"Bendare un indagato è reato": l'Italia piange il carabiniere ucciso (tra polemiche e punti oscuri)

Il premier Conte interviene sulla foto scattata in caserma a Natale Hjorth, uno degli indagati per l'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega. Oggi i funerali. Ma i punti oscuri restano

Il premier Giuseppe Conte alla camera ardente di Mario Cerciello Rega. L'abbraccio commosso con la moglie del carabiniere. Foto Ansa

"Riservare quel trattamento a una persona privata della libertà non risponde ai nostri principi e valori giuridici, anzi configura gli estremi di un reato o, forse, di due reati". In un lungo post pubblicato nella serata di ieri su Facebook, il premier Giuseppe Conte interviene sulla foto scattata in caserma a Natale Hjorth, uno degli indagati per l'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega.

Carabiniere ucciso a Roma, polemiche per la foto del ragazzo bendato

Nell'immagine, da ieri al centro della bufera, l'uomo appare ammanettato e bendato nel corso dell'interrogatorio. Sul caso sarà aperta un'inchiesta interna. Stando a quanto riferiscono fonti dell’Arma all'AdnKronos, il militare che ha messo la benda a Gabriel Christian Natale-Hjorth "sarà immediatamente spostato a un reparto non operativo". Da parte dei vertici dei carabinieri dunque non c’è alcuna volontà di minimizzare l’accaduto. Ma se l’Arma non intende fare sconti a chi ha sbagliato, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha difeso l’operato dei carabinieri. "A chi si lamenta della bendatura di un arrestato - ha detto il ministro -, ricordo che l’unica vittima per cui piangere è un uomo, un figlio, un marito di 35 anni, un Carabiniere, un servitore della Patria morto in servizio per mano di gente che, se colpevole, merita solo la galera a vita. Lavorando. Punto".

L'ultimo saluto al carabiniere ucciso, nella stessa chiesa dove si era sposato un mese fa

Diversa la posizione del presidente del Consiglio. "Questo pomeriggio (ieri, ndr.), ho visitato la camera ardente per rendere onore al vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, un servitore dello Stato che amava l’Arma dei Carabinieri, un uomo generoso che dedicava le pause di lavoro a iniziative di solidarietà - scrive Conte -. Lo Stato partecipa commosso al dolore della moglie Rosa Maria, della madre Silvia, della sorella Lucia, del fratello Paolo, e di tutti i familiari e amici che, amandolo, più soffriranno la mancanza del suo sorriso e del suo temperamento allegro. Al sentimento di commozione si accompagnano vari interrogativi che la vicenda suscita nell’opinione pubblica e in ciascuno di noi".

Continua Conte: "Ho avuto un lungo incontro con i vertici dell’Arma dei Carabinieri e delle Forze Armate anche al fine di valutare misure di prevenzione sempre più efficaci in modo da evitare che delitti così efferati abbiano a ripetersi. In questi momenti chi ha compiti di responsabilità fa bene a interrogarsi, in modo serio e responsabile, su quali siano le modalità più idonee a intensificare il contrasto al traffico e allo spaccio di stupefacenti da cui nasce questo delitto".

"Quanto alla foto che ritrae uno dei due ragazzi americani bendato e ammanettato e che sin qui è circolata - sottolinea quindi il premier -, invito a non confondere le cose. Non c’è nessun dubbio che la vittima di questa tragedia sia il nostro carabiniere, il nostro Mario. Invito tutti a considerare, tuttavia, che bene ha fatto l’Arma a individuare il responsabile di questo improprio trattamento e a disporre il suo immediato trasferimento. Chiariamolo bene: ferme restando le verifiche di competenza della magistratura, riservare quel trattamento a una persona privata della libertà non risponde ai nostri principi e valori giuridici, anzi configura gli estremi di un reato o, forse, di due reati. Parimenti censurabile è il comportamento di chi ha diffuso la foto via social in spregio delle più elementari regole sulla tutela della privacy", spiega.

