure incline a infliggerne), il tutto essendo insegnante di matematica e autrice di libri di matematica. E andando incontro a rapide delusioni, scontri, a furie, all’estromissione dalla scuola, all’isolamento". 

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La prima a fare coming out (e a pagare per questo)

La sua foto in piazza Campo de' Fiori venne rilanciata dal settimanale Panorama in un reportage sul femminismo. Per il suo orientamento e per la sua militanza fu messa ai margini e perse il posto, fu licenziata per indegnità. Allontanata dalla famiglia, perse tutto, anche la donna che amava, e finì a dormire in strada.

Tra i suoi vari pellegrinaggi arrivò a Bolzano, dove visse per anni come una barbona elemosinando qualche sigaretta e continuando a leggere e a scrivere raccattando dove poteva libri e giornali. Dalla fine degli anni Novanta transitò per ospedali, strutture per donne in difficoltà. Non stava bene, a volte la mente la tradiva, altre invece ricordava e raccontava frammenti della sua vita, accudita dagli operatori. "Tutti gli operatori di Villa Armonia - racconta oggi all'Ansa il fotografo Lorenzo Zambello - sono rimasti colpiti e addolorati, Silvia aveva conquistato i cuori di tutti. Come fotografo è stato un grande onore per me poterla fotografare, infatti non amava essere ripresa. Questa primavera, mentre facevo ritratti degli ospiti di villa Armonia, è stata lei a venire da me". E' probabile che i suoi funerali saranno a carico del Comune di Bolzano. 

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