Cosa ci dicono i numeri sugli sbarchi

Nel 2018 il numero dei migranti arrivati in Italia potrebbe scendere ancora e tornare ai livelli pre-primavera araba. L'Oim: "Ora l'emergenza è umanitaria"

Foto d'archivio

Il numero di migranti sbarcati in Italia attraverso la rotta mediterranea centrale è il più basso mai registrato in questo periodo dell'estate in almeno cinque anni. I numeri dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) fanno esultare Salvini che ieri si è detto "orgoglioso" di "aver ridotto gli sbarchi in Italia al minimo storico", anche se come vedremo il merito non è solo suo (anzi) e le cose sono un po’ più complesse di come appaiono.

Certo è che secondo l’Oim il numero di migranti sbarcati sulle coste europee, dunque non solo italiane, è in netto calo rispetto allo scorso anno.

Sono 68.098 i migranti arrivati via mare dal 1° gennaio al 29 agosto 2018, contro gli oltre 124mila dell’anno precedente. Il grosso degli arrivi – oltre 32mila - si è registrato in Spagna, mentre in Italia negli stessi mesi sono sbarcati poco meno di 20mila migranti, a cui vanno però aggiunti 1328 richiedenti asilo giunti dalla rotta dell’est.

Ma sono soprattutto i dati di agosto a far riflettere: sono 5984 i migranti accolti dalla Spagna, circa quattro volte di più rispetto a quelli arrivati in Italia (1328) e più del doppio della Grecia.

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I dati del Viminale, aggiornati al 31 agosto del 2018, dicono che nel mese di agosto in Italia sono sbarcati 1455 migranti, in calo del 62% rispetto ai 3920 dello stesso mese del 2017.

Ma se gli arrivi sono in costante diminuzione una parte del merito va certamente anche all’operato dell’ex ministro Minniti, se pensiamo ad esempio che negli ultimi mesi del 2017 e nei primi del 2018 si è registrato un calo nell’ordine del 70-80 per cento. È però vero che negli anni precedenti (al Viminale c’era Angelino Alfano) si era assistito un vero e proprio boom di sbarchi con170mila arrivi nel 2014, 153mila nel 2015 e 181.436 nel 2016.  

Il trend storico, gli sbarchi ripresi dopo la primavera araba

Ma le cose sono un po’ più complesse di come appaiono. Come sottolinea l’Ismu, in realtà gli sbarchi erano ripresi a un ritmo sostenuto già nel 2011 dopo che prima araba provocò la caduta dei regimi autocratici in Tunisia, Egitto e Libia.

Né va dimenticato, spiega ancora la fondazione, che "tra il 2013 e il 2014 l’emergenza umanitaria è culminata nella tragedia del naufragio di una imbarcazione davanti all’isola di Lampedusa in cui hanno perso la vita 366 persone" ed "a seguito di tale evento drammatico il Governo italiano ha promosso l’operazione “Mare Nostrum”, operazione militare e umanitaria nel Mar Mediterraneo per fronteggiare lo stato di emergenza in corso nello Stretto di Sicilia dovuto all’eccezionale afflusso di migranti".

Come mostrano le tabelle in basso, tra il 1997 e il 2010 il numero dei migranti arrivati in Italia è stato invece piuttosto contenuto e quasi prossimo allo zero nei due anni che hanno preceduto lo scoppio della primavera araba.

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Se guardiamo i dati odierni è facile azzardare una previsione: nel 2018 gli sbarchi registrati in Italia potrebbero tornare in linea con quelli degli anni antecedenti al 2011.

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Ma i numeri ci dicono anche un’altra cosa, che forse non piacerà al ministro degli Interni. Come sottolinea l’Oim, "al contrario di quello che viene comunemente percepito, sugli arrivi via mare l'Italia non sta affrontando un'emergenza numerica". L’emergenza, conclude l’Organizzazione, è invece umanitaria "perché i migranti che arrivano in Italia passano per la Libia, dove subiscono torture, violenze e gravi violazioni dei diritti umani".

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