Infanzia e diritti negati: in Italia quasi seimila minori sono vittime di reati

In dieci anni il numero dei minori vittime di reati in Italia è cresciuto del +43%. Sono 5.990 nel 2018 e un terzo delle vittime ha subito maltrattamenti in famiglia: la fotografia scattata dal dossier della campagna "Indifesa" di Terre des Hommes

foto di repertorio Pixabay

Maltrattamenti in famiglia, violenze sessuali, prostituzione minorile, pedopornografia. Nel 2018 quasi seimila minori in Italia sono stati vittime di reati. Un quadro ancora più drammatico se lo si confronta con quello dell'anno precedente (+3%) e soprattutto se si va a guardare a quello che (non) è cambiato negli ultimi dieci anni: dal 2009 infatti il numero dei minori vittimi di reati nel nostro Paese è cresciuto del 43% per cento, quando allora erano "solo" 4.178. L'Italia non è un Paese per giovani, si sente ripetere spesso. Lo intendiamo il più delle volte guardando alla situazione economica, sociale e lavorativa ma viene in mente anche guardando i dati dell'ottava edizione del dossier della campagna "Indifesa" di Terre Des Hommes sulla condizione di bambini e ragazze in Italia e nel mondo, che sottolinea la necessità di garantire loro una maggiore protezione anche nel nostro Paese.

In Italia migliaia di minori vittime di reati: la maggior parte sono bambine e ragazze

Dai dati elaborati dal Comando Interforze per il dossier, emerge infatti una situazione preoccupante. Nel 2018 un terzo delle vittime ha subìto reati all'interno della famiglia, proprio nel contesto che più dovrebbe proteggerle. I maltrattamenti in famiglia, con 1.965 vittime (il 52,47% è femmina) sono cresciuti del 14%, mentre l'abuso dei mezzi di correzione (con 374 vittime) è salito del 7% rispetto all'anno precedente. La violenza sessuale è il secondo reato in termini di vittime: 656 nel 2018, di cui l'89% sono bambine e ragazze. A queste vanno aggiunte le vittime di violenza sessuale aggravata, che ha visto lo scorso anno 383 vittime, l'84% femmine. In entrambi i casi si registra un calo contenuto che solo in parte bilancia l'enormità del numero delle vittime. Calano anche le vittime legate alla prostituzione minorile (-3%, per il 64% femmine), mentre cresce del 3% il numero di minori vittime di pedopornografia: in tutto 199, per l'80% bambine e ragazze. I minori vittime di omicidio nel 2018 sono stati 16, di cui la metà erano femmine. Il dato è in calo del 27%rispetto al 2017, quando erano stati uccisi 22 minori.

Guardando nel dettaglio, emerge che la regione che nel 2018 ha fatto registrare il più alto numero di reati contro i minori è stata la Lombardia, con 1090 vittime, seguita da Sicilia (646), Emilia Romagna (611), Lazio (551) e Veneto (422). La Lombardia è anche la regione con il più alto numero di maltrattamenti in famiglia, la violenza sessuale e la violenza sessuale aggravata, rispettivamente con 126 vittime (per il 90% femmine) e 103 vittime (per l'84% femmine), mentre il Lazio è quella dove si è riscontrato l'aumento più significativo di vittime (+25%) e quella con il maggior numero di vittime del reato di omicidio volontario (5 vittime nel 2018, quattro delle quali erano bambine) e in Emilia Romagna è stato riscontrato il maggior numero di vittime di prostituzione minorile (14, in prevalenze maschi).

Lotta a violenze di genere e discriminazioni

Numeri come questi ci tengono ancora lontani per quanto riguarda gli obiettivi di parità di genere e riduzione delle discriminazioni che fanno parte dell'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile, più volte citata nel corso della presentazione del dossier questa mattina a Roma nella Sala della Regina alla Camera dei Deputati, alla presenza tra gli altri di Vincenzo Spadafora, ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, e Elena Bonetti, ministra per le Pari Opportunità, che ha assicurato l'impegno del governo sui temi della parità e tutela dei minori, sottolineando poi l'importanza di due componenti fondamentali, "custodia ed empowerment", per contrastare abusi e violenze di genere.   

Il rapporto indaga ovviamente anche la situazione delle ragazze e delle bambine nel mondo, tra violenze, discriminazioni e violazioni dei diritti che impediscono a milioni di ragazze di sviluppare liberamente il proprio potenziale e dare il loro pieno contributo alla società. Situazioni drammatiche come quelle che coinvolgono le vittime di mutilazioni genitali e le spose bambine che si registrano anche in Italia. Terre des Hommes dice che nel 2017 le baby mamme sono state 1.390, di cui 1.100 italiane e il resto straniere. Un dato in calo del 10% rispetto all'anno precedente, ricorda l'associazione, che fa notare però come tra i punti cruciali emerse dal suo dossier ci sia anche l'importanza per le ragazze di accedere alla conoscenza delle tematiche legate alla salute sessuale e anche all'alfabetizzazione monetaria: due ambiti in cui gli adolescenti italiani sono ancora molto indietro.

"Le persone escono di casa e vengono da noi a denunciare, si fidano"

Nel dossier si parla di violenze che restano per lo più nascoste, ma su cui si può arrivare a gettare luce anche grazie alla scuola, ad esempio, chiamata in causa più volte nel corso degli interventi della presentazione che hanno ricordato la sua importanza nell'intercettare i sintomi di disagio che possono poi contribuire a svelare le situazioni su cui è necessario intervenire.

Numeri drammatici, si è detto, che però nella loro criticità dimostrano che qualcosa si muove. "Ci siamo lamentati per anni della mancanza di fiducia e del sommerso che non emergeva, soprattutto nelle violenze in famiglia. Ma le nostre campagne d'informazione funzionano, le persone escono da casa per venire da noi a denunciare e questo è importantissimo", dice a Today Marina Contino, della Direzione Centrale Anticrimine. "Noi entriamo anche nelle scuole e parliamo di questo, cerchiamo di far prendere coscienza di quello che accade. A giugno una ragazza stalkerizzata da un compagno ha partecipato a un incontro con la Questura nella sua scuola, ha preso coscienza che quello non era amore, ha ricontattato il nostro personale e alla fine il ragazzo è stato ammonito".

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