"L'Italia è uno Stato di diritto - rimarca Conte -. È la culla della civiltà giuridica dai tempi dell’antico diritto romano. Abbiamo princìpi e valori consolidati: evitiamo di cavalcare l’onda delle reazioni emotive tenuto anche conto che la nostra legislazione, in caso di omicidio volontario, contempla già l’ergastolo e non consente più sconti di pena. Tutto questo anche per merito di norme più severe introdotte da questo Governo. Piuttosto dobbiamo ora vigilare affinché tutti coloro che hanno compiti di responsabilità facciano in modo che le norme siano rigorosamente applicate", conclude il premier.

Oggi i funerali di Mario Cerciello Rega

Oggi è giorno del cordoglio: Roma e l'Italia sono in lutto per Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso con undici coltellate, come emerso dall'autopsia, in zona Prati a Roma. Oggi si svolgeranno i funerali a Somma Vesuviana (in provincia di Napoli) mentre ieri, in piazza del Monte di Pietà nella Capitale, in tanti si sono radunati per rendere omaggio al militare.

Le indagini e i punti da chiarire sulla morte di Mario Cerciello Rega

Nel frattempo, le indagini vanno avanti. Il gip abbia convalidato il fermo di Elder Lee e Natale Hjorth. Domenica è stato identificato l'uomo che la sera del 25 luglio scorso avrebbe venduto l'aspirina al posto della cocaina ai due americani. E' un italiano di circa 40 anni la cui posizione resta ora al vaglio dell'autorità giudiziaria: i carabinieri del nucleo Investigativo di via in Selci non lo hanno infatti denunciato perché già noto alle forze dell'ordine per stupefacenti e non aveva con sé la droga al momento del controllo. Ancora da accertare, invece, la posizione di Sergio B., al momento considerato semplicemente vittima del furto dello zaino. Il doppio audio della sua telefonata con le forze dell'ordine era stato diffuso ieri dall'Arma.

Alcuni dubbi da chiarire, tuttavia, restano. Il primo verte proprio sul ruolo di Sergio B.. Stando alle informazioni non si tratterebbe di un pusher, ma comunque di una persona che conosce quel mondo, probabilmente una fonte e per questo, forse, Cerciello Rega e il suo collega sono intervenuti in borghese per "tutelarlo" dal furto subito. Altro elemento poco chiaro è la presunta presenza di pattuglie in appoggio che non sono riuscite ad intervenire in tempo quando la situazione è precipitata. Inoltre né il carabiniere colpito a morte né il collega hanno utilizzato l'arma di servizio per difendersi o mettere in fuga i due aggressori. E poi c'è il giro di notizie false diffuse da canali vicini alle forze dell'ordine. Marocchini, albanesi, perfino libanesi con cittadinanza americana. La stessa nota di ricerca diffusa alle pattuglie dei carabinieri e alle volanti della polizia, d'altronde, parlava di due magrebini. Perché?

Si tratta di uno dei punti più delicati, data la polemica politica scaturita. Gli attimi di confusione, immediatamente successivi alla morte del militare, sulla nazionalità dei due uomini coinvolti nell'omicidio ha la spiegazione sia nella ricostruzione del secondo carabiniere, Andrea Varriale, sia soprattutto nella testimonianza di Sergio B. che hanno scambiato i due giovani americani per due magrebini. Ma Elder Lee e Natale Hjorth avevano capito cosa stesse accadendo? Secondo la Procura sì "perché i carabinieri si sono qualificati all'atto dell'intervento (e intesi da Hjorth che parla italiano)".

"Non avevano alcun motivo per non procedere con le consuete formalità e nessuno dei due ha neppure tentato di estrarre un'arma. La reazione di Elder è del tutto spropositata e per la particolare violenza risulta arduo pensare che Natale non si sia reso conto di quanto stava accadendo", ritengono gli inquirenti nel provvedimento di fermo emesso. Resta da capire però se i superiori dei due militari erano a conoscenza dell'operazione.

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