Dopo 63 anni chiude l'ultimo forno a legna della Valle: "Così muore l'Italia interna, la politica intervenga"

La vicenda di Mariuccia Martini che chiude la sua panetteria con forno a legna a Pradleves - provincia di Cuneo, Valle Grana - dopo 63 anni (lei ne ha 81 e non ha mai perso un giorno nel panificio) induce l'Uncem a fare alcune riflessioni. Lo spopolamento e la crisi senza fine dei piccoli negozi dell'Italia interna sono un problema reale

Mariuccia Martini chiude la sua panetteria con forno a legno a Pradleves, provincia di Cuneo, Valle Grana , dopo 63 anni (Uncem)

E' una piccola storia, che racconta però molto. La vicenda di Mariuccia Martini che chiude la sua panetteria con forno a legna a Pradleves – provincia di Cuneo, Valle Grana – dopo 63 anni – lei ne ha 81 e non ha mai perso un giorno nel panificio – induce a fare alcune riflessioni. Perché Mariuccia non lascia solo il forno. Lascia anche altro. 

Dalle parole di Lido Riba, Presidente Uncem (Unione nazionale Comuni, Comunità ed Enti montani) Piemonte e Marco Bussone Presidente nazionale Uncem, emerge tanta amarezza: "Mariuccia chiude l’ultimo forno a legna della Valle Grana. Chiude un punto di riferimento della comunità, un negozio che non era solo un punto per la vendita di generi alimentari. Era un fulcro di espressione della comunità, lungo sei decenni, che tutti riconoscevano come tale. Ce ne sono sempre meno e la spersonalizzazione è dietro l’angolo, non più solo con la grande distribuzione organizzata, ma soprattutto con le piattaforme di acquisto on line, multinazionali senza peraltro un Paese dove pagano le tasse".

L'Italia interna di cui non si parla quasi mai

Vale la pena ricordare che c'è una vastissima talia "interna", quella composta da migliaia di centri "minori", caratterizzati da un calo demografico marcato e continuo, da cui i giovani "scappano", non può essere un tema periferico nel dibattito pubblico. In queste aree distanti dai principali centri di offerta di servizi essenziali (istruzione, salute e mobilità) vive circa un quarto della popolazione italiana.

E' quell'Italia in cui i beni pubblici spesso sono malridotti, gli ospedali sono lontani, le scuole si svuotano, le persone che non vogliono scappare praticano un pendolarismo che ricorda quasi una forma di emigrazione, e i giovani preparano la valigia e cercano un altrove dove costruirsi una vita. Ne abbiamo parlato qui.

Chiudono i negozi e muoiono i paesi: spopolamento

Torniamo alla Valle Grana. Quel negozio è l’ennesimo negozio chiuso. Delle Alpi e degli Appennini, dei piccoli e dei grandi Comuni. Pradleves avrà altri esercizi commerciali e bar, certo, ma l’impoverimento dei territori, con la chiusura continua di partite iva, imprese, negozi, è evidente. Per questo Uncem da anni chiede che si intervenga a livello nazionale e regionale con misure programmatiche e strutturali per sostenere il commercio nelle aree interne e montane. "Non bastano interventi spot. La legge 97 del 1994 sulla montagna dava un buon perimetro in particolare per il regime fiscale differenziato e peculiare degli esercizi commerciali nelle aree montane. Va assolutamente al più presto ripresa e unita a iniziative come la legge 158/2017 sui piccoli Comuni e la Strategia nazionale per le Aree interne – che vede le Valli Maira e Grana protagoniste, prima area pilota piemontese – per dare orizzonti più certi a chi ha scelto di vivere e fare impresa in montagna" scrivono Riba e Bussone.

Il terzo fronte di lavoro nasce da qui. Assistiamo e monitoriamo fenomeni di “ritorno” ovvero di “arrivo” di giovani (e non solo) sui territori, che hanno entusiasmo e fiducia. Nuove famiglie, nuove realtà. Smart. Avviano attività, settori turismo, agricoltura, artigianato in primis. L’ultima bella storia è quella in Val di Susa di un giovane under 40 che ha deciso di riaprire il Mulino di Bruzolo e impostare un serio, affascinante progetto attorno agli antichi cerali. Ce ne sono tanti e un censimento sarebbe d’obbligo, impegnativo, sfidante, continuamente da aggiornare. Lo faremo. Non possiamo però deluderli, questi “arrivi”. Forse alcuni si presenteranno anche nei prossimi giorni dalla Signora Mariuccia a proporsi per dare continuità al forno. Vedremo. Di certo “non devono rischiare di morire di fame“, mette in guardia Mariuccia. Fiscalmente e burocraticamente vanno aiutati. Differenziare le politiche nazionali e regionali per i territori è un imperativo che Mariuccia ci consegna. Anche aiutandoli a rendere i loro centri – negozi in particolare – dei moderni centri multiprodotto e multiservizio, collegati tra loro in valli diverse sparse in Italia.

Uncem, mobilitazioni anti-spopolamento continueranno

Tutto questo insieme a un ulteriore pezzo di analisi che nasce da un tema caro a Uncem, oggetto di mobilitazioni che di certo continueranno. Nelle aree soggette a “divario digitale”, dove internet arriva troppo lento, dove telefonare e mandare messaggi con un telefono cellulare è a rischio, lo Stato non può chiedere e imporre lo “scontrino digitale” e la fatturazione elettronica. Questo – Uncem lo ha detto al Governo e ai Parlamentari sei mesi fa e lo ripete – mette ulteriormente in crisi il commercio locale, gli esercizi di vicinato, i presidi storici. Evitiamolo. "È sufficiente il Mise pubblichi al più presto, in qualche giorno, l’elenco dei Comuni dove si deroga alla necessità di digitalizzare lo scontrino. Non solo. Sarebbe necessario che politici e rappresentanti dei mondi istituzionale, economico, imprenditoriale, accademico, si unissero a Uncem nel chiedere maggiori investimenti sulle reti. Strade, certo, ma anche il Piano banda ultralarga con gambe veloci per arrivare in tempo, segnali telefonici decenti con nuovi investimenti delle compagnie, tv che si veda. Sempre" commentano Riba e Bussone 

"Ci sentiamo un po’ “ripetitivi”, come Uncem, in questa analisi - scrivono - Sono temi che abbiamo proposto e riproposto. Analizzato e spiegato alle istituzioni locali, regionali, nazionali, europee. Mariuccia che chiude il forno, che spegne il braciere acceso con le fascine dei boschi della Val Grana, ci invita a ripetere con Mahler che “la tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”. Se però quando si abbassa la serranda, ci mancano sia l’uno sia l’altro, fuoco e cenere spazzati via, qualcuno dovrà iniziare a scrivere nuove massime, mentre noi, soprattutto, iniziare a definire nuove forti politiche per le are montane per far ardere il fuoco nuovo, migliore" concludono.

"La prima cosa che colpisce, muovendosi in queste aree, non è la mancanza di servizi, ma l’incapacità da parte di chi le abita di esprimere bisogni e rivendicare diritti, anche i più elementari" ci raccontava il ricercatore Filippo Tantillo. E allora facciamo l'unica cosa che possiamo fare nel nostro piccolo: raccontiamole noi, queste realtà

Perché i piccoli Comuni si sentono (ancora una volta) penalizzati e danneggiati 

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