La rinascita di Martina: così è diventata infermiera nel reparto che le ha salvato la vita

Una giovane palermitana ha vinto un concorso a tempo indeterminato proprio nell'ospedale dove è stata ricoverata per molto tempo in seguito a un terribile incidente e dove si è appassionata alla professione grazie allo staff degli infermieri

Martina Giannone aveva solo 17 anni quando nel 2009 rimase gravemente ferita in un incidente stradale a Mondello (Palermo), tornando da una festa di compleanno. Portata subito in gravi condizioni in ospedale, dopo un mese venne ricoverata nell'unità di risveglio della Fondazione Giglio di Cefalù, dove rimase per altri 28 giorni, finché non aprì di nuovo gli occhi. 

"Ero afona, non riuscivo a parlare - dice oggi la ragazza a MadoniePress -. Mi rendevo conto di essere sveglia ma una grande confusione mi impediva di capire appieno cosa mi stesse accadendo". Per lei iniziò quindi una lunga degenza nel reparto di neuroriabilitazione e poi il lento recupero. "Tutto il personale del reparto mi ha trasmesso una straordinaria sensazione di fiducia in me stessa e nella possibilità di tornare la Martina di sempre, quella che amava ballare, truccarsi, vestire bene. Non riuscivo a vedermi sempre in pigiama, sempre a letto, così spesso trascorrevo il mio tempo in infermieria”.

In quei giorni, stando a contatto con lo lo staff degli infermieri, Martina iniziò a sviluppare una passione per quella professione e così, una volta terminato il percorso di riabilitazione, si iscrisse all'università, conseguendo nel 2014 il diploma di laurea in scienze infermieristiche. 

Dopo il tirocinio formativo di due mesi proprio al Giglio di Cefalù, per Martina arrivò il primo contratto a tempo determinato di nove mesi. Ora la ragazza Martina è risultata fra i vincitori del concorso a tempo indeterminato bandito dalla Fondazione. "Siamo orgogliosi della nostra collega Martina - ha detto il presidente dell’ordine degli infermieri di Palermo Franco Gargano -. Una storia intensa, drammatica, che ci fa capire l’importanza della nostra professione. Viviamo a stretto contatto con i pazienti ed ogni gesto, anche il più piccolo ed apparentemente insignificante, riveste un’importanza straordinaria per inculcare in chi attraversa un momento di difficoltà, una sensazione di fiducia in se stesso e nella struttura sanitaria che lo ha preso in cura”.

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